naufraghi metropolitani

Pioveva su quella sera di inizio autunno. E tu arrivavi, saltando tra le pozzanghere, come fossero ballerine quelle che avevi ai piedi. Mi sono finto distratto, per guardarti di sottecchi e mi pareva sorridessi perché mi avevi riconosciuto. Come una ragazzina al primo appuntamento.

E in fondo un primo appuntamento lo era, quello. Sotto la pioggia sottile e grigio pallido che rendeva Torino ancora più Torino. E non avrei potuto chiedere di meglio …

La tua allegria che sempre mi rallegra. La mia cortesia un po’ fuori moda, che non ti dispiaceva. Camminavi veloce, sotto i portici, scartando tavolini e gente ferma a chiacchierare. E io dietro di te, col mio bagaglio a mano. E ogni tanto ti voltavi per vedere dov’ero finito e perché non ti stavo a fianco. E sorridevi.

E ci siamo seduti in Piazza Carignano, in quel caffè di tavolini in ferro e marmo e odore antico di legno e di velluti. Chiacchieravamo come vecchi amici. Come vecchi amanti che si voglion bene e che non han segreti. E nessun imbarazzo è sceso fra di noi, manco un istante, per quelle notti incendiarie, passate a bruciare tutte le strade di fronte e dietro alla nostra corsa lungo i nevrotici sentieri binari della rete. Per  quelle cose scritte un po’ per scherzo e un po’ davvero sulle tue gambe e i tuoi corsetti in raso. Sulla tua arte di esibir te stessa con la tua faccia d’angelo e il corpo di un demonio.

E siamo usciti, poi, ridendo mentre si faceva buio a poco a poco, sulle nostre chiacchiere sotto la pioggia. Abbiamo percorso insieme ancora un breve tratto acciottolato.

E non credo di aver amato mai una donna così tanto come ho amato te, in quell’istante perfetto in cui, lanciandomi un bacio al volo, hai decretato “arrivati all’angolo, tu giri a sinistra. Io vado a destra”. Poi, non ti sei voltata. Nessuna esitazione ha rallentato il tuo passo. Ti sei allontanata sicura, sulle tue scarpe di vertigine e suole rosse, stretta nell’impermeabile nero. Sotto la pioggia, con il tuo ombrello scarlatto che vibrava lucido vicino ai lampioni.

Nemmeno l’eco dei tuoi passi mi ha raggiunto.

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