AL CINEMA! Loro 2

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Loro 2, Paolo Sorrentino, 2018

 

Sorrentino non delude con il secondo capitolo del suo ambizioso progetto e, dopo l’abbuffata della prima parte, arriva alla resa dei conti. Senza infingimenti ci sbatte in faccia un modo di vivere che ha eletto il tradimento e l’opportunismo a sistema, le molte amanti; tutti gli amici, di cui si è servito e che ha scaricato senza troppi scrupoli una volta diventati scomodi; la “campagna acquisti” di parlamentari, servita per far cadere il governo Prodi; tutte le bugie raccontate negli anni …

Magistrale la scena iniziale in cui Servillo interpreta contemporaneamente due personaggi intenti in una animata discussione (l’attore non è nuovo a questo genere di prove, lo ricordo in “Viva la libertà”).

Ugo Pagliai eccezionale nella sua interpretazione di un malinconico, mesto e definitivamente abbandonato Mike Bongiorno.

Tra i soliti furbetti di contorno, qualcuno comincia a capire di aver sbagliato strada …

 

 

 

 

AL CINEMA! Loro 1

Loro 1, Paolo Sorrentino, 2018

 

In questa prima parte del progetto che si compone di due film, Sorrentino ci regala un film, se non bello, di sicuro interessante.

Lo divide in due parti nettamente distinte.

La prima, che paga lo scotto all’estetica rutilante e magniloquente già vista nella sua massima espressione ne “La grande bellezza”, smaschera il carrozzone quasi circense che gravita attorno al potere e al denaro, in un’orgia permanente da impero in decomposizione e che risponde fin nel minimo dettaglio all’iconografia che il popolo si è ormai costruita della politica romana dall’avvento del berlusconismo.

Svela la miseria di un mondo agognato da molti fatto uomini di piccolo (o piccolissimo) cabotaggio e smisurate ambizioni, avanti con gli anni, quando non decisamente vecchi, e donne giovani e bellissime, in tutto e per tutto consapevoli di essere sedute sulla propria fortuna e decise a farla fruttare nel breve lasso di tempo a loro disposizione: quello tra l’istante perfetto e lo sfiorire della propria bellezza.

La seconda parte, più mesta e domestica, presenta il leone sull’orlo della terza età. In crisi con la moglie, sempre più distante dal suo ideale di bella e sciocca, alla quale mente in modo spudorato quando si reca dalle sue sempre più giovani accompagnatrici. Certo di essere ancora smagliante e di aver fatto “tutto questo da solo” e contemporaneamente dimentico della lunga schiatta di uomini che gli sono serviti e che hanno pagato al posto suo e che ha finto di non aver mai conosciuto nel momento stesso in cui cadevano in disgrazia.

Estetizzante, volgare, disincantato, cinico, alienante … Una riflessione amara sulla finzione che è ciò che, chi non sa, definisce “la bella vita”.

Aspettiamo Loro2, che uscirà stasera.

 

AL CINEMA! Il prigioniero coreano

Il prigioniero coreano, Kim Ki Duc, 2016

 

Kim Ki Duc ci racconta una storia semplice: quella di un pescatore al confine tra due mondi fratelli che, pur parlando la stessa lingua, non si capiscono.

Nam Chul Wo è stato addestrato nei reparti speciali dell’esercito della Corea del Nord, ma terminato il tempo a servizio dello Stato, fa il pescatore sul litorale che divide le due Coree, vivendo i suoi giorni in serena povertà con la moglie molto amata e una figlia silenziosa.

Un giorno il motore della barca si rompe e la corrente lo porta alla deriva, verso l’altra sponda. Catturato dai servizi segreti dell’altra Corea, gli viene assegnato un tutore. Presto capisce che si tratta dell’unica garanzia che ha affinché le torture cui dovesse essere sottoposto non passino il segno.

Tra i due si instaura un rapporto di curioso rispetto reciproco, dettato dalla voglia di entrambi di capire l’altro e il mondo da cui proviene.

Un film che consiglio vivamente. Mio figlio lo ha amato molto, perché gli ha permesso di guardare con occhio distaccato (il regista non parteggia per nessuno, se non per le persone che racconta) una situazione quanto mai attuale.

Attori eccezionali, tutti perfettamente in parte.

AL CINEMA! Tonya

Tonya, Craig Gillespie, 2017

 

Se sperate di conoscere finalmente la verità sulla gambizzazione della Kerrigan prima delle olimpiadi di Lillehammer, sbagliate di grosso: in “I, Tonya”, ciascuno racconta la propria, di verità. Allo spettatore credere alla storia che preferisce.

Disadattata a causa della madre? Pigra e svogliata e poco intelligente? Succube del marito? Aguzzina del marito? In fondo non importa.

Senza sconti per nessuno, questo “biopic” (ora va di moda chiamarli così …) ci racconta un’America impietosa, che vuole qualcuno da innalzare sugli altari della gloria e qualcun altro da scaraventare nel fango dell’ignominia. Se poi le due persone appartengono allo stesso ambiente, meglio. Lo spettacolo è quello che conta.

Sempre.

Colonna sonora davvero incredibile che a tutti quelli giù per su della mia età farà tornar la voglia di muovere le gambe.

 

AL CINEMA! I segreti di Wind River

I segreti di Wind River, Taylor Sheridan, 2017

 

I visi pallidi, ai Nativi Americani, hanno tolto tutto, relegandoli nelle riserve, tranne il silenzio e la neve.

Corey è un cacciatore di professione. Ha un figlio di otto anni. Una ex moglie nativa americana. Dee suoceri che lo amano come un figlio. E una figlia morta in circostanze misteriose.

Cacciando un puma (ma sono tre), che fa strage di vitelli nella riserva indiana dove vivono i suoi suoceri, si imbatte nel cadavere della figlia del suo più caro amico.

La ragazza ha i piedi congelati e giace nella pozza del sangue che ha perso dal naso e dalla bocca. Succede quando a meno trenta, in mezzo a una bufera di neve, corri per chilometri: l’aria gelida di ghiaccia gli alveoli polmonari, che si spaccano e sanguinano. E anneghi.

A risolvere il caso viene mandata una giovane e inesperta agente federale che, a poco a poco, impara a conoscere una realtà, quella della frontiera desolata, che non solo è nascosta, ma della quale capisce piuttosto in fretta che non interessa a nessuno.

E davanti a una porta chiusa, nel nulla assoluto, capisce tutta la tragica storia che l’ha condotta sino a lì.

La neve e il silenzio delle montagne del Wyoming vengono per un attimo turbati da una violenta sparatoria, al termine della quale riprenderanno a regnare sovrani. Come se nulla fosse mai accaduto.

Se un appunto si può fare al film di Sheridan (che chiude dopo Sicario e Hell or high Water la trilogia che il regista e sceneggiatore dedica al tema della moderna frontiera americana) è quello di essere, a tratti, un po’ troppo enfatico, almeno agli occhi di un’Europea di mezza età quale io sono. O forse è il trovarsi di fronte alla forza degli elementi a rendere enfatici.

Un buon film, in ogni caso.