AL CINEMA! Parigi a piedi nudi

Parigi a piedi nudi, Dominique Abel e Fiona Gordon, 2016

La bibliotecaria canadese Fiona ha oltrepassato la mezza età, porta spessi occhiali da miope, è alta, dinoccolata e sgraziata, (ma magicamente si trasforma in una farfalla leggiadra, quando balla il tango), vive in un luogo inospitale, dove bufera, vento e neve imperano per undici mesi su dodici, un giorno riceve una richiesta d’aiuto per lettera dall’amata zia Martha, ballerina che quarant’anni prima aveva lasciato le desolate lande canadesi per partire alla volta di Parigi.

Martha ha quasi novant’anni, vive a Parigi da quaranta, scende in strada in vestaglia e pantofole, imbuca lettere nel cestino dell’immondizia perché, completamente svitata sin dalla gioventù, con l’età è diventata anche un po’ svanita. Sa, però, perfettamente di non aver alcuna intenzione di finire in un pensionato, come vorrebbe invece l’assistente sociale che si occupa del “suo caso”.

Dom (Dominique) è un allegro clochard, vive libero e dorme sotto le stelle sulla riva della Senna, balla splendidamente il tango, rovista tra i rifiuti e trova lettere imbucate nei cestini, anziché nelle cassette postali, provvedendo a metterle al posto giusto.

Poi Fiona va a Parigi a cercare la zia e non la trova, cade nella Senna per farsi una fotografia e perde lo zaino, Dom trova lo zaino e si veste con gli abiti di Fiona, Martha intanto balla splendidi tip tap da seduta con un altro ospite della casa di riposo, Fiona incontra Dom in un ristorante sui bateaux e si stupisce che lui abbia un maglione color zafferano esattamente identico al suo ….

Una commedia surreale, esilarante, a metà strada tra Tati e Buster Keaton.

 

AL CINEMA! Hotel Gagarin

Hotel Gagarin, la locandina
Hotel Gagarin, Simone Spada, 2018

Sergio: “Che cosa stai facendo?”

Elio: “Dipingo un cielo. Grande.”

Sergio: “E a che serve?”

Elio: “Non lo so.”

Sergio: “Mi sa che ti aiuto”

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Che ci fanno in un campo innevato nel cuore dell’Armenia, e per di più coi fucili spianati contro, un prof. di lettere perdutamente innamorato del cinema, una prostituta romana, un’enigmatica Russa, un elettricista di mezza età, un’autista (sì è corretto l’apostrofo, è una ragazza, l’autista) incallita fumatrice e incinta, un fotografo perennemente mezzo fatto?

Bisogna risalire a qualche settimana prima, a un politico maneggione, a un faccendiere suo amico mezzo disperato, a un fondo per la cultura erogato dall’Unione Europea e all’intenzione di appropriarsene a fini del tutto personali (e ben poco culturali).

Il prof. Speranza, alla ricerca delle sue origini armene, ha scritto la sceneggiatura di un film che proprio in Armenia si svolge e che non interesserebbe nessuno se un faccendiere senza scrupoli non venisse contattato da un amico politico che gli comunica l’erogazione di un fondo per sovvenzionare la produzione di un film, che sia un’opera prima di un illustre sconosciuto. Lo aiuta nell’impresa l’enigmatica Valeria (davvero brava Barbora Bobulova) che riesce a mettere insieme una troupe scalcagnata.

Partono e, una volta arrivati a destinazione, scoppia la guerra, l’ambasciata viene chiusa e scoprono che il finanziatore è scappato coi soldi.

Potrebbe essere l’inizio di una tragedia, e invece, costretti al confronto con se stessi, i nostri disperati scoprono che quell’improvvisa sterzata della vita può essere l’occasione giusta per cambiare.

 

Un cast in cui ciascun attore ha trovato il suo posto. Lieve e poetico, questo film che ci ricorda l’importanza di cominciare a smettere di sognare i propri sogni, per iniziare a realizzarli.

 

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Virgil: “Il cinema è la fabbrica dei sogni. Lei, sogna molto?”

Nicola Speranza: “Molto”

 

 

AL CINEMA! La casa sul mare

Robert Guédiguian, La casa sul mare, 2017

 

Robert Guédiguian e i suoi attori di sempre, Ariane Ascaride (sua moglie nella vita), Gérard Meylan e Jean-Pierre Darroussin.

