BUONGIORNO!

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Alberto Sordi, Un Americano a Roma, Steno, 1954

 

Oggi la tecnologia, il lungo periodo di pace, l’industria alimentare hanno apportato grossi cambiamenti nell’alimentazione. Sono mutati i canonici momenti destinati al pranzo, al contempo sono stati drasticamente ridotti quelli dedicati alla preparazione dei piatti, nel rispetto del binomio sapore-salute: stare molto in macchina, vivere nello stress e nell’inquinamento infatti non può certo aiutare un’elaborata digestione e lo smaltimento delle calorie.

Mangiare, comunque, è per l’uomo una necessità e farlo nella migliore delle maniere non è certo un concetto superato.

Germana Militerni, Aglio e Fravaglio

 

BUONGIORNO!

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Calla Lily, Robert Mapplethorpe, 1977

 

Quella era la vertigine, come quando si cade senza fine nei sogni e non c’è cosa a cui tenersi, se non proprio ciò che dà il capogiro. Le cellule che si trasformano tutte in nervose e poi tattili, in qualunque parte del corpo si trovino, e diventano affamate e assetate e cercano senza voler guardare quello che le sazierà.

Divoravo e ingoiavo linfa, immersa in un mondo di erba e vegetazione selvatica e calda, e più inghiottivo, più cercavo quei succhi perché la sete chiamava la sete.

Tokyo Love, Silvia Accorrà

 

AL CINEMA! Ricomincio da noi

Ricomincio da noi (Finding your Feet – Everyone deserve a second Dance),

Richard Loncraine, 2017

 

Chissà poi perché “Finding your Feet” (che significa “cercando la tua strada”, “il tuo spazio – nel mondo”) è stato tradotto con “Ricomincio da noi”! Ma quello di inventare titoli cinematografici che nulla hanno a che fare con gli originali è un vizio tutto italiano. Forse chi decide pensa che non siamo in grado di capire…

Acc … Mi è partito un’altra volta l’embolo inverso della polemica!!!

Comunque … Commedia spiritosa sulla mezza (quasi terza?) età. Come arrivare alla pensione e scoprire che tuo marito ti tradisce da anni con la tua migliore amica, che detto tra noi è una volgarona colossale, mentre tu sei un donnino proprio a modo – così a modo che sei pure un po’ noiosa … e capire, grazie alla tua sorellona svitata (che se la spassa da tutta la vita, surfando da una buona causa a all’altra, da brava figlia dei fiori ormai settantenne) che in fondo non è questo dramma.

Anzi, arrivando a capire che, accidenti!, la vita senza schemi (e senza un marito pres-untuoso) è proprio una gran figata! (come direbbe la fantastica Bebe Vio, e se non la conoscete, correte a farvi una cultura!).

Timothy Spall e Imelda Staunton, tolte finalmente le vesti untuose dei maestri (cattivi o buoni?) di Harry Potter, insieme a Celia Imrie (che è un’immensa attrice, di teatro e di cinema, ma soprattutto di teatro, ma anche di cinema … inglese) sono tre vecchietti inarrestabili!

Spettacolare la scena romana sulle note di Tintarella di Luna.

E’ un film che consiglio con tutto il cuore, a chi è giovane (mio figlio diciassettenne lo ha adorato!), a chi ha la mia età e a chi è un po’ più avanti nella ricerca dei propri piedi!

 

BUONGIORNO!

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Stephen Shore, Uncommon places

 

Don Pino si osserva le scarpe sformate, gli ricordano quelle che riparava suo padre, quando comprarle nuove era un lusso. La luce del pomeriggio abbraccia le strade meno ferocemente e molti si godono l’aria mitigata, chiacchierano davanti alle case, seduti sulle sedie del soggiorno, inadeguate all’aria aperta, ma comode. Polvere. Basilico e menta. Bucato steso. I giovani danno inizio al loro rituale: passeggiare avanti e indietro lungo la piazza e le vie principali, per vedere ed essere visti. Lo struscio. Quello sfregare la strada, ma ancor più quello sfregarsi con gli occhi, più che con i corpi, con il movimento antico del contadino che ara un campo, su e giù, giù e su, seminando parole, casa di ogni pettegolezzo, novità e comando; e sguardi per ribadire le gerarchie. Con le parole e gli sguardi si fa e si disfa tutto in questa città. Il resto è silenzio.

Don Pino calpesta quella stessa piazza e quelle stesse strade e cerca lo sguardo dei ragazzi. Alcuni lo distolgono, altri lo prendono in giro, altri ancora gli sorridono. Qualche bambino gli si mette accanto e gli tira i pantaloni per chiedergli quando si mangiano di nuovo le pizze e le patatine.

Guarda gli occhi degli uomini e poi le proprie scarpe sformate. Che scarpe ci vogliono per camminare all’inferno?

Alessandro d’Avenia, Ciò che inferno non è

 

BUONGIORNO!

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Sunny Harnett e Kirk Douglas, Richard Avedon, 1954

 

… cercavo di tenermi alla larga da quei rozzi studenti universitari, tutti presi da loro stessi, e soprattutto dalla loro giovinezza, che ritenevano un soggetto interessante o un pretesto per il proprio malessere. Non mi piacevano i giovani. Preferivo di gran lunga gli amici di mio padre, dei quarantenni che mi parlavano con cortesia e affetto, dimostrando verso di me la dolcezza di un padre o di un amante. Ma Cyril mi piacque. Era alto e in certi momenti bello, di una bellezza che ispirava fiducia. Pur senza condividere l’avversione di mio padre per la bruttezza, che ci faceva spesso frequentare gente stupida, provavo una sorta di disagio, di distanza verso le persone prive di attrattive fisiche; la loro rassegnazione a non piacere mi sembrava una vergognosa debolezza …

Bonjour tristesse, Françoise Sagan