Lo Straniero

Normalmente sono un po’ riottosa quando si tratta di andare a vedere i film tratti da romanzi che ho letto e amato: la trasformazione in immagini di idee che la mia fantasia aveva concepito attraverso le parole dell’autore mi ha spesso deluso.

Questa volta però il regista è François Ozon, che apprezzo per la feroce ironia e per l’alta qualità estetica della fotografia dei suoi lavori. Così, anche se il libro cui Lo Straniero si ispira è l’omonimo capolavoro di Albert Camus, uno di quelli su cui si sono schiantate molte delle domande sul senso delle cose che mi ponevo durante l’adolescenza, ho deciso che valeva la pena di pagare il biglietto (peraltro di soli € 3.50, visto che il film è tra quelli scontati grazie all’iniziativa Cinema Revolution, sino al 20 settembre prossimo, in tutte le sale italiane aderenti).
E ho fatto bene.

Riempiendo i vuoti, in cui invece Camus ci lascia macerare per metterci davanti all’assoluta insensatezza, secondo la sua visione delle cose, dell’esistenza, Ozon tradisce il libro e così fornisce un’ipotesi talmente plausibile da diventare un vero e proprio atto di fedeltà alla teoria dello scrittore.

Quanto alle scelte stilistiche, il bianco e nero abbacinato in cui l’intera pellicola è immersa non ha deluso alcuna delle mie aspettative.

LO STRANIERO, François Ozon, durata 120 min, valutazione MyMovie 3,75/5