AL CINEMA!

Fratelli Nemici, David Oelhoffen, 2018

 

La danza triste delle sconfitte.

Perdono tutti in questa storia sporca.

Perde Imran, che perde la vita.

Perde Manuel, che perde anche lui la vita, proprio quando sembrava che ce l’avesse fatta.

Perde Driss, che perde tutto, amici, stima di sé, amore della famiglia.

Perdono i figli, le mogli, le madri, i padri …

Eppure è una storia bella al limite dello strazio. Di amici di banlieue, nella periferia che fatica a sbarcare il lunario, tra mille espedienti e sotterfugi per cavarsela.

DI uomini che amano, nonostante tutto e che sono disperatamente amati. Nonostante tutto.

Di donne coraggiose. Di bambini che giocano a pallone nel parcheggio del carcere e pazienza se non si può, ma il tempo bisogna pur farlo passare, quando si aspetta un amico di papà che sta per uscire in libertà per fine pena.

E appena si esce, si ricomincia, da dove si era lasciato.

E i più insospettabili sono proprio i peggiori, quelli che fanno di tutto perché tutto cambi, in modo che alla fine non cambi proprio niente.

 

 

AL CINEMA! Dafne. Federico Bondi

Dafne, Federico Bondi, 2018

Dafne è un vulcano di capelli rosso lava che dice sempre quello che pensa, non sopporta i sassolini nelle scarpe, va in discoteca, ha un mucchio di amici che la amano e la stimano, lavora sodo con impegno e dedizione, è molto felice e single convinta, anche se ha avuto un fidanzato, una volta.

Ma soprattutto Dafne vuole scegliere e, quando muore la sua mamma e il babbo cade in depressione, sceglie di non prendere le “medicine per non piangere” che vorrebbero darle, perché lei, invece, vuole proprio piangere.

Che poi Dafne abbia 3 cromosomi nella “coppia 21” è solo una questione che mette in imbarazzo noi benpensanti che “poverina” pensiamo “non le bastava quel che già aveva?”. Ma quello è un problema nostro, perché lei se ne frega e ci dimostra che i limiti stanno solo nella nostra testa di normodotati, troppo spesso paurosi di scegliere perché temiamo di sbagliare e di soffrire e, in definitiva, di vivere.

Carolina Raspanti impersona una rompiscatole infinita a cui non diamo una botta in testa solo perché ci trattiene la sua malattia così dimostrandoci una volta di più la nostra pochezza, ma la sua caparbietà, il suo ottimismo, la sua forza d’animo sono travolgenti. Alla faccia di tutti quelli che quando parlano con un “handiccappato” tirano fuori la vocetta mielosa e condiscendente che si usa con i bambini di due anni (che detto per inciso non sono stupidi nemmeno loro).

Un film asciutto e senza fronzoli, non ne servono, che tutti dovrebbero vedere per smettere di piangersi addosso quando si sbeccano un’unghia.

Delicato cammeo di Stefania Casini (nota ai più grandicelli per la sua spettacolare avvenenza, di cui non faceva mistero) nei panni della mamma di Dafne.

Uscito nelle sale il 21/3 (21 come la coppia di cromosomi, 3 come la tripletta che la abita) è stato giustamente premiato alla Berlinale con il prestigioso Premio FIPRESCI

 

AL CINEMA! Momenti di trascurabile felicità. Daniele Luchetti

Momenti di trascurabile felicità, Daniele Luchetti, 2018

Paolo vive i suoi giorni a Palermo all’insegna del disimpegno: è un padre e un marito evanescente, un amante in fuga perenne, un amico indolente che farebbe qualsiasi cosa pur di accorciare la strada da percorrere per raggiungere gli altri …

E soprattutto non rispetta le regole, specialmente il semaforo rosso. Finché non incontra qualcuno che la pensa come lui.

Ma quel qualcuno si muove con un furgoncino, mentre lui va in moto.

E muore. E mentre muore, contrariamente a quanto aveva sempre creduto, non pensa alle “cose alte”, ma a mille piccole sciocchezze: quando chiudo la porta del frigorifero la luce si spegne davvero? Perché il primo taxi della fila non mai veramente il primo? L’Autan e lo yoga non sono in contraddizione? Perché sui treni il martello frangivetro è dentro una bacheca di vetro? Se ho un martello per rompere la bacheca per prelevare il martello frangivetro, non faccio prima a usarlo per rompere il vetro? …

Arrivato all’ufficio smistamento dell’aldilà, grazie a un errore dovuto al mancato computo del tempo in più garantito dal consumo quotidiano di centrifughe di frutta e verdura allo zenzero, scopre di avere ancora 1 ora e trentadue minuti da vivere …

Poco o molto? Starà a lui farne buon uso.

Intelligente, divertente, leggero e profondo tutto insieme.

Con un finale che non mi ha soddisfatta in pieno ma che certo non inficia la bontà di questa nuova proposta di Luchetti, che si conferma molto bravo.

AL CINEMA! Gloria Bell di Sebastiàn Lelio

Gloria Bell, Sebastiàn Lelio, 2018

Gli uomini, tutti gli uomini, escono pesantemente ammaccati dal confronto con questa donna che, alla soglia dei sessanta, ama la vita senza riserve, anche se rischia di diventare cieca, ha qualche peluzzo da estirpare sul mento e qualche tristezza da menopausa.

L’ex marito irrisolto che ancora la rimpiange nonostante i dodici anni trascorsi dal divorzio voluto da lui.

Il figlio, neo padre, che si dibatte tra la voglia di chiederle aiuto e quella di fare tutto da solo, dal momento che la mamma del piccolo è a meditare nel deserto e lui non ha la più pallida idea di quando tornerà.

L’amante (un grandioso John Turturro) a suo dire neo-divorziato, ma ancora impastoiato nella vecchia famiglia, tanto da far sospettare che il divorzio non sia reale.

Tutti bambini mai cresciuti, come purtroppo molti uomini anche nella vita reale …

E Gloria (una strepitosa Julianne Moore, bellissima – è del 1960 e nessuno lo direbbe) “surfa“, complice una colonna sonora tutta di brani disco music anni Settanta, sulle onde della vita, radiosa, leggera e vibrante, consapevole di essere una donna che non ha più nulla da dimostrare al mondo: lavora e si mantiene da sola da sempre, è una figlia ottimista e positiva, una madre coraggiosa (che sa quando è il momento di lasciar volare i piccoli che piccoli non sono più e non ne fa un dramma), una nonna fantastica, un’amica sensibile e presente al momento giusto.

Sebastiàn Lelio ci regala un remake, a distanza di sei anni, di un suo stesso film, in cui rivisita col gusto di oggi temi sempre attuali.

 

 

Al cinema!

Domani è un altro giorno, Simone Spada, 2019

 

Se non fosse che è straziante, si potrebbe anche ridere.

Simone Spada dirige Giallini e Mastandrea con grazia e garbo, in una ballata dolceamara verso la morte, che non puzza di buonismo e sentimentalismi inutili.

Tommaso e Giuliano sono amici da sempre.

Uno, ormai da trent’anni, vive e lavora in Canada. L’altro è rimasto a Roma dove fa l’attore di TV prestato al teatro ed è malato di cancro. E non vuole più curarsi.

Tommaso lascia lavoro e famiglia per quattro giorni per stare con l’amico e provare a dissuaderlo dal suo proposito e a riprendere le cure.

In quei quattro giorni parlano, ridono, ricordano, si arrabbiano contro la sorte, piangono anche. Finché Tommaso capisce le ragioni di Giuliano.