Una riflessione sulla vita che scorre, sulle strade intraprese, sempre più difficili da lasciare man mano che ci si inoltra nel cammino, sulla nostalgia per un mondo che a poco a poco chiede di cambiare e di essere lasciato in mano ad altri.

A causa della malattia del padre, i tre fratelli Angèle, Armand e Joseph si ritrovano nella grande casa sul mare dove Armand vive con l’anziano genitore e porta avanti la trattoria di famiglia secondo la tradizione. E la circostanza si trasforma in occasione per riflettere e fare i conti con un passato di tragedia, la morte della figlia di Angèle, annegata per una distrazione del nonno mentre era in vacanza nella grande casa, e con un futuro che è già alle porte e che parte da altrettanto tragiche premesse, nei panni di due bambini scampati a uno degli sbarchi dal Continente Nero, ma che si rivela anche più luminoso di quanto si potesse sperare.

Guédiguian guida i suoi protagonisti in questa storia di affettuose lontananze e di vicinanze spesso faticose, con mano delicata.

Emozionante il momento in cui i protagonisti ricordano un momento della loro giovinezza, che altro non è che una scena del film di “Ki lo sa”, film del 1985 dello stesso regista e con gli stessi tre attori.

 

AL CINEMA! Loro 2

Loro2_Poster-Italia
Loro 2, Paolo Sorrentino, 2018

 

Sorrentino non delude con il secondo capitolo del suo ambizioso progetto e, dopo l’abbuffata della prima parte, arriva alla resa dei conti. Senza infingimenti ci sbatte in faccia un modo di vivere che ha eletto il tradimento e l’opportunismo a sistema, le molte amanti; tutti gli amici, di cui si è servito e che ha scaricato senza troppi scrupoli una volta diventati scomodi; la “campagna acquisti” di parlamentari, servita per far cadere il governo Prodi; tutte le bugie raccontate negli anni …

Magistrale la scena iniziale in cui Servillo interpreta contemporaneamente due personaggi intenti in una animata discussione (l’attore non è nuovo a questo genere di prove, lo ricordo in “Viva la libertà”).

Ugo Pagliai eccezionale nella sua interpretazione di un malinconico, mesto e definitivamente abbandonato Mike Bongiorno.

Tra i soliti furbetti di contorno, qualcuno comincia a capire di aver sbagliato strada …

 

 

 

 

AL CINEMA! Loro 1

Loro 1, Paolo Sorrentino, 2018

 

In questa prima parte del progetto che si compone di due film, Sorrentino ci regala un film, se non bello, di sicuro interessante.

Lo divide in due parti nettamente distinte.

La prima, che paga lo scotto all’estetica rutilante e magniloquente già vista nella sua massima espressione ne “La grande bellezza”, smaschera il carrozzone quasi circense che gravita attorno al potere e al denaro, in un’orgia permanente da impero in decomposizione e che risponde fin nel minimo dettaglio all’iconografia che il popolo si è ormai costruita della politica romana dall’avvento del berlusconismo.

Svela la miseria di un mondo agognato da molti fatto uomini di piccolo (o piccolissimo) cabotaggio e smisurate ambizioni, avanti con gli anni, quando non decisamente vecchi, e donne giovani e bellissime, in tutto e per tutto consapevoli di essere sedute sulla propria fortuna e decise a farla fruttare nel breve lasso di tempo a loro disposizione: quello tra l’istante perfetto e lo sfiorire della propria bellezza.

La seconda parte, più mesta e domestica, presenta il leone sull’orlo della terza età. In crisi con la moglie, sempre più distante dal suo ideale di bella e sciocca, alla quale mente in modo spudorato quando si reca dalle sue sempre più giovani accompagnatrici. Certo di essere ancora smagliante e di aver fatto “tutto questo da solo” e contemporaneamente dimentico della lunga schiatta di uomini che gli sono serviti e che hanno pagato al posto suo e che ha finto di non aver mai conosciuto nel momento stesso in cui cadevano in disgrazia.

Estetizzante, volgare, disincantato, cinico, alienante … Una riflessione amara sulla finzione che è ciò che, chi non sa, definisce “la bella vita”.

Aspettiamo Loro2, che uscirà stasera.