Jem, mio fratello, aveva quasi tredici anni all’epoca in cui si ruppe malamente il gomito sinistro. Quando guarì e gli passarono i timori di dover smettere di giocare a football, Jem non ci pensò quasi più. Il braccio sinistro gli era rimasto un po’ più corto del destro; in piedi o camminando, il dorso della sinistra faceva un angolo retto con il corpo, e il pollice stava parallelo alla coscia, ma a Jem non importava un bel nulla: gli bastava poter continuare a giocare, poter passare o prendere la palla al volo.
C’è chi a Milano c’è nato, e per questo l’ama, e c’è chi ci è arrivato seguendo una delle tante occasioni che la vita ti mette davanti. Ma non per questo l’ama di meno.
E’ una città difficile da apprezzare se non la guardi attraverso gli occhi di un innamorato. Per me che venivo da una città di mare, una città abbracciata dalle colline aspre e il cui cielo era spazzato regolarmente dalla bora, trovarmi in una metropoli dove il cielo azzurro è un evento, dove il panorama è occultato dai profili delle case, dove per sentire il profumo di iodio devi andare nell’area relax di una palestra … è stato uno shock. Che è durato fino a quando, una sera tardi, in compagnia di un amico, siamo andati in una birreria.
Corro perché mia mamma mi picchia, Giovanni Storti – Franz Rossi, 2013
Beyond The Imaginery Gates, Iain Brownlie Roy, 2004
31 maggio
… Eccomi dunque, sul parquet di fronte alla donna, sono come Dio mi ha fatto, solo con quarantanove anni e quattro giorni in più, non che i miei pensieri siano così orientati verso il Creatore, in questo preciso momento. Ci sono ancora tre assi del pavimento fra noi, in massiccio legno di quercia delle foreste qui intorno, che sono tappezzate di mine antiuomo, ogni tavola larga una trentina di centimetri più gli interstizi, e io tendo la mano, brancolo verso di lei come un cieco che va cercando il nesso fra le cose, prima mi avvicino alla superficie del corpo, la pelle, la luna le rischiara la schiena attraverso uno spiraglio fra le tende. Muove un passo verso di me, io faccio scricchiolare un’asse del pavimento. Anche lei tende la sua mano, le uniamo palmo contro palmo, linea della vita contro, linea della vita e un fiotto violento mi invade la carotide, le vene delle ginocchia e quelle delle braccia mi pulsano, sento il flusso del sangue spandersi fra un organo e l’altro.
Alla spalle del letto, la parete della stanza numero undici dell’Hotel Silence è rivestita di una tappezzeria dai motivi a foglie. Mi attraversa la mente un pensiero, che domani comincerò a carteggiare e lucidare il pavimento.
Nell’Ottocento, quando si posava la prima pietra di importanti manufatti pubblici cittadini, era consuetudine inserire nelle fondamenta alcuni oggetti dell’epoca, a futura memoria. Anche se c’era la quasi certezza che, annegati nella pietra e nel cemento, probabilmente non sarebbero mai più saltati fuori. Così si dice che sotto l’obelisco di piazza Savoia qualcuno abbia chiuso in una cassetta alcuni giornali, una copia delle leggi Siccardi, alcune monete, un sacchetto con semi di riso, un pacco di grissini e una bottiglia di Barbera, e che nei piloni del ponte napoleonico di piazza Vittorio siano stati sotterrati denari francesi coniati appositamente per l’occasione. Invece in quelli del ponte Isabella, secondo la leggenda, ci sarebbero dei dobloni. E, come se non bastasse, su una spalletta del viadotto sarebbe stata fissata una misteriosa piastrella di argilla cotta che nessuno ha mai più ritrovato…
Bene, sei entrato nel cuore
Però ci vuoi abitare
Mi chiedi il permesso
Ed io non so che dire
Premetto che prima alla parola “amore”, tremavo
Ora che vivo la storia più libera del mondo
Che sento nell’aria il bene più profondo
A volte ho paura che crolli tutto quanto
Non è razionale, non lo puoi spiegare
Tremano le gambe mentre ride il cuore
Chiudi la finestra, che c’è troppo sole anche quando piove
Anche quando piove
Meraviglioso amore mio
Meraviglioso come
Un quadro che ha dipinto Dio
Con dentro il nostro nome
Meraviglioso amore mio
Bisogna averne cura
Stringiti forte su di me
Così non ho paura mai
Così non ho paura mai
Bene, facciamo progetti per questa nostra vita
Che ha tanti difetti e a volte va in salita
Ma in due la fatica diventa circostanza
Non è razionale, non lo puoi spiegare
Tremano le gambe mentre grida il cuore
Chiudi la finestra, che c’è troppo sole anche quando piove
Anche quando piove
Meraviglioso amore mio
Meraviglioso come
Un quadro che ha dipinto Dio
Con dentro il nostro nome
Meraviglioso amore mio
Bisogna averne cura
Stringiti forte su di me
Così non ho paura mai
Così non ho paura mai
Meraviglioso amore mio
Meraviglioso come
Un quadro che ha dipinto Dio
Con dentro il nostro nome
Meraviglioso amore mio
Bisogna averne cura
Stringiti forte su di me
Così non ho paura mai
Così non ho paura mai
Così non ho paura mai