rendirse/abbandonarsi

Quiero dormirme
entre tus brazos.
Bajo tus ojos
vigilantes, rendirme.
Y despertar mañana
por tu boca, la piel
de mi cuello
escalofriante
entre tus dientes.
Voglio addormentarmi
tra le tue braccia.
Sotto i tuoi occhi
che vegliano, arrendermi.
E risvegliarmi domani
grazie alla tua bocca, la pelle
del mio collo,
che rabbrividisce
tra i tuoi denti.

oppure

Recordás?
Prometiste un dibujo.
De margaritas y espigas,
me prometiste.
Un dibujo,
sobre mi piel desnuda.
Recordás? Dijiste:
"de tinta negra,
sobre tu espalda blanca,
de margaritas y espigas,
cada día, un dibujo".
Bailan, catala tregua
espera, las golondrinas,
en tizas de colores,
Cronopio las dibuja, 
sobre la piel, pizarra
redonda de la tortuga
que sueña de volar.
Ricordi?
Promettesti un disegno.
Di margherite e spighe,
mi promettesti.
Un disegno,
sulla mia pelle nuda.
Ricordi? Dicesti:
"d'inchiostro nero,
sulla tua schiena bianca
di margherite e spighe,
ogni giorno, un disegno".
Ballano, gustala pausa
aspetta, le rondini,
con gessetti colorati,
Cronopio le disegna
sulla pelle, lavagna
rotonda della tartaruga
che sogna di volare.

Eravamo due pianeti senza satelliti. Viaggiavamo ciascuno per proprio conto, ciascuno sulla propria orbita. In giro per l’universo, senza cercare altro che un modo per farci passare lo straniamento di esser soli.

Viaggiavamo. Due cronopi vagabondi.

Ci divertiva il semplice pensiero di lunghe stelle filanti di dentifricio che volavano leggere … E, rapiti, restavamo a guardarle finché si depositavano sulla falda del cappello di qualche parsimonioso intento a chiacchierare giusto sotto le finestre dei nostri rispettivi bagni.

Oppure eravamo due che si perdevano a contare, mentre volteggiavano nell’aria fresca del mattino, i semi che si staccavano dal soffione della doccia.

Oppure eravamo i soli due al mondo a trovare divertente il fatto che i cigni, per vedere se avevano dei mostri nel loro sottoletto, mettevano la testa sottacqua. E invece gli struzzi, proprio per non sapere nulla del loro, di sottoletto dico, la testa la mettevano sottoterra.

Viaggiavamo sicuri, come consiglia il ministero. Però pure un po’ distratti. E non è che ci cercassimo. Però pure un po’ lo sapevamo che, da qualche parte, un “altro come-me” doveva pur esistere.

E gira, gira, guardando tu di là e io di qua, ci siam venuti addosso.

Entrando in collisione, tu e io siamo esplosi in una risata.

ventunmarzo

E poi la primavera
ritorna.
Ti sorprende, perché
sembrava che
non fosse possibile. Ma
un bel mattino è lì, davanti
ai tuoi occhi, col verde
tenero di foglie e petali
di rosa e il cielo azzurro
di un tepore nuovo ...

È la primavera.
Ritorna.