Ma io parlo di quelle vecchie foto che abitano le scatole di biscotti. Quelle che la padrona di casa tira fuori alla fine dei pranzi di famiglia, quando tutti si è intorno alla tavola, un po’ obnubilati dalle “copiose libagioni”. E qualcuno inizia a dire “ma ve lo ricordate lo zio Severino, quella volta che…” E tutti si parte per un viaggio nel mondo del “iomiricordo”…





Giugno

Se dovessi ora dire i tuoi occhi
direi bosco
quando è agosto e ti immergi
nel folto del muschio
odoroso
cercandone il fresco

E se poi la tua bocca dovessi indicare
con le dita esitanti spiccherei le ciliegie
dai rami più alti
per portare alle labbra
il loro rosso più dolce
screziato di asprigno

Il tuo volto, il tuo collo solcati di strade
che han portato il dolore e la gioia
mi ricordano i kintsugi più rari
di maestri che sanno vedere
che c'è l'oro
nelle crepe più scure.

Le mie mani si immergono
lievi in quei prati
che timidi scopro

Sul tuo petto ora poso l'orecchio
e lì resto ed ascolto
il tuo cuore che canta sommesso
parole che solo io sento.

Le tue braccia mi accolgono
calde e mi aspettano
ogni volta che parto
per foreste
in cui rischio
di perder la via del ritorno.

Il tuo sorriso
è un amore nomade.

Uno

La poesia,
per me, è fatta di quello
che vedo.
Di quello che vivo
e che penso.
Di quello che immagino
o sogno.
Sono cose normali
e feriali.
Quel grumo banale di semplici
cose che accadono
nel quotidiano.

Del profumo, al mattino, del pane,
le albicocche
o i mirtilli, che sempre
mi fanno allegria.
Di un bambino che ride felice
del suo nuovo aquilone
o un gatto randagio
che geme di fame.

Di pane e prosciutto,
ridendo,
su un prato,
nei giorni d'estate
e camminate
per mano,
su strade arcinote,
battute dal tempo
e da piedi ormai stanchi
di stare nelle solite scarpe.

Di minestre col dado,
la sera, quando ritorno stanca
da lavorare e non voglio
nemmeno sentire parlare
di mettermi in cucina.

Del momento stesso
in cui può avere inizio la vita:
di saliva e sudore
e gemiti soffocati nei letti
disfatti dal sesso la notte.

Non cerco il barocco,
le cose più astruse,
metafore senza ragione ...
Io voglio
soltanto parlare
delle cose normali
di quelle che riempiono
ogni giorno
la vita di tutti.