BUONGIORNO!

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Snake Charmer, China, 2013, Wesley Thomas Wong

 

La verità è che nessuno può più permettersi di spendere come un tempo. Io mi faccio curare, con sessanta franchi a visita, dal nostro medico di famiglia, il buon dottor Gingembre, che ha visto nascere mio marito. E sto benissimo”.

“Sì, questi stranieri abusano della nostra credulità”.

“Lo sa che c’è un nuovo medico, questo sì di valore, che cura le malattie con una forma di ipnosi all’avanguardia?”.

“Ma che tipo di malattie?”.

“Di qualunque tipo, credo”.

“Chi gliene ha parlato?”.

“Non me lo ricordo. Posso farmi dare il suo indirizzo, se le interessa. So soltanto che è giovane e affascinante.

Insomma, è molto in voga”.

Irène Némirovsky, Il signore delle anime

 

BUONGIORNO!

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Free jazz, Francesco Zoia, 2016

Nonostante il sostegno entusiastico di EVans, l’indifferenza alla concezione tradizionale della composizione visiva che si percepisce in Frank era così provocatoria che sulle prime il fotografo non riuscì a trovare in America un editore per il suo libro. Fu solo dopo il successo dell’edizione in Francia nel 1958 che The Americans fu pubblicato, l’anno seguente, negli Stati Uniti. L’anno successivo Ornette Coleman pubblicò un album che audacemente annunciava The Shape of Jazz to Come (la forma del jazz del futuro). Nonostante si siano verificati indipendentemente l’uno dall’altro, questi momenti decisivi in musica e in fotografia si chiariscono a vicenda.

La storia del jazz è la storia di ascoltatori che si abituano a ciò che a un primo impatto suona strano, inassimilabile. Le immagini di Frank condividono con la musica di Coleman la necessità di esplorare i confini formali attraverso la loro eliminazione. Le obiezioni al free jazz introdotto da Coleman possono essere facilmente estese al lavoro di Frank che, secondo gli standard tradizionali, era giudicato privo di struttura e di composizione. Verso la fine degli anni Cinquanta la musica di Coleman era considerata rivoluzionaria e senza precedenti. Ascoltandola adesso possiamo sentire abbastanza chiaramente quanto sia intrisa del blues che accompagno la crescita del sassofonista a Fort Worth, in Texas. Per Frank è esattamente lo stesso. Dal momento che le sue foto sono diventate esse stesse parte di una tradizione possiamo leggervi una provenienza diretta da una fase precedente a quella tradizione. Anche se non esistono precedenti alle immagini di Frank, in esse c’è sempre qualcosa di familiare, qualcosa delle vestigia di una logica figurativa più antica e prudente il cui modo di confezionarla è stato abbandonato deliberatamente. Secondo Wim Wenders a rendere Frank unico è la capacità di “fotografare con la coda dell’occhio”. I risultati che ne conseguono non arrivano mai a essere semplici per l’occhio dell’osservatore ma, visto che ci siamo abituati a sentirci a nostro agio con questo disagio, riusciamo a vedere quanto vi sia in Frank del blues visivo di Dorothea Lange e Walker Evans, che lo ha preceduto.

L’infinito istante, Geoff Dyer

 

BUONGIORNO!

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Enzo D’Alò, La gabbianella e il gatto, 1998

Non rividi mai più l’astrologo cinese e spero che stia bene, che sia sorridente e in salute. Da allora i tre gatti di porcellana mi tengono compagnia sul mio tavolo da lavoro, e ogni tanto prendo uno dei croccantini dei miei felini di casa e lo infilo negli orifizi a forma di pesce. Poi lascio che il tempo, l’umidità, o qualcosa che non so spiegare faccia scomparire quella minuscola razione di cibo.

Luis Seplveda – Carlin Petrini, Un’idea di felicità

 

BUONGIORNO!

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99 Cent Diptycon, Andrea Gursky, 1999

Dovremmo distinguere la crescita dallo sviluppo. Sono realtà diverse. La crescita è uno sviluppo su se stesso, è l’autoriproduzione senz’altro scopo. Lo sviluppo è la trasformazione di potenzialità intrinseche in vista di un futuro rinnovato. Un tumore cresce, un essere vivente si sviluppa. Lo sviluppo implica un punto di partenza e l’orientamento a un punto finale. La crescita per la crescita è senza senso e conduce all’ipertrofia autodistruttrice. Lo sviluppo è generativo. La crescita è per la morte; lo sviluppo, per la vita. Ma, affinché non degeneri, occorre che abbia sempre obiettivi esterni ai quali tendere.

Se lo scopo del denaro è sempre altro denaro, la ricerca della sua crescita e dell’accumulazione è una forza devastatrice: nichilista e, al tempo stesso, devastatrice. Se volessimo, dunque, cercare una definizione potente e adeguata al tempo nostro di nichilismo, diremmo così: non semplicemente la mancanza di scopi, che di per sé significa semplicemente insensatezza, irrazionalità, gusto del bel gesto, cinismo, ma la coincidenza del mezzo con lo scopo. Avremmo così una definizione dotata di terribile razionalità: la pianificata e consapevole direzione verso l’illimitata dilatazione di sé, nell’ignoranza e nell’indifferenza rispetto a ciò che sta attorno. Fino al momento in cui ciò che sta attorno, e ne è vittima, nel suo ribollire, incomincia a rappresentare un pericolo per la propria autoriproduzione.

Gustavo Zagrebelsky, Moscacieca

 

BUONGIORNO!

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Back where you belong, Jack Vettriano

 

Avevo quasi rinunciato a incontrare di nuovo la Ragazza delle arance, e non riuscivo assolutamente a farmi un’idea su che tipo di persona potesse essere quel tizio sulla Toyota bianca. Poi mi venne un’idea: per una volta potevo anche andare alla funzione prima di tornare a casa in Humleveien. Ero ancora talmente inebriato da quella giovane misteriosa, da avere la sensazione che anche lei avrebbe potuto andare alla funzione prima di raggiungere la compagnia delle persone con le quali avrebbe festeggiato il Natale. (Di chi si trattava? Sì, chi erano?) Pensai che sarebbe stato più probabile incontrarla nel duomo, o, per essere più precisi, meno improbabile.

Ora devo sottolineare per chiarezza che niente di quanto sto raccontando sulla Ragazza delle arance è inventato per rendere la storia più interessante. I fantasmi non mentono, Georg, non hanno niente da guadagnarci. Ma, d’altra parte, non sto neanche raccontando tutto. Chi ha mai provato a fare qualcosa di così inutile?

Non c’è bisogno che riferisca tutti i tentativi falliti di ritrovare la Ragazza delle arance. Passai giorni e settimane a perlustrare tutto il quartiere di Frogner, ma non te li racconto, se lo facessi questa storia diventerebbe troppo lunga …

Jostein Gaarder, La ragazza delle arance