
Alfred Moretti (un pazzesco John Malkovich che ha persino mutato la sua voce – quando conosco la lingua cerco di vedere i film in versione originale) è un’icona, un cantante mitico e mitizzato che dopo trent’anni di silenzio decide di ritornare sulle scene con un nuovo incredibile lavoro. Per il lancio del disco organizza un soggiorno di una settimana presso la sua tenuta nello Utah per cinque tra famosi giornalisti, presentatori e fotografi con cui ha dei conti in sospeso a cui aggiunge Ariel, una giovane giornalista apparentemente del tutto fuori contesto. Al loro arrivo alla tenuta i “fortunati vincitori” (mi sono ritrovata a pensare alla Fabbrica di Cioccolato!) vengono privati dei loro telefoni, tablet e computer e a ciascuno di loro viene assegnato un “concierge”, una sorta di assistente tuttofare che si rivelerà una guardia carceraria che controlla, guida e riferisce ogni mossa di ciascuno. Mentre i cinque famosi sono entusiasti di tutto quanto accade alla tenuta, Ariel (a ragione) diffida e inizia a indagare (come ogni buon giornalista dovrebbe fare) sui misteri del luogo e dei suoi abitanti, la setta dei “Levelists”, adoratori del grande cantante e cercatori della verità assoluta. Inquietante (e evocativa di tutto quanto accadrà in seguito) la scena della prima cena alla tenuta dove un grosso pezzo di cibo viene fatto girare di mano in mano e ciascuno deve staccarne un morso prima di passarlo a un altro commensale.
Un film disturbante, molto ben fatto e recitato, ma che non andrei a rivedere.



