BUONGIORNO!

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The Football Game, Austin, Texas, Garry Winogrand, 1974

Nel taxi la radio trasmetteva un programma di musica classica in FM. Il brano era la Sinfonietta di Jànacek. Non esattamente la musica più adatta da sentire in un taxi bloccato nel traffico. E del resto nemmeno l’autista sembrava ascoltarla con troppa attenzione. L’uomo, di mezza età, era impegnato a guardare in silenzio la fila interminabile di auto che aveva davanti, come un pescatore provetto che, ritto a prua, scruta un minaccioso gorgo di correnti. Aomame, sprofondata nel sedile posteriore, gli occhi leggermente socchiusi, ascoltava la musica.

Quante persone ci saranno al mondo che, sentendo l’attacco della Sinfonietta di Jànacek, possono dire con sicurezza che si tratta proprio della Sinfonietta di Jànacek? La risposta potrebbe variare tra “pochissimi” e “quasi nessuno”. Eppure, per qualche ragione, Aomame era in grado di riconoscerla.

Janacek aveva composto quella piccola sinfonia nel 1926. Il tema iniziale era stato scritto come fanfara per una grande manifestazione sportiva. Aomame provò a immaginarsi la Cecoslovacchia nel 1926. I suoi abitanti, dopo la fine della Prima guerra mondiale e la liberazione dal lungo dominio asburgico, si godevano la pace temporanea che aveva visitato l’Europa centrale, bevendo birra Pilsner nei caffè, e producendo mitragliatrici belle e potenti. Due anni prima si era spento, ignorato dal mondo, Franz Kafka. Presto, non si sa bene da dove, sarebbe comparso Hitler, e in un attimo avrebbe divorato quel paese bello e accogliente, ma allora nessuno sapeva che sarebbe accaduta una cosa tanto terribile. Forse la frase più importante che la storia insegni agli uomini è “A quel tempo nessuno sapeva ciò che sarebbe accaduto”. Ascoltando la musica, Aomame immaginava il vento che attraversava dolcemente le pianure della Boemia, e pensava agli eventi della storia.

Nel 1926 era morto l’imperatore Taisho, e aveva avuto inizio l’era Showa. Anche in Giappone stava per cominciare una fase buia e odiosa. Finiva il breve interludio del modernismo e della democrazia, e il fascismo acquistava potere.

Murakami Haruki, 1Q84

BUONGIORNO!

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Scarnificazioni 1 – sulle strade di Giacomelli, Teresa Zanetti, 2013-14

 

Perché?

Esistono ruote che vanno su strade diverse

tutte alla ricerca del senso della vita

Trovi la speranza dove c’è il dolore

e quella che pare gioia lascia la bocca amara.

Forse la vita è là

dove il dolore di ognuno è tanto grande

che non basta la vita del mondo a viverlo tutto.

Mario Giacomelli, 1957

 

AL CINEMA! The Post

THEPOST
The Post, Steven Spielberg, 2017
Cala quattro assi sul tavolo questo film, molto bello, davvero.
Steven Spielberg, alla regia; Merryl Streep e Tom Hanks nei ruoli principali; Josh Singer (come dimenticare “Il caso Spotlight”?) che scrive la sceneggiatura a quattro mani con la giovane e talentuosa Liz Hannah.
C’è tutta l’America raccontata nella storia di una donna in mezzo a un mondo di squali, tutti maschi. La libertà; la sincerità; il coraggio delle scelte, anche scomode; la presa di coscienza di sé da parte di una donna che passa dal fare la moglie e la madre alla conduzione di un grande gruppo editoriale; l’idea che la stampa sia a sevizio di chi è governato e non di chi governa… le cose alte, insomma;  l’entusiasmo; il lavorare sodo.
E una New York che è la sua stessa iconografia, fatta di strade alla mattina presto, illuminate da controluce che sono il marchio di fabbrica di questa città; di viadotti che tagliano il traffico cittadino; della frenesia della gente che lavora.
E poi la redazione del giornale, le rotative che si mettono in moto nei sotterranei, facendo tremare tutto l’edificio sovrastante.
E per di più è una storia vera!
La colonna sonora è la ventottesima collaborazione tra Spielberg e il compositore John Williams.

BUONGIORNO!

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Raymond Peynet, Les Amoureaux

… il peso del sogno che porto si fa sentire.

“Dove arriva lei, in genere? Direttamente nel letto o sotto la doccia?”

“In genere, non arrivo proprio.”

Cerco di ricordare il corso di stregoneria rosa di Méliès.

‘Mostrati per quello che sei, falla ridere o piangere, ma fa finta di voler diventare suo amico. Interessati a lei, non solo al suo sedere. Ti dovrebbe riuscire, dato che non ti preoccupi solo di quello. Non si freme così a lungo per qualcuno solo se pensiamo al suo sedere, giusto?’

E’ tutto vero, ma ora che l’ho visto in movimento, penso parecchio anche a quello, il che scompiglia ancor di più le carte.

“Non era lei a fare un tic tac infernale durante il concerto? Mi sembra di riconoscerla …”

“Riconoscermi?”

“Insomma, cosa vuole da me?”

“Vorrei regalarle una cosa. Non sono fiori e nemmeno cioccolatini …”

“E cosa sarebbe allora?”

Tiro fuori un mazzo di occhiali dallo zaino, glieli tendo concentrandomi per non tremare. Tremo lo stesso, il mazzo tintinna.

Fa una smorfia da bambola imbronciata. In quell’espressione possono nascondersi il sorriso o la collera, non so per quale propendere. Il mazzo è pesante, fra poco mi verrà un crampo e sto sfiorando il ridicolo.

“Che cos’è?”

“Un mazzo di occhiali.”

“Non sono i miei fiori preferiti.”

Ai confini del mondo, da qualche parte fra il mento e la piega delle labbra, si disegna un sorriso.

Mathias Malzieu, La meccanica del cuore

 

BUONGIORNO!

L'OMBRA

L’errore fotografico – L’ombra, Teresa Zanetti, 2017

 

Il fallimento rappresenta dunque un problema. Ed è per questo che ci interessa. Nel suo La formazione dello spirito scientifico, Gaston Bachelard dimostra a ragione che “è in forma di ostacoli che bisogna porre il problema della conoscenza scientifica”. DI solito, con un ostacolo ci si scontra, è ciò che intralcia l’avanzamento della comprensione. Per Bachelard, al contrario, esso può dimostrarsi un prezioso indicatore dei processi in atto nell’esperienza cognitiva. La conoscenza è “una luce che proietta sempre ombre da qualche parte”, ed è percepibili soprattutto grazie a queste. Le ipotesi di Bachelard, largamente confortate dalla psicologia cognitivista o dalle ricerche psicoanalitiche sui lapsus e gli atti mancati, hanno mostrato che esisteva una forma di conoscenza per errore, orientata verso le ombre e gli ostacoli. E’ questo il modello epistemolomogico su cui si basa il nostro saggio. Che scommette su quanto segue: è nelle sue ombre, nei suoi scatti errati, nei suoi accidenti e nei suoi lapsus che la fotografia si svela e meglio si lascia analizzare; scommette insomma sull’errore fotografico come strumento cognitivo.

Clément Chéroux, L’errore Fotografico