al cinema! Queer, di Luca Guadagnino

Guadagnino riesce a concentrare in due ore tutti gli stereotipi sugli scrittori americani omosessuali che vivono in Messico (anche se sembra Cuba). Pensatene uno e in Queer lo trovate.
Lee è ricco, perverso, beve moltissimo, fuma moltissimo, scopa moltissimo, si droga moltissimo, vive in una casa sporchissima e disordinatissima.
Questa è la prima parte del film.
La seconda parte è pure peggio.
Lee incontra un ragazzo che gli piace e a cui non si capisce bene se lui piace o no o un po’ sì e un po’ no o forse boh.
Partono insieme alla ricerca di una droga sciamanica che permette di avere esperienze di telepatia. E qui il film va definitivamente alla deriva.
Un’opera eminentemente estetica: la fotografia è superlativa, la colonna sonora è perfetta, gli attori sono tutti bravi… però questo non basta a fare un buon film.

al cinema! Valerio Mastandrea, Nonostante.

Mastandrea, qui regista e attore, invecchia bene, senza rimorsi né rimpianti, da uomo saggio assume il passare del tempo e non cerca di fare il ragazzino a ogni costo.
Con questo suo lavoro ci regala una riflessione delicata, surreale e stralunata sulla vita, lo stato di incoscienza che chiamiamo coma, l’amore, la morte e alcune altre piccole e grandi sciocchezze che affannano il nostro andare quotidiano.
Un film garbato, che magari non rientra nella classifica dei dieci imprescindibili dell’anno, ma che è piacevole e godibile e vale la pena vedere.

al cinema! Mark Anthony Green, Opus. Venera la tua stella.

Alfred Moretti (un pazzesco John Malkovich che ha persino mutato la sua voce – quando conosco la lingua cerco di vedere i film in versione originale) è un’icona, un cantante mitico e mitizzato che dopo trent’anni di silenzio decide di ritornare sulle scene con un nuovo incredibile lavoro. Per il lancio del disco organizza un soggiorno di una settimana presso la sua tenuta nello Utah per cinque tra famosi giornalisti, presentatori e fotografi con cui ha dei conti in sospeso a cui aggiunge Ariel, una giovane giornalista apparentemente del tutto fuori contesto. Al loro arrivo alla tenuta i “fortunati vincitori” (mi sono ritrovata a pensare alla Fabbrica di Cioccolato!) vengono privati dei loro telefoni, tablet e computer e a ciascuno di loro viene assegnato un “concierge”, una sorta di assistente tuttofare che si rivelerà una guardia carceraria che controlla, guida e riferisce ogni mossa di ciascuno. Mentre i cinque famosi sono entusiasti di tutto quanto accade alla tenuta, Ariel (a ragione) diffida e inizia a indagare (come ogni buon giornalista dovrebbe fare) sui misteri del luogo e dei suoi abitanti, la setta dei “Levelists”, adoratori del grande cantante e cercatori della verità assoluta. Inquietante (e evocativa di tutto quanto accadrà in seguito) la scena della prima cena alla tenuta dove un grosso pezzo di cibo viene fatto girare di mano in mano e ciascuno deve staccarne un morso prima di passarlo a un altro commensale.
Un film disturbante, molto ben fatto e recitato, ma che non andrei a rivedere.

al cinema! Robert Guédiguian, La Gazza Ladra

Maria cucina e aiuta in casa gli anziani soli. M.eur Moreau è anziano e solo e sulla sedia a rotelle.
Bruno gioca a carte e perde i soldi. Gaby ha una vecchia motocicletta che solo Bruno sa aggiustare.
Jennifer è cassiera, Kevin autotrasportatore, Nicolas ha un autentico talento per il pianoforte. Laurent e Audrey sono sposati e gestiscono insieme un’agenzia immobiliare. M.me Kalbiak aspetta il suo André che non è più tornato dalla guerra e René, suo marito, la accompagna al treno per vedere se questa volta André arriva. Poi Laurent si innamora di Jennifer, Bruno vince al gioco, Maria finisce nei pasticci, Nicolas perde il suo pianoforte… Sullo sfondo Marsiglia e l’Estaque e il sole e la primavera che si avvia verso l’estate.