Al cinema! Cyrano mon amour di Alexis Michalik

Edmond (Cyrano mon amour), Aléxis Michalik, 2018

L’incredibile (e un po’ romanzata) storia della nascita della commedia triste e romantica più brillante che sia mai stata scritta.

Nella Parigi della Belle Epoque, in cui Feydeau imperversa il povero Edmond Rostand resta al palo, tra le sue rime datate e la mancanza di una nuova ispirazione.

Nel volgere di pochi giorni però tutto cambia: Sarah Bernard, la grande attrice e sua indefessa ammiratrice, irrompe nella sua vita portandosi appresso Constant Coquelin intenzionato a recitare nell’ultima commedia del giovanotto.

Il dettaglio di pochissimo conto è che la commedia non esiste. E mancano solo tre settimane alla sua messa in scena.

Effervescente, divertente, irriverente, rutilante … e quanti più ***nte si vogliano aggiungere.

L’azzeccatissima colonna sonora è affidata alle mani sapienti di Romain Trouillet.

Al cinema! Cafarnao caos e miracoli di Nadine Labaki

Cafarnao – Caos e miracoli, Nadine Labaki, 2018

 

Il condannato ha polsi sottili.

Così sottili che sembrano quelli di un bambino.

Così sottili che sono quelli di un bambino.

Il condannato è un bambino.

Ma non gli vengono risparmiate le manette. Né una condanna a cinque anni di carcere. Né un carcere che a confronto quelli in cui sono rinchiusi gli adulti nelle prigioni modello dell’Occidente sono hotel a 5 stelle.

Questa Cafarnao non è in Galilea, non è il luogo evangelico della sinagoga in cui Gesù inizia la sua predicazione.

Questa Cafarnao è la Beirut di oggi devastata e così uguale a quella dei racconti fotografici di Gabriele Basilico, anche se da allora sono passati quasi trent’anni.

E’ un suq dove la povera gente si arrabatta, dove le bambine di undici anni vengono date in spose a uomini adulti e muoiono di parto, dove immigrati clandestini sono schiavi di sfruttatori senza scrupoli, dove i bambini sognano di emigrare in Svezia e un profugo siriano è in una condizione invidiabile rispetto a chi, pur essendo libanese, non esiste agli occhi di nessuno, dove un bambino disperato e carcerato può decidere di fare causa ai suoi genitori per averlo messo al mondo.

Eppure, e misteriosamente e inspiegabilmente, è anche un luogo di speranza. E di promesse incredibilmente mantenute.

Giustamente premiata a Cannes, la Labaki, brava regista e attrice, si riserva un cammeo commovente di avvocato (avvocata?) che combatte per i sogni di chi pare non aver diritto ad averne.

AL CINEMA!

Fratelli Nemici, David Oelhoffen, 2018

 

La danza triste delle sconfitte.

Perdono tutti in questa storia sporca.

Perde Imran, che perde la vita.

Perde Manuel, che perde anche lui la vita, proprio quando sembrava che ce l’avesse fatta.

Perde Driss, che perde tutto, amici, stima di sé, amore della famiglia.

Perdono i figli, le mogli, le madri, i padri …

Eppure è una storia bella al limite dello strazio. Di amici di banlieue, nella periferia che fatica a sbarcare il lunario, tra mille espedienti e sotterfugi per cavarsela.

DI uomini che amano, nonostante tutto e che sono disperatamente amati. Nonostante tutto.

Di donne coraggiose. Di bambini che giocano a pallone nel parcheggio del carcere e pazienza se non si può, ma il tempo bisogna pur farlo passare, quando si aspetta un amico di papà che sta per uscire in libertà per fine pena.

E appena si esce, si ricomincia, da dove si era lasciato.

E i più insospettabili sono proprio i peggiori, quelli che fanno di tutto perché tutto cambi, in modo che alla fine non cambi proprio niente.

 

 

AL CINEMA! Dafne. Federico Bondi

Dafne, Federico Bondi, 2018

Dafne è un vulcano di capelli rosso lava che dice sempre quello che pensa, non sopporta i sassolini nelle scarpe, va in discoteca, ha un mucchio di amici che la amano e la stimano, lavora sodo con impegno e dedizione, è molto felice e single convinta, anche se ha avuto un fidanzato, una volta.

Ma soprattutto Dafne vuole scegliere e, quando muore la sua mamma e il babbo cade in depressione, sceglie di non prendere le “medicine per non piangere” che vorrebbero darle, perché lei, invece, vuole proprio piangere.

Che poi Dafne abbia 3 cromosomi nella “coppia 21” è solo una questione che mette in imbarazzo noi benpensanti che “poverina” pensiamo “non le bastava quel che già aveva?”. Ma quello è un problema nostro, perché lei se ne frega e ci dimostra che i limiti stanno solo nella nostra testa di normodotati, troppo spesso paurosi di scegliere perché temiamo di sbagliare e di soffrire e, in definitiva, di vivere.

Carolina Raspanti impersona una rompiscatole infinita a cui non diamo una botta in testa solo perché ci trattiene la sua malattia così dimostrandoci una volta di più la nostra pochezza, ma la sua caparbietà, il suo ottimismo, la sua forza d’animo sono travolgenti. Alla faccia di tutti quelli che quando parlano con un “handiccappato” tirano fuori la vocetta mielosa e condiscendente che si usa con i bambini di due anni (che detto per inciso non sono stupidi nemmeno loro).

Un film asciutto e senza fronzoli, non ne servono, che tutti dovrebbero vedere per smettere di piangersi addosso quando si sbeccano un’unghia.

Delicato cammeo di Stefania Casini (nota ai più grandicelli per la sua spettacolare avvenenza, di cui non faceva mistero) nei panni della mamma di Dafne.

Uscito nelle sale il 21/3 (21 come la coppia di cromosomi, 3 come la tripletta che la abita) è stato giustamente premiato alla Berlinale con il prestigioso Premio FIPRESCI

 

AL CINEMA! Momenti di trascurabile felicità. Daniele Luchetti

Momenti di trascurabile felicità, Daniele Luchetti, 2018

Paolo vive i suoi giorni a Palermo all’insegna del disimpegno: è un padre e un marito evanescente, un amante in fuga perenne, un amico indolente che farebbe qualsiasi cosa pur di accorciare la strada da percorrere per raggiungere gli altri …

E soprattutto non rispetta le regole, specialmente il semaforo rosso. Finché non incontra qualcuno che la pensa come lui.

Ma quel qualcuno si muove con un furgoncino, mentre lui va in moto.

E muore. E mentre muore, contrariamente a quanto aveva sempre creduto, non pensa alle “cose alte”, ma a mille piccole sciocchezze: quando chiudo la porta del frigorifero la luce si spegne davvero? Perché il primo taxi della fila non mai veramente il primo? L’Autan e lo yoga non sono in contraddizione? Perché sui treni il martello frangivetro è dentro una bacheca di vetro? Se ho un martello per rompere la bacheca per prelevare il martello frangivetro, non faccio prima a usarlo per rompere il vetro? …

Arrivato all’ufficio smistamento dell’aldilà, grazie a un errore dovuto al mancato computo del tempo in più garantito dal consumo quotidiano di centrifughe di frutta e verdura allo zenzero, scopre di avere ancora 1 ora e trentadue minuti da vivere …

Poco o molto? Starà a lui farne buon uso.

Intelligente, divertente, leggero e profondo tutto insieme.

Con un finale che non mi ha soddisfatta in pieno ma che certo non inficia la bontà di questa nuova proposta di Luchetti, che si conferma molto bravo.