naufraghi metropolitani

Che ridere papà quando si fa la barba!

Sembra un bambino, mentre prepara la schiuma, montandola con il pennello come la pannamontata nella ciotolina. E gli occhi gli si fanno allegri.

Poi comincia a stenderla, guancia destra (lui è mancino), mento, guancia sinistra… E poi sui baffi, sollevando il naso e abbassando il labbro… per non infilarsela nelle narici o in bocca.

E quando ha finito, mi deposita sempre un fiocchetto di schiuma sulla punta del naso.

E io faccio finta di arrabbiarmi, ma non è vero che mi arrabbio. Anzi, mi diverte sentire il freddissimo dell’eucalipto, e il profumo.

Prima regola l’altezza delle basette, con il dito indice, controlla che siano precise, ugualiuguali, poi gonfia le guance, come se dovesse soffiare via tutto il vento del mondo, quando passa il rasoio, da sottoinsù. Fa le boccacce davanti allo specchio, come me con la tata, quando mi sgrida e io corro in bagno a dirle le parolacce sottovoce. Che se mi sente sono guai seri, però in bagno e sottovoce le parolacce si possono dire.

“Papà! Quando sarò grande e anch’io avrò la barba, non me la taglierò. La lascerò crescere, come quell’anno che eri in montagna e dicevi che la barba dovevi averla lunga per forza, altrimenti ti si gelava il mento”.

Papà sta ridendo come un matto.

“Perché ridi, papà?”

“Rannocchietta, alle bambine la barba non cresce!”.

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