BUONGIORNO!

André Kertész, Soldati, 1915-1918

Ritornavo d’autunno, gli alberi erano spogli e le strade fangose. Da Udine andai a Gorizia su un camion sorpassando altri camion mentre guardavo l a campagna. I gelsi erano nudi sulla distesa bruna dei campi, foglie morte e bagnate stavano sulla strada dove uomini lavoravano a spianare le carreggiate con pietre tolte da mucchi di brecciame, ai lati, fra gli alberi. Vidi apparire Gorizia nella nebbia che nascondeva i corpi delle montagne, attraversammo il fiume e vidi che era alto per la pioggia caudta sui monti. Passammo i cascinali e poi vennero le case e le ville, molte altre case in città erano state colpite. In una via stretta sorpassammo un’ambulanza della Croce Rossa inglese. Il viso del conducente era sottile e abbronzato sotto il berretto. Non lo conoscevo.

Ernest Hemingway, Addio alle armi

 

BUONGIORNO!!!

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André Kertész, L’orologio dell’Académie Française, 1929

Questo è un Buon Giorno, perché è un giorno Speciale! E questo BUONGIORNO! è per due persone speciali: Anna e Lodovica: due Cigni. Due Angeli battaglieri.
Quindi … godetevi il BUONGIORNO!

Una parte del mio mestiere consisteva nel persuadere i miei studenti più abbandonati a loro stessi che la gentilezza più del ceffone invita alla riflessione, che la vita in comunità ha delle regole, che il giorno e l’ora della consegna di un compito non sono negoziabili, che un compito malfatto è da rifare per l’indomani, che questo, che quello ma che mai e poi mai né i miei colleghi né io li avremmo abbandonati in mezzo al guado. Affinché avessero una possibilità di farcela, occorreva reinsegnare loro il concetto di stesso di sforzo, restituire loro il piacere della solitudine e del silenzio, e soprattutto il controllo del tempo, quindi della noia. Sì, qualche volta ho consigliato loro esercizi di noia, per collocarli nella durata. Li pregavo di non fare niente: non distrarsi, non consumare niente, nemmeno conversazione, né tantomeno studiare, insomma non fare niente, niente di niente.
“Oggi pomeriggio, esercizio di noia, venti minuti a non fare niente prima di mettervi a studiare.”
“Nemmeno ascoltare musica?”
“Assolutamente no!”
“Venti minuti?”
“Venti minuti. Orologio alla mano. Dalle 17.20 alle 17.40. Tornate diritti a casa, non rivolgete la parola a nessuna, non vi fermate in nessun bar, ignorate l’esistenza dei flipper, non riconoscete i vostri amici, entrate in camera vostra, vi sedete sul letto, non aprite la cartella, non vi mettete il walkman sulle orecchie, non guardate il vostro gameboy e aspettate venti minuti fissando il vuoto.”
“Per fare cosa?”
“Per curiosità. Concentratevi sui minuti che passano, non perdetevene neanche uno e domani mi raccontate.”
“E come farà, lei, a verificare che l’abbiamo fatto?”
“Non posso.”
“E dopo i venti minuti?”
“Buttatevi sui compiti come degli affamati.”
Daniel Pennac, Diario di scuola, 2007 – Traduzione: Yasmina Melaouah

BUONGIORNO!

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Ritratti di Fabbriche, Gabriele Basilico, 1981

 

C’è chi a Milano c’è nato, e per questo l’ama, e c’è chi ci è arrivato seguendo una delle tante occasioni che la vita ti mette davanti. Ma non per questo l’ama di meno.

E’ una città difficile da apprezzare se non la guardi attraverso gli occhi di un innamorato. Per me che venivo da una città di mare, una città abbracciata dalle colline aspre e il cui cielo era spazzato regolarmente dalla bora, trovarmi in una metropoli dove il cielo azzurro è un evento, dove il panorama è occultato dai profili delle case, dove per sentire il profumo di iodio devi andare nell’area relax di una palestra … è stato uno shock. Che è durato fino a quando, una sera tardi, in compagnia di un amico, siamo andati in una birreria.

Corro perché mia mamma mi picchia, Giovanni Storti – Franz Rossi, 2013

 

BUONGIORNO!

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Elizabeth and I boating in Hungary, André Kertész, 1920

Lei fece qualche passo verso di me, con un’espressione che mi parve ammirata, intenerita e beffarda a un tempo.

“Bene Vallesi. Ottima risposta. Chi ama non brucia fisicamente – e dunque non ha senso chiederci se non rischi di morire tra le fiamme -, ma fra la passione e il fuoco esistono delle analogie. Noi usiamo l’immagine del fuoco per parlare del calore e anche della forza distruttrice della passione. Il fuoco è dunque metafora della passione. Sei innamorato, Vallesi?”

Diventai rosso. Cercai di dire qualcosa di spiritoso o brillante, ma non ci riuscii. Celeste, prima di voltarsi da un’altra parte e ricominciare a parlare, mi lanciò un ultimo sguardo che forse non significava niente ma che io interpretai come un segno di intesa e che mi fece scoppiare il cuore.

Il bordo vertiginoso delle cose, Gianrico Carofiglio, 2013

 

AL CINEMA! Ella&John

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Ella&John – The leisure seeker – Paolo Virzì, 2018

 

Ella ha un cancro allo stadio terminale.

John un Alzheimer talmente grave che, a volte, gli fa persino dimenticare di essere uno smemorato.

Anziani e malati. Potrebbe essere il preludio per una storia tragica.

E invece Virzì, con la delicatezza, lo sguardo attento e la leggerezza nella narrazione che da sempre lo contraddistinguono e soprattutto senza mai cedere alla tentazione del lacrimevole, ci regala una riflessione lieve e, per quanto incredibile possa sembrare, persino allegra sulla libertà e sul coraggio di affrontare la malattia e la vecchiaia e infine la morte.

Helen Mirren e Donald Sutherland sono due nonni on the road. A bordo del “CercaSvago”, il camper che li ha visti giovani hippy negli anni Settanta, prima in coppia e poi con i figli, e che si trasforma nella loro casa, si mettono in viaggio verso Sud, per visitare finalmente la casa di Hemingway in Florida, desiderio mai sino ad allora realizzato di John, professore di letteratura.

E in sottofondo Janis Joplin canta “Me and Bobby McGee” e ci spiega che libertà è solo un altro modo di dire che non c’è niente da perdere.