BUONGIORNO!

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Velocità di motocicletta, Giacomo Balla, 1913

Mi succede ogni volta che sono di fronte a una superficie riflettente. Una vetrina, il finestrino di un’auto. Mi succedeva quando lavoravo ancora  e, a fine turno, con la faccia tirata e smunta dalla fatica, passavo davanti alle finestre del container che usavamo come mensa.

Mi sta succedendo anche adesso, qui, davanti allo specchio della mia camera.

Mi guardo e penso: “Sono davvero io quel vecchio lì?”.

Gli anni pesano. A tutti. Si perde potenza, si perde elasticità.

Ma io non sono mai stato un uomo forte.

Lo so, e comunque la mia immagine è lì a ricordarmelo.

Il corridore, Marco Olmo – Gaia De Pascale

BUONGIORNO!

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Pepper n. 30, Edward Weston, 1930

 

La fine del mondo è speranza in un disegno, in un codice già scritto nella storia, da decifrare nel libro delle Scritture o nel gran libro della natura. In quel 21 dicembre 2012 e nell’ansia del suo esito si nasconde allora il nostro rifiuto psicologico dell’ipotesi che, forse, il cosmo non abbia alcun senso né alcuna direzione e che “noi umani abitiamo questo pianeta senza una ragione specifica né uno scopo stabilito dalla natura” (Gould 1999, 44). Una natura che forse non è in attesa di alcuna redenzione, ma è aggrappata alla sua autoconservazione, alla perpetuazione dell’imperativo vivere e di trasmettere la propria eredità. Refrattari a convincerci – come invece lo era l’ignoto estensore del Qohelet tra il IV e il III secolo a.c. – che sotto il sole non è “degli agili la corsa, né dei forti la guerra e neppure dei sapienti il pane e degli accorti la ricchezza, perché il tempo e il caso raggiungono tutti” (9, 11). Nessuno ha saputo dirlo meglio di Leopardi nelle Operette morali , in quel Dialogo della natura e di un Islandese in cui la prima, matrigna e indifferente, apostrofa così il secondo “Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra? … Se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei”.

La fine del mondo – Guida per apocalittici perplessi, Telmo Pievani

 

BUONGIORNO!

Courtesy of Modernbook Gallery
Fan Ho

Kin-Fo, ridiventato perfettamente calmo, si era sdraiato ancora sul divano ed esaminava, da uomo cui nulla stringe, la lettera giunta da otto giorni. Era indispettito con Sun per la sua negligenza, non per il ritardo. In che cosa mai poteva interessarlo una lettera qualunque? Essa non sarebbe stata la benvenuta, se non nel caso in cui gli cagionasse un’emozione. Una emozione, a lui!

La guardava dunque, ma distrattamente.

La busta, fatta d’una tela impeciata, mostrava sull’indirizzo e sul rovescio diversi francobolli di color vinoso e cioccolata, portanti in calce a un ritratto d’uomo le cifre di due e di sei cents.

Ciò indicava che essa veniva dagli Stati Uniti

– Bene! – esclamò Kin-Fo stringendosi nelle spalle, – una lettera del mio corrispondente di San Francisco!

E buttò la lettera in un angolo del divano.

Le avventure di un cinese in Cina, Jules Verne

 

BUONGIORNO!

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Truck & Sign, Walker Evans

 

Due studenti di ingegneria passeggiano per l’università quando uno dei due dice all’altro, ammirato: “Dove hai trovato quella bici?”.

Il secondo gli risponde: “In realtà, mentre passeggiavo, ieri, ed ero assorto nei miei pensieri, ho incontrato una bellissima ragazza in bici che si è fermata davanti a me, ha posato la bici in terra, si è spogliata completamente e mi ha detto ‘Prendi quello che vuoi’.”

Il primo annuisce e gli dice “Hai fatto bene, i vestiti ti sarebbero stati sicuramente troppo stretti”.

Gli Ingegneri non vivono, funzionano!, Federico Bellucci, 2010

 

 

BUONGIORNO!

ESCHER

Drawing Hands, Maurits Cornelius Escher, 1948

Uroboro: Simbolo dell’eterno ritorno e del continuo rigenerarsi della vita, il Re Serpente o Uroboro è l’immagine che meglio definisce il concetto ciclico del tempo: il “Grande Anno” degli antichi. Secondo questa tradizione, il tempo cosmico si compie ogni volta che gli astri fanno ritorno al loro punto di partenza (…)

Come motivo iconografico il serpente che si morde la coda è stato utilizzato per rappresentare l’eternità e si trova spesso associato agli dei e agli emblemi che personificano il tempo. Il successo riscosso da questo simbolo nel Rinascimento italiano è collegato alla rinascita del paganesimo promossa dal neoplatonismo di Pico della Mirandola …

Simboli e Allegorie, Matilde Battistini, 2004