Non ho mai provato nulla di simile con nessun altro prima di te. Un'attrazione fisica e mentale insieme, che si nutrono l'una dell'altra e entrambe di una tensione quasi sadomasochistica, fatta di filosofia e di scherzi e letteratura, d'ironia e dispetti e piccole crudeltà e gesti d'amore così minuscoli da essere invisibili agli occhi degli altri. Ma non ai nostri, che ben sappiamo cercarli là dove si nascondono.
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Il gatto e il topo
Se vogliamo continuare a giocare al gatto col topo, tu e io, a me sta bene. C'è qualcosa di erotico in questo continuo tira e molla che ci fa eternamente languidi, eternamente affamati l'una dall'altro. Uno shibari in cui le parole sono corde e ciascuno di noi due è allo stesso tempo chi lega e chi è legato e un po' stringe il nodo e un po' lo allenta, nel continuo aggiustamento di un equilibrio che non può che essere instabile, perché non sappiamo mai quando l'altro deciderà di parlare e possiamo solo aspettare la sua prossima mossa...
Da mio padre ho imparato
Da mio padre ho imparato
la parresia.
Perché non ci siano malintesi.
O per ridurli al minimo, quantomeno.
Declino questo parlar chiaro, chiamando con il suo nome proprio, ogni cosa,
anche se questo mi fa antipatica
alla maggior parte delle persone
che hanno a che fare con me.
E che di sicuro, tra l'altro,
fa a pugni
con le metafore, che
lasciano quelle zone
d'ombra tanto affascinanti
quando si tratta di poesia,
ma che rischiano di complicare orrendamente
le cose nei rapporti umani.
Vos y Federigo
Y vos y Federigo me lo aprendiste
que si sabré esperar
en el alba de un balcón abierto
desembocará todo el cielo.
Y mis ojos beberan ese mar de estrellas
tu zurda sobre mi hombro izquierdo
y la derecha tua a indicarme
el río de leche
y una cruz
sureña.
Aprenderé conceptos de balística
Mediré trayectorias australes
Buscaré el horizonte polar
que me devuelve a ti.
E tu e Federigo me lo avete insegnato che se saprò aspettare nell'alba di un balcone aperto, sfocerà tutto il cielo. E i miei occhi berranno quel mare di stelle, la tua sinistra sulla mia spalla sinistra e la destra tua a indicarmi Il fiume di latte e una croce meridionale. Imparerò concetti di balistica Misurerò traiettorie australi Cercherò l'orizzonte polare che mi riporta a te.
O/OPPURE
Yo también quiero escribir-te, en tu espalda abracadabras de ocasos rojo vivo hirvientes de palabras. Quiero escribir amargo qué es ese sabor negro de tu silencio, cuando se hace demasiado largo. Quiero escribir dolor, que de esa tinta obscura que ya injuria mi piel del corazón es el color. Pero, también, yo luz dibujaré. Los amarillos rayos que siempre me sonrien si rodean tus ojos. Y aún pintaré estrellas, azules en tus hombros, así que siempre sepas que a ti miran mis ojos. Por fin escribiré cuchillas entrerrianas donde, en tu pecho, verde sopla mi aliento, entre tus canas. Atado, entre palabras estás vos, en las sombras de tu cuarto, y ahí me esperas. No sabés si o cuando y como llegan, la tinta china negra, y mi pincel. Rozo el papel blanco. Frío. Y tu deseo. Se estremece tu piel.
Anch’io voglio scriver-ti, sulla schiena abracadabra di tramonti rosso vivo roventi di parole. Voglio scrivere amaro che quel sapor nero del tuo silenzio, quando si fa troppo lungo. Voglio scrivere dolore, che di quell’inchiostro buio che già ingiuria la mia pelle del cuore è il colore. Però, anche luce disegnerò. I raggi gialli Che sempre mi sorridono Se contornano i tuoi occhi. E anche dipingerò le stelle, azzurre sulle tue spalle, così che sempre sappia che a te guardano i miei occhi. E per finire scriverò colline di Entrerrios dove, sul tuo petto verde soffia il mio alito, tra le tue canizie. Legato, tra le parole, stai tu, nelle ombre della tua stanza, e lì mi aspetti. Non sai se o quando e come arrivano l’inchiostro di china nero e il mio pennello. Sfioro la carta bianca. Freddo. E il tuo desiderio. Rabbrividisce la tua pell
