AL CINEMA! Loro 1

Loro 1, Paolo Sorrentino, 2018

 

In questa prima parte del progetto che si compone di due film, Sorrentino ci regala un film, se non bello, di sicuro interessante.

Lo divide in due parti nettamente distinte.

La prima, che paga lo scotto all’estetica rutilante e magniloquente già vista nella sua massima espressione ne “La grande bellezza”, smaschera il carrozzone quasi circense che gravita attorno al potere e al denaro, in un’orgia permanente da impero in decomposizione e che risponde fin nel minimo dettaglio all’iconografia che il popolo si è ormai costruita della politica romana dall’avvento del berlusconismo.

Svela la miseria di un mondo agognato da molti fatto uomini di piccolo (o piccolissimo) cabotaggio e smisurate ambizioni, avanti con gli anni, quando non decisamente vecchi, e donne giovani e bellissime, in tutto e per tutto consapevoli di essere sedute sulla propria fortuna e decise a farla fruttare nel breve lasso di tempo a loro disposizione: quello tra l’istante perfetto e lo sfiorire della propria bellezza.

La seconda parte, più mesta e domestica, presenta il leone sull’orlo della terza età. In crisi con la moglie, sempre più distante dal suo ideale di bella e sciocca, alla quale mente in modo spudorato quando si reca dalle sue sempre più giovani accompagnatrici. Certo di essere ancora smagliante e di aver fatto “tutto questo da solo” e contemporaneamente dimentico della lunga schiatta di uomini che gli sono serviti e che hanno pagato al posto suo e che ha finto di non aver mai conosciuto nel momento stesso in cui cadevano in disgrazia.

Estetizzante, volgare, disincantato, cinico, alienante … Una riflessione amara sulla finzione che è ciò che, chi non sa, definisce “la bella vita”.

Aspettiamo Loro2, che uscirà stasera.

 

BUONGIORNO!

arman accumulazioni
Accumulazioni – Orologi, Arman

 

Se non si è ricchi, avere del fascino non serve a nulla. L’atmosfera romantica è il privilegio dell’uomo ricco, non l’attività del disoccupato. Il povero dovrebbe essere pratico e prosaico. E’ meglio avere un reddito fisso che essere affascinanti: queste sono le grandi verità della vita moderna che Hughie Erskine non capì mai. Povero Hughie! Da un punto di vista intellettuale, bisogna riconoscerlo, non era gran cosa. Nella sua vita non disse mai niente di brillante, né tantomeno una cattiveria. Ma in fondo era stupendamente bello da vedersi, coi suoi capelli ricciuti e castani, il profilo perfetto e gli occhi grigi. Piaceva, e molto, tanto agli uomini quanto alle donne e aveva tutte le qualità, tranne la capacità di far soldi. Suo padre gli aveva lasciato la sua spada di cavalleria e una Storia della Guerra peninsulare in quindici volumi. Hughie appese la prima sopra allo specchio, ripose l’altra in uno scaffale tra la guida Ruff e il Bailey’s Magazine, e tirò avanti con duecento sterline all’anno che una zia glia aveva accordato. Aveva provato di tutto. Era stato in borsa per sei mesi. Ma cosa mai ci stava a fare una farfalla tra Tori e Orsi? Aveva resistito un po’ di più come mercante di te, ma si era presto stancato di pekoe e souchong. Poi aveva provato con la vendita dello sherry secco. Ma non faceva per lui: lo sherry era un po’ troppo secco. Negli utlimi tempi si era rassegnato a non far nulla: era diventato un giovanotto delizioso e inutile, con un profilo perfetto e senza alcuna occupazione.

Oscar Wilde, Il milionario modello

 

AL CINEMA! Il prigioniero coreano

Il prigioniero coreano, Kim Ki Duc, 2016

 

Kim Ki Duc ci racconta una storia semplice: quella di un pescatore al confine tra due mondi fratelli che, pur parlando la stessa lingua, non si capiscono.

Nam Chul Wo è stato addestrato nei reparti speciali dell’esercito della Corea del Nord, ma terminato il tempo a servizio dello Stato, fa il pescatore sul litorale che divide le due Coree, vivendo i suoi giorni in serena povertà con la moglie molto amata e una figlia silenziosa.

Un giorno il motore della barca si rompe e la corrente lo porta alla deriva, verso l’altra sponda. Catturato dai servizi segreti dell’altra Corea, gli viene assegnato un tutore. Presto capisce che si tratta dell’unica garanzia che ha affinché le torture cui dovesse essere sottoposto non passino il segno.

Tra i due si instaura un rapporto di curioso rispetto reciproco, dettato dalla voglia di entrambi di capire l’altro e il mondo da cui proviene.

Un film che consiglio vivamente. Mio figlio lo ha amato molto, perché gli ha permesso di guardare con occhio distaccato (il regista non parteggia per nessuno, se non per le persone che racconta) una situazione quanto mai attuale.

Attori eccezionali, tutti perfettamente in parte.

BUONGIORNO!

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Les yeux fertiles, Teresa Zanetti, 2015

 

Non ci capiva né ci amava, oltre al Fernaspe e alla vedova Viganò, la portiera dello stabile, una donnetta rimpicciolita e smagrita dalla cattiveria, che potendo ci avrebbe fatto del male, spesso e volentieri. E bastava uscire un momento dalla cittadella attorno alla Braida del Guercio per sentire che anche gli altri, tutti, ci erano ostili. Eppure noi non trascuravamo mai di rivolgere la parola ai bisognosi, alle vecchiette piangenti a un angolo della strada, ai mendicanti, alle cassiere del bar, alle commesse dei negozi.

Ai passanti no, perché erano troppo occupati a passare …

Luciano Bianciardi, La vita Agra

 

BUONGIORNO!

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Our House is on Fire – Hossein, Shirin Neshat, 2013

 

Jihad: noi traduciamo sveltamente “guerra santa”, in verità questa fatale parola significa “sforzo”, “impegno”: a proseguire sulla retta via, in grazia di Dio, proni al suo volere. Ci sono la piccola Jihad e la grande. In antico, quando Maometto errava coi suoi seguaci (l’Egira) nell’Arabia preislamica, per sostentarsi compiva razzie, come tutti del resto i carovanieri di quel tempo crudele fatto di lussuria, di idolatria, di violenza, di rapina. Anche le razzie passavano per “piccoli sforzi”. Oggi, nell’era postmoderna, questa della virtualità che anticipa il futuro, la “Guerra Santa” è in fatto un’immensa razzia. Almeno nelle intenzioni di chi (…) vuole creare con la forza, con il terrore, un nuovo immenso “Stato islamico”, ricco di petrolio e di raffinerie di oppio.

Igor Man, L’Islam dalla A alla Z