Flee

Jonas Poher Rasmussen, 2022

Poetico cartone animato inframmezzato da quelle che in linguaggio giornalistico si chiamano “immagini di repertorio”.

Flee (fuga ma anche rifugiato, ma anche scappare, ma anche … e quindi bene han fatto a non tradurre – questa cosa delle traduzioni mi sta sempre più ossessionando) racconta la storia di Amin piccolo profugo afghano a conoscenza della propria omosessualità sin dalla più tenera infanzia.

Storia di un diverso tra i diversi, insomma, ammesso che questo termine abbia un significato in un mondo di soggetti (cioè di individui sempre unici – cosa che, almeno a me, pare un bene).

Non c’è pietismo. Non ci sono lacrimucce facili. Non c’è condanna. Mentre ben potrebbero esserci tutti e anche altri.

C’è solo il racconto dei fatti così come li ricorda il protagonista. E allo spettatore di giudicarli.

Il ritratto del duca

Roger Michell, 2020

Un film piacevole e garbato che, con divertito affetto, traccia un affresco della piccolissima borghesia inglese degli anni Sessanta del Novecento, tra istanze di normalità e la voglia di cambiamento e riscatto insieme al vento di una società più giusta.

E non crediamo che i conservatori siano i ricchi e i più poveri vogliano tutti essere progressisti.

Forse questa pellicola rappresenta la più precisa descrizione di che cosa significhi essere famas e cronopios, non tanto secondo Cortázar che li inventò, quanto secondo Calvino (Italo) che li studiò.

Kurdbun (Essere Curdo)

Fariborz Kamkari, 2020

I Curdi sono un popolo senza terra, quaranta milioni di persone che non possono riconoscersi nazione perché prive di un suolo cui ritenersi appartenenti. All’indomani della sconfitta dell’Impero Ottomano fu promessa loro una terra ma nei primi anni ’20 del ‘900 questa promessa non fu mantenuta. Da allora, smistati su territori diversi, i Curdi vivono come minoranza etnica in Turchia, Iran, Iraq, Siria. Ciononostante cercano di rivendicare la propria identità e di tenere vive le loro radici, la loro lingua, la loro religione … Cosa che diventa sempre più difficile man mano che il tempo passa e ai giovani non si riconosce il diritto di studiare nella propria lingua, a scuola.

La riflessione su che cosa significhi “essere Curdo” prende le mosse dall’assedio di Cizre ad opera dell’esercito Turco, nel 2016, volto proprio a colpire una volta di più la notoria resilienza curda, per aver osato vincere le elezioni ed entrare nel parlamento di Ankara.

Un’occasione unica per riflettere su un dramma silenzioso

L’ombra del giorno

L’ombra del giorno, Giuseppe Piccioni, 2022

Piccioni, con garbo e sottovoce, ci racconta una piccola storia sullo sfondo della Storia.

La storia di un reduce della Grande Guerra che dirige il ristorante che già fu del padre, che è un borghese ben inserito e che, anche se la possiede, non indossa la camicia nera.

La storia di Anna che è una giovane donna colta e volitiva che ha perso tutto a seguito delle leggi razziali e va a chiedere un posto di lavoro qualsivoglia, purché onesto, nel ristorante del reduce.

E poi lui è un uomo solo, stanco e disilluso e si innamora di lei che è una donna giovane e piena di vita, una di quelle che portano il sole ovunque vadano, con il solo sorriso.

E poi lei è ebrea ed è sposata ma si innamora di lui, nonostante le convenzioni e la guerra e mille problemi.

La storia piccola, dicevo, che però racconta come era quell’Italia, in cui continuava a pulsare un cuore, nonostante tutto.

Ennio

Ennio, Giuseppe Tornatore, 2021

Ennio è un film sula musica, su un dolore, su un uomo che per lunga parte della sua vita ha provato un profondo dolore per essersi sentito colpevole di aver tradito “La Musica” per “le canzonette“.

Giuseppe Tornatore racconta Ennio Morricone attraverso stralci: stralci di interviste da lui stesso rilasciate; stralci di interviste a chi lo ha, per varie ragioni (registi, amici, studiosi, parenti, insegnanti, compagni di corso al conservatorio …), conosciuto; stralci dei film per i quali lui aveva scritto le musiche originali.

Su tutto questo materiale aleggiano la sua musica, la sua assoluta umiltà, la sottile ironia.

Un docufilm per niente agiografico, né roboante (quando sarebbe invece stato più che facile lasciarsi trascinare dall’entusiasmo).