A poco a poco
si andava dissolvendo
la tua mente
lasciando intatti
frammenti d’ansia e angosce
soffuse nella nebbia
spessa
come una nuvola
di latte che si spande
dentro al tè rovente.
Insieme, ti restava
una capacità di conto
e ferrea matematica
di logica geniale
che mi sorprendeva sempre
poi le preghiere tutte
a memoria
come la messa
che sapevi ancora recitare tutta intera
con le domande
e le risposte
del prete e dei fedeli
in latino o in italiano
come una cantilena
che imparata da bambini
mai si scorda.
Ma le parole
quelle per indicare il mondo
che ti circondava
quelle no
non ce le avevi
ed inciampava la tua bocca
in frasi che iniziavi
mille volte e non finivi
perché per strada tu
te le perdevi e si vedeva
la fatica
insieme alla disperazione
di non riuscire a dire
quello che sentivi
o che desideravi.
Lo sforzo
che ti increspava gli occhi
ti corrugava il volto
e il collo che esaltava
le sue vene
e più non respiravi
trattenevi il fiato
come si fa sott’acqua
diventavi tutta rossa
poi esplodevi
in un rantolo di resa
e con lo sguardo tu
mi interrogavi
nella speranza che capissi.
Capirti.
È stata questa
forse
la mia vera lotta.