Il leone che (ri)sorge

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È da venerdì mattina che non ho parole.

Mi sembra che il mondo abbia accelerato all’improvviso la sua corsa contro un muro che allo stesso tempo tempo si fa sempre più vicino e mai si lascia raggiungere.

Aspetto l’impatto. Smarrita.

Nella mia ansia di notizie, in questi giorni mi sono imbattuta in foto come questa qui sotto (se ne trovano svariate in rete) utilizzate per dare prova inconfutabile che il paese è solidale con il regime autoritario e contro le azioni di Israele perché, se attaccato dall’esterno, il popolo iraniano si ricompatta.

Ma la mia esperienza di vecchia fotografa me le ha fatte immediatamente scartare: due agenti della polizia morale che cantano vittoria sotto a un bandierone, il tutto ripreso con un grandangolo, dal basso e da un punto di vista estremamente ravvicinato. Null’altro. Due persone soltanto. Sarebbe questa la grande manifestazione di solidarietà al governo? Sullo sfondo poi, a sinistra e al centro, al fotografo sono sfuggiti i passanti indifferenti. Dove sarebbe tutto il coinvolgimento nelle proteste anti-israeliane che avrebbero, a detta dell’articolista, infiammato Teheran?

Poi ho avuto una prima intuizione. La bandiera dell’Iran, prima della “rivoluzione rubata”, aveva nel centro lo stemma di un leone.

Poi, l’algoritmo di Instagram (in questi giorni ho molto cercato in rete notizie su quanto sta accadendo, perché ho amici da entrambe le sponde di questo fiume feroce che si chiama guerra) mi suggerisce un account nuovo, creato appena 10 ore fa e con un solo post: il video di cui al link che ho inserito in apertura.

Poi su Le Monde appare la lettera aperta (firmata da alcuni intellettuali fuoriusciti, tra cui Jafar Panahi, Shirin Ebadi, Mohammad Rasoulof) con cui si chiede al regime di lasciare libero l’Iran.

Poi leggo un altro articolo su Huffington Post in cui un politologo libanese dichiara che, a suo modo di vedere, in seguito a questo conflitto il popolo iraniano potrebbe ribellarsi in modo potente e che in ogni caso Teheran non ha armi sufficienti per resistere a Israele più di quindici/venti giorni, poi in rapida successione guardo gli account IG di Sadaf Baghbani, Ashkan Katibi e altri Iraniani più o meno noti. E tutti riportano la stessa narrazione di un popolo che non si è esattamente compattato attorno al regime degli ayatollah. Poi mi dicono di scritte apparse sui muri di Teheran che inneggiano a Israele, un video in cui sotto le bombe la gente canta “morte a Khamenei”, un missile distrugge in diretta la potente tv di Stato iraniana che non può più trasmettere la sua verità…

Siamo arrivati ben al di là della follia, della propaganda, dell’assurdo che se un personaggio per cui non trovo definizioni come il beniamino solo di nome bombarda Teheran allora tanto male non deve essere, perché sono in molti, in medio oriente, a essere contenti che Giacobbe lo zoppo abbia attaccato l’Iran.

Sto a guardare pensando che continuo a non avere più parole. Semplicemente non so più interpretare quel che accade.

BUONGIORNO!

André Kertész, Soldati, 1915-1918

Ritornavo d’autunno, gli alberi erano spogli e le strade fangose. Da Udine andai a Gorizia su un camion sorpassando altri camion mentre guardavo l a campagna. I gelsi erano nudi sulla distesa bruna dei campi, foglie morte e bagnate stavano sulla strada dove uomini lavoravano a spianare le carreggiate con pietre tolte da mucchi di brecciame, ai lati, fra gli alberi. Vidi apparire Gorizia nella nebbia che nascondeva i corpi delle montagne, attraversammo il fiume e vidi che era alto per la pioggia caudta sui monti. Passammo i cascinali e poi vennero le case e le ville, molte altre case in città erano state colpite. In una via stretta sorpassammo un’ambulanza della Croce Rossa inglese. Il viso del conducente era sottile e abbronzato sotto il berretto. Non lo conoscevo.

Ernest Hemingway, Addio alle armi

 

BUONGIORNO!

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Frank Horvat, Soldati israeliani, Neghev – Israele, 1954

 

Alle dieci e quarantacinque tutto era finito. La città era occupata, i difensori abbattuti e la guerra finita. L’invasore s’era preparato per questa campagna con la stessa cura che per altre di maggior ampiezza.

Quella mattina di domenica, il postino e la guardia municipale erano andati a pesca sulla barca del signor Corell, il popolare negoziante. Egli aveva imprestato loro la sua snella barca a vela per tutta la giornata.