BUONGIORNO!

BERENICE_ABBOTT-CITY-ARABESQUE

City Arabesque, Berenice Abbott, 1938

 

Dopo l’esperienza francese, il mio interesse per i luoghi naturali si è diluito e il paesaggio si è affacciato nei miei lavori in modo discontinuo. Il tema costante della mia ricerca continua a essere la città, ma devo ammettere che l’esperienza visiva ed esistenziale vissuta all’interno della Mission ha modificato il mio approccio alla sua rappresentazione. Non è facile descrivere in modo esatto quale cambiamento sia intervenuto, ma, per esempio, a un metodo basato sulla lettura per frammenti o per singole facciate di edifici, ho accostato la scelta di visioni più complesse, nelle quali i singoli oggetti si amalgamano fra loro a formare un tessuto urbano che ne fissa e ne configura in modo inequivocabile l’identità.

Questa rappresentazione del tessuto umano come materia compatta, concepita spesso a strati con diverse profondità prospettiche che sovente nascondono l’orizzonte, deriva forse, anche se può non sembrare evidente, da una sorta di riduzione, da quella visione più dilatata, “naturale” e contemplativa che l’esperienza francese mi ha aiutato a definire.

Gabriele Basilico, Bord de mer

 

BUONGIORNO!

 

Gun 1, New York, William Klein, 1955                  Tom Wood, 1985

 

In cima alla scalinata, davanti alle porte chiuse del teatro, ho visto una sagoma che mi ricordava vagamente qualcuno, ma non riuscivo a capire chi. Era un uomo con un cappotto nero, reggeva come gli altri una candela, ed era circondato da diverse persone con cui parlava sottovoce. Al centro di quel cerchio dominava la folla, benché defilato attirava gli sguardi, dava l’impressione di essre importante, e per qualche strana ragione mi ha fatto pensare a un boss mafioso che partecipi, attorniato da guardie del corpo, al funerale di uno dei suoi uomini. Lo vedevo di scorcio; dal bavero rialzato del cappotto spuntava un pizzetto. Accanto a me, una donna che pure lo aveva notato si è rivolta alla vicina: “E’ venuto Eduard, bene”. L’uomo ha girato la testa, come se nonostante la distanza l’avesse sentita. La fiamma della candela ne ha scolpito i lineamenti.

Ho riconosciuto Limonov.

Limonov, Emmanuel Carrère

 

BUONGIORNO!

winogrand_sfmo2000_2_090402

The Football Game, Austin, Texas, Garry Winogrand, 1974

Nel taxi la radio trasmetteva un programma di musica classica in FM. Il brano era la Sinfonietta di Jànacek. Non esattamente la musica più adatta da sentire in un taxi bloccato nel traffico. E del resto nemmeno l’autista sembrava ascoltarla con troppa attenzione. L’uomo, di mezza età, era impegnato a guardare in silenzio la fila interminabile di auto che aveva davanti, come un pescatore provetto che, ritto a prua, scruta un minaccioso gorgo di correnti. Aomame, sprofondata nel sedile posteriore, gli occhi leggermente socchiusi, ascoltava la musica.

Quante persone ci saranno al mondo che, sentendo l’attacco della Sinfonietta di Jànacek, possono dire con sicurezza che si tratta proprio della Sinfonietta di Jànacek? La risposta potrebbe variare tra “pochissimi” e “quasi nessuno”. Eppure, per qualche ragione, Aomame era in grado di riconoscerla.

Janacek aveva composto quella piccola sinfonia nel 1926. Il tema iniziale era stato scritto come fanfara per una grande manifestazione sportiva. Aomame provò a immaginarsi la Cecoslovacchia nel 1926. I suoi abitanti, dopo la fine della Prima guerra mondiale e la liberazione dal lungo dominio asburgico, si godevano la pace temporanea che aveva visitato l’Europa centrale, bevendo birra Pilsner nei caffè, e producendo mitragliatrici belle e potenti. Due anni prima si era spento, ignorato dal mondo, Franz Kafka. Presto, non si sa bene da dove, sarebbe comparso Hitler, e in un attimo avrebbe divorato quel paese bello e accogliente, ma allora nessuno sapeva che sarebbe accaduta una cosa tanto terribile. Forse la frase più importante che la storia insegni agli uomini è “A quel tempo nessuno sapeva ciò che sarebbe accaduto”. Ascoltando la musica, Aomame immaginava il vento che attraversava dolcemente le pianure della Boemia, e pensava agli eventi della storia.

Nel 1926 era morto l’imperatore Taisho, e aveva avuto inizio l’era Showa. Anche in Giappone stava per cominciare una fase buia e odiosa. Finiva il breve interludio del modernismo e della democrazia, e il fascismo acquistava potere.

Murakami Haruki, 1Q84

BUONGIORNO!

scarnificazioni_1_web

Scarnificazioni 1 – sulle strade di Giacomelli, Teresa Zanetti, 2013-14

 

Perché?

Esistono ruote che vanno su strade diverse

tutte alla ricerca del senso della vita

Trovi la speranza dove c’è il dolore

e quella che pare gioia lascia la bocca amara.

Forse la vita è là

dove il dolore di ognuno è tanto grande

che non basta la vita del mondo a viverlo tutto.

Mario Giacomelli, 1957

 

AL CINEMA! The Post

THEPOST
The Post, Steven Spielberg, 2017
Cala quattro assi sul tavolo questo film, molto bello, davvero.
Steven Spielberg, alla regia; Merryl Streep e Tom Hanks nei ruoli principali; Josh Singer (come dimenticare “Il caso Spotlight”?) che scrive la sceneggiatura a quattro mani con la giovane e talentuosa Liz Hannah.
C’è tutta l’America raccontata nella storia di una donna in mezzo a un mondo di squali, tutti maschi. La libertà; la sincerità; il coraggio delle scelte, anche scomode; la presa di coscienza di sé da parte di una donna che passa dal fare la moglie e la madre alla conduzione di un grande gruppo editoriale; l’idea che la stampa sia a sevizio di chi è governato e non di chi governa… le cose alte, insomma;  l’entusiasmo; il lavorare sodo.
E una New York che è la sua stessa iconografia, fatta di strade alla mattina presto, illuminate da controluce che sono il marchio di fabbrica di questa città; di viadotti che tagliano il traffico cittadino; della frenesia della gente che lavora.
E poi la redazione del giornale, le rotative che si mettono in moto nei sotterranei, facendo tremare tutto l’edificio sovrastante.
E per di più è una storia vera!
La colonna sonora è la ventottesima collaborazione tra Spielberg e il compositore John Williams.