Tratti di strada

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Tere Zanetti, Azzorre – 2019

Sto preparando il nuovo pezzo, al solito tra il serio e il faceto, di fotografia, ricette di cucina e altre sciocchezze, quando la mia e-mail trilla per avvertirmi che c’è posta per me.
E’ un messaggio di Borful (Fulvio Bortolozzo).

Li accolgo sempre con gioia, i messaggi di Fulvio, perché è un amico (memorabili le chiacchierate al bar delle formiche alla GAM), un maestro (preziosi i suoi seminari, immersioni sempre arricchenti nella fotografia) e mi regala riflessioni interessanti (anche quando non condivido).

E’ la notifica del nuovo articolo Noi siamo storie, uscito sul suo blog Camera Doppia        ( http://borful.blogspot.com/ ).

Interrompo le mie elucubrazioni, che possono serenamente aspettare, e vado a leggere.

E’ triste, Fulvio, mentre scrive di Marco Benna. Ne scrive con commozione e affetto e con un senso di perdita che raramente mi è capitato di osservare.

Io manco lo conoscevo Marco Benna.
Eppure era un fotografo di Torino.
Era uno stimato fotografo di Torino.

Così cerco capire di chi mi sta raccontando.

Vado al suo sito www.marcobennaphoto.it

che rimanda al suo profilo Medium: https://medium.com/@marcobenna

e poi al suo profilo Instagram: @marco_fluens …

Marco Benna insegnava fotografia allo IAAD di Torino e si era formato con i più grandi maestri italiani e stranieri. Il FESTIVAL DELLE ROCCHE, le SOSTE DI DANZA CONTEMPORANEA, i cortometraggi, le mostre, i libri …

Il progetto PHOM ( http://www.phom.it ).

La sua biografia è scritta rigorosamente in prima persona singolare. E all’indicativo presente. Si interessava di semiotica. Scriveva articoli e riflessioni su quello che erano per lui la fotografia e il fotografare. Sul significato di un gesto che compiamo, finanche troppo distrattamente, decine di volte al giorno, per prendere rapidamente appunti visivi.

Fotografava i luoghi del suo passaggio quotidiano. Volti e istanti. E lo faceva con uno sguardo limpido, senza troppi fronzoli (che, davvero, non ne servono), senza enfasi.
Il mare. La nostra città. I suoi figli. Notturni stradali. La libreria di casa. L’ospedale. Fabbriche e aree dismesse. Porta Palazzo, le stazioni di servizio. Le luci d’artista …

AL CINEMA! Momenti di trascurabile felicità. Daniele Luchetti

Momenti di trascurabile felicità, Daniele Luchetti, 2018

Paolo vive i suoi giorni a Palermo all’insegna del disimpegno: è un padre e un marito evanescente, un amante in fuga perenne, un amico indolente che farebbe qualsiasi cosa pur di accorciare la strada da percorrere per raggiungere gli altri …

E soprattutto non rispetta le regole, specialmente il semaforo rosso. Finché non incontra qualcuno che la pensa come lui.

Ma quel qualcuno si muove con un furgoncino, mentre lui va in moto.

E muore. E mentre muore, contrariamente a quanto aveva sempre creduto, non pensa alle “cose alte”, ma a mille piccole sciocchezze: quando chiudo la porta del frigorifero la luce si spegne davvero? Perché il primo taxi della fila non mai veramente il primo? L’Autan e lo yoga non sono in contraddizione? Perché sui treni il martello frangivetro è dentro una bacheca di vetro? Se ho un martello per rompere la bacheca per prelevare il martello frangivetro, non faccio prima a usarlo per rompere il vetro? …

Arrivato all’ufficio smistamento dell’aldilà, grazie a un errore dovuto al mancato computo del tempo in più garantito dal consumo quotidiano di centrifughe di frutta e verdura allo zenzero, scopre di avere ancora 1 ora e trentadue minuti da vivere …

Poco o molto? Starà a lui farne buon uso.

Intelligente, divertente, leggero e profondo tutto insieme.

Con un finale che non mi ha soddisfatta in pieno ma che certo non inficia la bontà di questa nuova proposta di Luchetti, che si conferma molto bravo.

Al cinema!

Domani è un altro giorno, Simone Spada, 2019

 

Se non fosse che è straziante, si potrebbe anche ridere.

Simone Spada dirige Giallini e Mastandrea con grazia e garbo, in una ballata dolceamara verso la morte, che non puzza di buonismo e sentimentalismi inutili.

Tommaso e Giuliano sono amici da sempre.

Uno, ormai da trent’anni, vive e lavora in Canada. L’altro è rimasto a Roma dove fa l’attore di TV prestato al teatro ed è malato di cancro. E non vuole più curarsi.

Tommaso lascia lavoro e famiglia per quattro giorni per stare con l’amico e provare a dissuaderlo dal suo proposito e a riprendere le cure.

In quei quattro giorni parlano, ridono, ricordano, si arrabbiano contro la sorte, piangono anche. Finché Tommaso capisce le ragioni di Giuliano.

 

AL CINEMA! Ella&John

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Ella&John – The leisure seeker – Paolo Virzì, 2018

 

Ella ha un cancro allo stadio terminale.

John un Alzheimer talmente grave che, a volte, gli fa persino dimenticare di essere uno smemorato.

Anziani e malati. Potrebbe essere il preludio per una storia tragica.

E invece Virzì, con la delicatezza, lo sguardo attento e la leggerezza nella narrazione che da sempre lo contraddistinguono e soprattutto senza mai cedere alla tentazione del lacrimevole, ci regala una riflessione lieve e, per quanto incredibile possa sembrare, persino allegra sulla libertà e sul coraggio di affrontare la malattia e la vecchiaia e infine la morte.

Helen Mirren e Donald Sutherland sono due nonni on the road. A bordo del “CercaSvago”, il camper che li ha visti giovani hippy negli anni Settanta, prima in coppia e poi con i figli, e che si trasforma nella loro casa, si mettono in viaggio verso Sud, per visitare finalmente la casa di Hemingway in Florida, desiderio mai sino ad allora realizzato di John, professore di letteratura.

E in sottofondo Janis Joplin canta “Me and Bobby McGee” e ci spiega che libertà è solo un altro modo di dire che non c’è niente da perdere.