Eravamo due pianeti senza satelliti. Viaggiavamo ciascuno per proprio conto, ciascuno sulla propria orbita. In giro per l’universo, senza cercare altro che un modo per farci passare lo straniamento di esser soli.

Viaggiavamo. Due cronopi vagabondi.

Ci divertiva il semplice pensiero di lunghe stelle filanti di dentifricio che volavano leggere … E, rapiti, restavamo a guardarle finché si depositavano sulla falda del cappello di qualche parsimonioso intento a chiacchierare giusto sotto le finestre dei nostri rispettivi bagni.

Oppure eravamo due che si perdevano a contare, mentre volteggiavano nell’aria fresca del mattino, i semi che si staccavano dal soffione della doccia.

Oppure eravamo i soli due al mondo a trovare divertente il fatto che i cigni, per vedere se avevano dei mostri nel loro sottoletto, mettevano la testa sottacqua. E invece gli struzzi, proprio per non sapere nulla del loro, di sottoletto dico, la testa la mettevano sottoterra.

Viaggiavamo sicuri, come consiglia il ministero. Però pure un po’ distratti. E non è che ci cercassimo. Però pure un po’ lo sapevamo che, da qualche parte, un “altro come-me” doveva pur esistere.

E gira, gira, guardando tu di là e io di qua, ci siam venuti addosso.

Entrando in collisione, tu e io siamo esplosi in una risata.

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