BUONGIORNO!

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Our House is on Fire – Hossein, Shirin Neshat, 2013

 

Jihad: noi traduciamo sveltamente “guerra santa”, in verità questa fatale parola significa “sforzo”, “impegno”: a proseguire sulla retta via, in grazia di Dio, proni al suo volere. Ci sono la piccola Jihad e la grande. In antico, quando Maometto errava coi suoi seguaci (l’Egira) nell’Arabia preislamica, per sostentarsi compiva razzie, come tutti del resto i carovanieri di quel tempo crudele fatto di lussuria, di idolatria, di violenza, di rapina. Anche le razzie passavano per “piccoli sforzi”. Oggi, nell’era postmoderna, questa della virtualità che anticipa il futuro, la “Guerra Santa” è in fatto un’immensa razzia. Almeno nelle intenzioni di chi (…) vuole creare con la forza, con il terrore, un nuovo immenso “Stato islamico”, ricco di petrolio e di raffinerie di oppio.

Igor Man, L’Islam dalla A alla Z

 

BUONGIORNO!

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Seascapes, Sugimoto Hiroshi

 

– Arà! Fuosko-san desu-ka? – Non ho neppure avuto il tempo di affacciarmi alla porta che m’hanno riconosciuto! Altro che Urashima Taro; proprio l’opposto; mi sembrava di essere stato assente quindici anni e son stato via quindici minuti. L’accoglienza è straordinariamente cordiale ed affettuosa. Perfino Nicky e Midy sono trascinati nell’onda dei benvenuti, loro che forse non avevano mai messo piede in un posto così giapponese. Notizie di tutta la famiglia, ricordi, un correre affannoso di donne, un fruscio di kimono, un suono di fusuma che si aprono e chiudono, tè, biscotti, dolci giapponesi che sanno di pino, di ciliegio, di mare. Ora veramente deliziosa, da riempire il cuore di gioia.

Il cielo s’è fatto intanto più cupo; la madreperla è divenuta ragnatela, soffice e lanosa come un panno; la luce si diffonde uguale, tranquilla, vecchissima sul mondo. E’ meglio far presto a vagare pel giardino, forse vuol piovere. Tutti stanno conversando nella maniera più animata; gli uomini di macchine fotografiche (sì, anche il bonzo ha una magnifica Nikon, con gli ultimi obiettivi di grande luminosità), le donne non so di cosa, ma comunque cinguettano a cascatelle.

Fosco Maraini, Ore giapponesi

 

BUONGIORNO!

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Blue Details, Teresa Zanetti, 2016

 

La musica di Chet Baker aveva un inconfondibile profumo di giovinezza. Molti sono i musicisti che hanno impresso il loro nome sulla scena del jazz, ma chi altri ci ha fatto sentire con tanta intensità il soffio della primavera della vita?

Nel suo modo di suonare c’era qualcosa che faceva nascere in petto un ineffabile, lancinante dolore, delle immagini e dei paesaggi mentali che soltanto la qualità del suo suono e del suo fraseggiare sapevano trasmettere…

Murakami Haruki – Wada Makoto, Ritratti in jazz

 

BUONGIORNO!

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Dorothea Lange, 1936 circa

 

Gli storici ci informano che la società romana era una società immobile. Una maledetta oligarchia. Per tutta l’epoca repubblicana tutte le cariche più importanti sono state ininterrottamente appannaggio di pochissime famiglie. Dieci, quindici famiglie, sempre le stesse, che, per secoli, si sono spartite le stesse cariche: consolati, proconsolati, preture, propreture e questure.

Da qui deriva per esempio uno dei più frequenti errori di datazione in cui incorrono gli storici antichi: l’errore per consolati iterati (uno stesso console che rimaneva in carica per più anni); o l’errore per omonimia (o quasi omonimia) di consoli in carica. Un ulteriore indizio, a ogni buon conto, che il potere era sempre nelle stesse mani.

Quando qualcuno si candidava a una carica rilevante, e si apprestava a far campagna elettorale, a comprare a suon di denaro e di favori i voti che gli servivano, la domanda ricorrente era: di chi è figlio? O, come si esprime proprio Orazio: chi è questo qui? Da quale padre è nato?

Non si chiedevano, i Romani dell’epoca repubblicana, ma è capace? è bravo? ci sa fare? è competente? No. No, niente di tutto ciò. Bensì: da quale padre è nato? a quale famiglia appartiene?

Alessandro Banda, Il lamento dell’insegnante

 

BUONGIORNO!

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Laguna Beach, Louise Dahl-Wolf, 1940

 

Ma non c’è solo la vilegiante misteriosa, e altre più alla mano ed emiliane del piano di sotto, c’è il cinema all’aperto e il ballo, in quella villa; dentro ci sono bagni che sono bagni, mia cessi, col vater con la catena e manopola per tirar l’acqua (anche se non c’è l’acqua corénte che a Pàvana non c’è) e una sala bòna con spechi (mobili genovesi?), una bambola vestita da figlio della lupa e un’oleografia con Colombo che saluta prima della partenza per scoprire l’America. Vasi da fiori di bossolo di canone, e reclame a grandezza naturale della Ferrania, marca di pelìcole, perché Gigi fa anche il fotografo, e se vuoi la fototèssera o il nozze o quelo che vuoi è lui, che devi chiamare …

Francesco Guccini, Cròniche epafàniche

Mi è stato regalato per i miei vent’anni e mi ha sempre colpito il fatto che Guccini lo abbia dedicato a sua figlia con queste parole “A Teresa, sperando che impari”