BUONGIORNO!

la_sciarpa_di_isadora

Teresa Zanetti, 2013

 

Io voglio, per comporre castamente le mie egloghe,

coricarmi vicino al cielo, come gli astrologi

e, vicino ai campanili ascoltare sognando

i loro inni solenni portati dal vento.

Con le due mani al mento, dall’alto della mia mansarda,

vedrò l’officina che chiacchiera e canta,

le ciminiere, i campanili, antenne di città

e i cieli immensi che fanno sognare di eternità.

È dolce, attraverso la bruma, veder nascere

la stella nell’azzurro, la lampada alla finestra

i fiumi di carbone salire al firmamento

e la luna rovesciare il suo pallido incanto.

Vedrò le primavere, le estati, gli autunni

E quando giungerà l’inverno con le sue nevi monotone

Chiuderò in ogni dove porte e finestre

Per costruire nella notte i miei palazzi di fate.

Allora sognerò di orizzonti bluastri,

di giardini, di acque piangenti negli alabastri,

di baci, di uccelli che cantano sera e mattino

di tutto ciò che l’Idillio ha di bambino.

La sommossa, tempestando invano ai miei vetri,

non mi farà sollevare la fronte dal mio leggio;

perché sarò immerso in questa voluttà

di evocare Primavera con la mia volontà

di trarre un Sole dal mio cuore, e di fare

dei miei pensieri ardenti una tiepida atmosfera.

Charles Baudelaire, Les Fleurs du mal,  Quadri Parigini – LXXXVI – Paesaggio

 

 

 

BUONGIORNO!

the-hole

The Hole, Tsai Ming Liang, 1988

 

… nella città regnava un puzzo a stento immaginabile per noi moderni. Le strade puzzavano di letame, i cortili interni di orina, le trombe delle scale di legno marcio e di sterco di ratti, le cucine di cavolo andato a male e di grasso di montone; le stanze non aerate puzzavano di polvere stantia, le camere da letto di lenzuola bisunte, dell’umido dei piumini e dell’odore pungente e dolciastro di vasi da notte. Dai camini veniva puzzo di zolfo, dalle concerie veniva il puzzo di solventi, dai macellai puzzo di sangue rappreso. La gente puzzava di sudore e di vestiti non lavati; dalle bocche veniva un puzzo di denti guasti, dagli stomaci un puzzo di cipolla e dai corpi, quando non erano più tanto giovani, veniva un puzzo di formaggio vecchio e latte acido e malattie tumorali. Puzzavano i fiumi, puzzavano le piazze, puzzavano le chiese, c’era puzzo sotto i ponti e nei palazzi. Il contadino puzzava come il prete, l’apprendista come la moglie del maestro, puzzava tutta la nobiltà, persino il re puzzava, puzzava come un animale feroce, e la regina come una vecchia capra, sia d’estate sia d’inverno. Infatti nel diciottesimo secolo non era stato ancora posto alcun limite all’azione disgregante dei batteri e così non c’era attività umana, sia costruttiva sia distruttiva, o manifestazione di vita in ascesa o in declino, che non fosse accompagnata dal puzzo.

Il Profumo, Patrick Süskind

 

BUONGIORNO!

women are beautiful

Women are beautiful, Garry Winogrand

 

Quando sei per strada e una donna svolta l’angolo e ti si sottrae, e per un istante cogli il profilo del suo volto, il movimento della sua spalla, la forma del suo corpo, tu ti impegni … Ti innamori per un istante, o i tuoi sensi vengono turbati per un istante. Poi quella persona scompare e tu l’hai perduta per sempre. Quel che provi in quell’attimo, quell’occhiata a qualcuno fuori della tua portata, è ciò che ti dice di scattare una fotografia. E’ una sensazione. Quella donna è il mio equivalente fisico là fuori nel mondo. Per un momento lei occupa un posto che è sempre aperto, un posto in cui la sensazione può risiedere per un istante.

Joel Meyerowitz, Cape Light

 

BUONGIORNO!

143692_tights_lips_daido_moriyama_03-600x450

Daido Moriyama

Le chiesi Lo Straniero. Lei si illuminò, disse che ne aveva più di un’edizione e mi consigliava la Gallimard. Mi aiutò a compilare la scheda per il prestito, avrei dovuto portare una fototessera, per il momento avrebbe firmato lei, invece dei miei genitori. Come stavano, a proposito?

– Si sono separati, – la guardai – Emmanuel.

Marie annuì, mi disse di aspettarla nella stanza degli ordini, un atrio rivestito di moquette verde che sapeva di polvere. Andò a prendermi il libro al piano di sotto, un magazzino sconfinato dove conservavano i volumi che gli addetti facevano arrivare con un montacarichi.

Tornò con il romanzo, lo protese tra le mani, me lo diede. – Leggi Camus e torna subito qui. C’est un rendez-vous.

Tra me e l’appuntamento dei sogni c’era questo libriccino ingiallito.

Marco Missiroli, Atti osceni in luogo privato

 

AL CINEMA! La forma dell’acqua

LA-FORMA-DELLACQUA-LOCCHIO-DEL-CINEASTA-LOCANDINA

La forma dell’acqua, Guillermo del Toro, 2017

 

Elisa è muta, ha un amico omosessuale, una collega nera e si innamora di un mostro.

Ci sono tutti gli ingredienti per una storia melensa sulle diversità (diversamente parlante, diversamente etero, diversamente bianco, diversamente umano …) e sul modo di superarle per vivere tutti felici e contenti.

Ma invece no. Del Toro racconta una fiaba che stravolge tutti i canoni e senza mai cadere nella melassa avvolgente dei buon i sentimenti.

E, da vero innamorato del cinema, lo fa citando a piene mani: dal Meraviglioso mondo di Amélie al Mostro della laguna nera, alla Fabbrica di cioccolato, passando per The Blob.

Poesia, delicatezza, grazia … il tutto accompagnato dalla colonna sonora, curata da Alexandre Desplat, con maniacale precisione, che definire meravigliosa è riduttivo.