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PSICOPATOLOGIA DELLA VITA QUOTIDIANA

Caro …, mi spiace per l’inconveniente che mette veramente in ginocchio qualunque fotoamatore (e non) che si vede cancellare in un attimo il lavoro di anni e comprendo perfettamente il tuo scoramento.

Io ho due server da 8 tera ciascuno in raid 5 e con dischi certificati per server, che alle 2 di notte si collegano l’uno con l’altro e scaricano tutti i dati in modo da avere sempre tutto salvato indipendentemente su 2 server.

Inoltre ogni settimana via mail mi inviano tutti i dati sullo stato dei dischi e dei server, così non mi trovo impreparato se qualche cosa non funziona bene.

Credo sia l’unico modo sicuro per non perdere mai nulla.

Facci un pensierino…

Un abbraccio

Pietro

Pietro

post: 75

entrato: Gennaio 25 ’17

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Io trovo che sia molto positivo che le vecchie foto non ci siano più.

È un’occasione per rivederle con occhio critico e magari riproporle dopo aver usato molto il cestino e magari dopo averne rifatte molte…

Ciao a tutti

Pietro

Pietro

post: 75

entrato: Gennaio 25 ’17

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Cambiare opinione è indice di grande intelligenza. E su questo io non cambierò mai opinione!!!

BUONGIORNO!

la_moglie_o_la_suocera

La moglie o la suocera?

 

Etimologia popolare è quella operazione, da attribuire a uno stadio elementare di meditazione linguistica, per cui viene stabilito un rapporto semantico tra forme in qualche modo simili.

Giorgio Dolfini, Etimologia popolare e mito

 

Il mercenario è quello che vende merci a chiunque per guadagnarci.

Gianmarco Perboni, Perle

 

ATLAS

 

Un pittore contemporaneo tedesco, Gerhard Richter (Dresda, 1932), a partire dagli anni ’60, inizia a collezionare le fotografie che giudica interessanti. In origine il suo scopo è solamente quello di raccogliere le immagini in cui si imbatte come in iconografie  “pronte all’uso” (dichiaratamente dei veri e propri “objét trouvés ready made“, secondo l’insegnamento di Marcel Duchamp) per ottenere un serbatoio cui attingere per riprodurlo nei suoi quadri. Ricava quindi dai quotidiani, dalle riviste illustrate, da fotografie che lui stesso scatta … tutto il “visivo” che gli interessa. Con il passare del tempo si accorge che questo “accumulo” gli interessa di per se stesso, perché si  è trasformato in un corpo unitario. Decide così di organizzare il materiale in pannelli su cui lo incolla, accostando un’immagine all’altra secondo il suo gusto, le sue idee e chiama il progetto “Atlas“, perché di un vero e proprio atlante per immagini si tratta.

Attualmente le fotografie sono circa 5.000, per un totale di oltre 700 pannelli, e vengono periodicamente esposte nelle più importanti gallerie d’arte del mondo. Guardandole scorrere, in questa sorta di flusso continuo, un film che ci si snoda davanti, si ha la sensazione che certe immagini siano caratterizzate da un’impronta comune, che rimanda ad altre esperienze visive, ad altre immagini e ricorda il gioco delle associazioni di idee, che si faceva da bambini.

Quello sopra è un mio piccolo atlante, con immagini prese da: FanHoBrunoTortaroloOpissoStevenShoreWilliamEgglestoneAndreasGurskyFrancescoZoiaTeresaZanettiAlfredEisenstaedGiacomoGalliPaoloDalPratoIMinionsAugustSanderDianeArbusStanleyKubrikRobertDoisneauWilliamKleinPacoRabanneTomWood …

BUONGIORNO!

BERENICE_ABBOTT-CITY-ARABESQUE

City Arabesque, Berenice Abbott, 1938

 

Dopo l’esperienza francese, il mio interesse per i luoghi naturali si è diluito e il paesaggio si è affacciato nei miei lavori in modo discontinuo. Il tema costante della mia ricerca continua a essere la città, ma devo ammettere che l’esperienza visiva ed esistenziale vissuta all’interno della Mission ha modificato il mio approccio alla sua rappresentazione. Non è facile descrivere in modo esatto quale cambiamento sia intervenuto, ma, per esempio, a un metodo basato sulla lettura per frammenti o per singole facciate di edifici, ho accostato la scelta di visioni più complesse, nelle quali i singoli oggetti si amalgamano fra loro a formare un tessuto urbano che ne fissa e ne configura in modo inequivocabile l’identità.

Questa rappresentazione del tessuto umano come materia compatta, concepita spesso a strati con diverse profondità prospettiche che sovente nascondono l’orizzonte, deriva forse, anche se può non sembrare evidente, da una sorta di riduzione, da quella visione più dilatata, “naturale” e contemplativa che l’esperienza francese mi ha aiutato a definire.

Gabriele Basilico, Bord de mer

 

BUONGIORNO!

 

Gun 1, New York, William Klein, 1955                  Tom Wood, 1985

 

In cima alla scalinata, davanti alle porte chiuse del teatro, ho visto una sagoma che mi ricordava vagamente qualcuno, ma non riuscivo a capire chi. Era un uomo con un cappotto nero, reggeva come gli altri una candela, ed era circondato da diverse persone con cui parlava sottovoce. Al centro di quel cerchio dominava la folla, benché defilato attirava gli sguardi, dava l’impressione di essre importante, e per qualche strana ragione mi ha fatto pensare a un boss mafioso che partecipi, attorniato da guardie del corpo, al funerale di uno dei suoi uomini. Lo vedevo di scorcio; dal bavero rialzato del cappotto spuntava un pizzetto. Accanto a me, una donna che pure lo aveva notato si è rivolta alla vicina: “E’ venuto Eduard, bene”. L’uomo ha girato la testa, come se nonostante la distanza l’avesse sentita. La fiamma della candela ne ha scolpito i lineamenti.

Ho riconosciuto Limonov.

Limonov, Emmanuel Carrère