BUONGIORNO!

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– Stiamo morendo di fame, – dissi al padrone. Il coltello lo tenevo sempre nascosto dietro la schiena. – Ma non abbiamo un soldo.

– Ho capito … – fece il padrone annuendo.

Sul bancone era posato un tronchesino per le unghie. Il mio amico e io non staccavamo gli occhi da quell’arnese: era enorme, avrebbe tagliato le unghie di un avvoltoio. Un oggetto ideato per fare qualche brutto scherzo, di sicuro.

– Be’, se avete tanta fame qui c’è pane di tutti i tipi.

– Sì, ma non abbiamo soldi.

– Ho sentito, – disse il padrone con aria annoiata. – Non è necessario che mi paghiate, potete mangiare tutto il pane che volete.

Di nuovo guardai il tronchesino.

– Sono stato chiaro? Siamo qui per commettere un reato.

– Sì, sì …

– Quindi non accettiamo elemosine da un estraneo.

– D’accordo.

– Parlo sul serio.

-Ho capito, – disse di nuovo il padrone annuendo. – Allora facciamo così. Voi prendete tutto il pane che volete, e io vi lancio una maledizione. Vi va bene?

– Una maledizione? Tipo quale?

– Be’, una maledizione non è mai qualcosa di preciso. Non è mica come l’orario dell’autobus!

Murakami Haruki, Gli assalti alle panetterie

 

BUONGIORNO!

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Teresa Zanetti, 2013

 

Io voglio, per comporre castamente le mie egloghe,

coricarmi vicino al cielo, come gli astrologi

e, vicino ai campanili ascoltare sognando

i loro inni solenni portati dal vento.

Con le due mani al mento, dall’alto della mia mansarda,

vedrò l’officina che chiacchiera e canta,

le ciminiere, i campanili, antenne di città

e i cieli immensi che fanno sognare di eternità.

È dolce, attraverso la bruma, veder nascere

la stella nell’azzurro, la lampada alla finestra

i fiumi di carbone salire al firmamento

e la luna rovesciare il suo pallido incanto.

Vedrò le primavere, le estati, gli autunni

E quando giungerà l’inverno con le sue nevi monotone

Chiuderò in ogni dove porte e finestre

Per costruire nella notte i miei palazzi di fate.

Allora sognerò di orizzonti bluastri,

di giardini, di acque piangenti negli alabastri,

di baci, di uccelli che cantano sera e mattino

di tutto ciò che l’Idillio ha di bambino.

La sommossa, tempestando invano ai miei vetri,

non mi farà sollevare la fronte dal mio leggio;

perché sarò immerso in questa voluttà

di evocare Primavera con la mia volontà

di trarre un Sole dal mio cuore, e di fare

dei miei pensieri ardenti una tiepida atmosfera.

Charles Baudelaire, Les Fleurs du mal,  Quadri Parigini – LXXXVI – Paesaggio

 

 

 

BUONGIORNO!

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The Hole, Tsai Ming Liang, 1988

 

… nella città regnava un puzzo a stento immaginabile per noi moderni. Le strade puzzavano di letame, i cortili interni di orina, le trombe delle scale di legno marcio e di sterco di ratti, le cucine di cavolo andato a male e di grasso di montone; le stanze non aerate puzzavano di polvere stantia, le camere da letto di lenzuola bisunte, dell’umido dei piumini e dell’odore pungente e dolciastro di vasi da notte. Dai camini veniva puzzo di zolfo, dalle concerie veniva il puzzo di solventi, dai macellai puzzo di sangue rappreso. La gente puzzava di sudore e di vestiti non lavati; dalle bocche veniva un puzzo di denti guasti, dagli stomaci un puzzo di cipolla e dai corpi, quando non erano più tanto giovani, veniva un puzzo di formaggio vecchio e latte acido e malattie tumorali. Puzzavano i fiumi, puzzavano le piazze, puzzavano le chiese, c’era puzzo sotto i ponti e nei palazzi. Il contadino puzzava come il prete, l’apprendista come la moglie del maestro, puzzava tutta la nobiltà, persino il re puzzava, puzzava come un animale feroce, e la regina come una vecchia capra, sia d’estate sia d’inverno. Infatti nel diciottesimo secolo non era stato ancora posto alcun limite all’azione disgregante dei batteri e così non c’era attività umana, sia costruttiva sia distruttiva, o manifestazione di vita in ascesa o in declino, che non fosse accompagnata dal puzzo.

Il Profumo, Patrick Süskind

 

BUONGIORNO!

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Daido Moriyama

Le chiesi Lo Straniero. Lei si illuminò, disse che ne aveva più di un’edizione e mi consigliava la Gallimard. Mi aiutò a compilare la scheda per il prestito, avrei dovuto portare una fototessera, per il momento avrebbe firmato lei, invece dei miei genitori. Come stavano, a proposito?

– Si sono separati, – la guardai – Emmanuel.

Marie annuì, mi disse di aspettarla nella stanza degli ordini, un atrio rivestito di moquette verde che sapeva di polvere. Andò a prendermi il libro al piano di sotto, un magazzino sconfinato dove conservavano i volumi che gli addetti facevano arrivare con un montacarichi.

Tornò con il romanzo, lo protese tra le mani, me lo diede. – Leggi Camus e torna subito qui. C’est un rendez-vous.

Tra me e l’appuntamento dei sogni c’era questo libriccino ingiallito.

Marco Missiroli, Atti osceni in luogo privato

 

BUONGIORNO!

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Esistono momenti in cui il dio della fotografia decide di farti un regalo: è esattamente ciò che è successo quel pomeriggio.

Alcune fotografie le devi pianificare e ci devi lavorare a lungo. Questa è semplicemente venuta”.

Ho inseguito Alex Webb a lungo per parlare della fotografia perfetta, di una in particolare, scattata sul confine tra Stati Uniti e Messico nel 1979. Quando ormai stavo per rinunciare gli ho mandato un’ultima email in cui gli dicevo che la sua foto era la prima che avevo comprato e che l’avevo sempre avuta davanti agli occhi, che non poteva non esserci nel mio libro. Alla fine mi ha risposto con una riga: “Ho capito, ti aspetto a Londra, alla fine del meeting annuale di Magnum”.

Fino all’ultimo ho pensato che non sarebbe mai arrivato, era bloccato nel traffico e io sono rimasto per quasi un’ora sotto la pioggia. Poi, nel bar di un albergo a Portman Square, davanti a una birra, finalmente mi ha raccontato di quell’istante al tramonto, in un campo di fiori gialli, in cui il tempo, gli uomini, l’aria e perfino un elicottero apparvero immobili, quasi dovessero restare fermi in quel quadro per sempre.

Mario Calabresi, A occhi aperti