BUONGIORNO!

Argo, Ben Affleck, 2012

Non ricordo che cosa stessi facendo o dove mi trovassi la domenica in cui sentii che l’ambasciata americana era stata occupata da un non meglio definito “gruppo di studenti”. Strano a dirsi, rammento soltanto che c’era il sole, la temperatura era mite, e che non assimilai completamente la notizia fino al giorno dopo, quando Ahmad, il figlio di Khomeini, annunciò che il padre sosteneva gli studenti e rilasciò una dichiarazione provocatoria: “Se non ci consegnano i criminali,” disse riferendosi allo scià e a Bakhtiar “allora faremo tutto ciò che è necessario”. Due giorni dopo, il 6 novembre, il primo ministro Bazargan, oggetto di critiche sempre più feroci da parte degli integralisti religiosi e della sinistra per le sue presunte simpatie liberali e filo-occidentali, rassegnò le dimissioni.
Presto i muri dell’ambasciata si coprirono di nuovi slogan: L’AMERICA NON PUO’ FARCELA CONTRO DI NOI! QUESTA LOTTA NON E’ TRA GLI USA E L’IRAN, MA TRA L’ISLAM E LA BLASFEMIA. PIU’ SIAMO A MORIRE, PIU’ FORTI DIVENTIAMO.
Montarono una tenda sul marciapiede e la riempirono di materiale propagandistico in cui si denunciavano i crimini commessi dagli Americani in tutto il mondo e si sosteneva la necessità di esportare la rivoluzione. All’università il clima era al contempo ansioso e euforico. Alcuni miei studenti, tra cui Bahri e Nyazi, non si facevano più vivi; probabilmente erano in prima linea chissà dove. Molte lezioni furono sostituite da accesi dibattiti, nell’irrequietezza generale.
Azar Nafisi, Leggere Lolita a Teheran