A sorpresa son tornate, 
le rondini.
Costruivano un nido,
questa mattina,
sulla gronda di fronte.
Le seguivo
stupita, nel loro andare
e venire con piccoli rami
nel becco e ciuffi
di piume.
Mi metteva allegria,
come a maggio,
che ho comprato i mirtilli
e il cestino mi è sfuggito
di mano e restavo
a guardarli incantata
mentre rotolavano in terra.
Oggi è il tuo compleanno.
Torino, 11 giugno 2022

Le strade del tempo

Quanti hanno paragonato
un corpo
amato
a un paesaggio?
Pianure sconfinate,
dalle spalle alle reni
estese e colline sinuose
ricordano le natiche
o anche i seni.
E valli erbose si aprono
tra i peli
del petto o il pube.
E il ventre tiepido,
da cresta a cresta di ilio, è
un deserto su cui
il desiderio spira
come assurdo scirocco.
Ma per me un corpo è
anche una carta stradale
su cui sono indicate
tutte le vie della vita vissuta,
persino i più sottili sentieri,
tracciati tra i fili d'erba
dalla bava delle lumache.
Cicatrici traslucide,
sulla pelle di mare,
strade lunghe e diritte che
guidano alle sconfitte,
per scoprirsi un'altra volta
in piedi
per scoprirsi più forte.
E piccole ragnatele
intorno agli occhi
che dicono se piangi o sorridi
svolgendosi in ventagli
argentati.
I nei sono
costellazioni di stelle
solo parzialmente ignote
e unire i puntini
per trarne ogni volta
disegni diversi
ricordi d'infanzia
e settimane enigmistiche
giocate coi nonni
sotto il sole d'estate.
E ritrovare se stessi.

L’eredità

E soprattutto diffida delle persone tristi. Quelle che guardano il mondo con la loro faccia smorta da scoregge imbottigliate, come se nessun altro avesse mai capito un cazzo e solo loro avessero trovato il segreto del senso della vita.

Sono solo narcisiste che vogliono su di sé tutta l’attenzione.

Va tutto bene? Che cosa succede? Che cos’hai? Posso fare qualcosa per te? La sollecitudine degli empatici…

E loro, odor di muffa e vita stantia, divorano in questo modo tutta la positività di chi si avvicina.

Domare

Hai cominciato sempre più frequentemente
a farti trovare
sulle mie strade.
Hai iniziato la caccia
da largo.
Con ampie manovre
di accerchiamento
mi hai abituat*
alla tua presenza.
Apparivi all'improvviso,
anche più volte al giorno,
tanto che quasi senza
rendermene conto
ho iniziato a chiedermi,
quando andavo
per le mie vie,
se ti avrei incontrato.
E poi ad aspettarmelo.
E infine a sperarci.
È così che si doma
un cavallo brado.
Fin quando si convince
di esser stato da sempre
come lo volevi tu.
Sin quando non sa più
distinguere se sceglie
le strade che
gli appartengono
o le tue.