Parigi tutto in una notte

Catherine Corsini, 2022

Questo è un film intelligente in cui si parla con leggerezza (che non significa superficialità) di argomenti seri e tutt’altro che leggeri.

Una coppia lesbica si sta per separare ma arriva una caduta per strada di una delle due donne a devastarle il gomito (e lei fa la disegnatrice …) e a cambiare tutte le prospettive.

Raphäelle (una Valeria Bruni Tedeschi a dir poco fantastica) viene portata in ambulanza al pronto soccorso di un ospedale pubblico proprio nel momento in cui per le strade di Parigi si sta scatenando la guerriglia urbana tra i gilet jaunes che rivendicano migliori condizioni (di lavoro, di salute, di vita … i Francesi hanno ben chiara la differenza tra sudditi e cittadini cosa che, ad esempio, a noi Italiani ancora sfugge) e la polizia. Quella notte in ospedale le garantisce un punto di vista privilegiato sulla vita non solo propria ma anche di chi le sta intorno e non condivide la sua stessa condizione sociale.

Nel pronto soccorso al collasso, (tra carenze varie – di personale medico e paramedico, di medicinali, di barelle, di garze e chi più ne ha più ne metta – e ricoveri sempre più incalzanti di “ammalati comuni” e di feriti negli scontri di piazza) si intrecciano le vite dei personaggi che ricordano la commedia umana raccontata da Balzac.

Kurdbun (Essere Curdo)

Fariborz Kamkari, 2020

I Curdi sono un popolo senza terra, quaranta milioni di persone che non possono riconoscersi nazione perché prive di un suolo cui ritenersi appartenenti. All’indomani della sconfitta dell’Impero Ottomano fu promessa loro una terra ma nei primi anni ’20 del ‘900 questa promessa non fu mantenuta. Da allora, smistati su territori diversi, i Curdi vivono come minoranza etnica in Turchia, Iran, Iraq, Siria. Ciononostante cercano di rivendicare la propria identità e di tenere vive le loro radici, la loro lingua, la loro religione … Cosa che diventa sempre più difficile man mano che il tempo passa e ai giovani non si riconosce il diritto di studiare nella propria lingua, a scuola.

La riflessione su che cosa significhi “essere Curdo” prende le mosse dall’assedio di Cizre ad opera dell’esercito Turco, nel 2016, volto proprio a colpire una volta di più la notoria resilienza curda, per aver osato vincere le elezioni ed entrare nel parlamento di Ankara.

Un’occasione unica per riflettere su un dramma silenzioso

Ennio

Ennio, Giuseppe Tornatore, 2021

Ennio è un film sula musica, su un dolore, su un uomo che per lunga parte della sua vita ha provato un profondo dolore per essersi sentito colpevole di aver tradito “La Musica” per “le canzonette“.

Giuseppe Tornatore racconta Ennio Morricone attraverso stralci: stralci di interviste da lui stesso rilasciate; stralci di interviste a chi lo ha, per varie ragioni (registi, amici, studiosi, parenti, insegnanti, compagni di corso al conservatorio …), conosciuto; stralci dei film per i quali lui aveva scritto le musiche originali.

Su tutto questo materiale aleggiano la sua musica, la sua assoluta umiltà, la sottile ironia.

Un docufilm per niente agiografico, né roboante (quando sarebbe invece stato più che facile lasciarsi trascinare dall’entusiasmo).

Leonora addio

Leonora addio, Paolo Taviani, 2022

Riportare a casa le ceneri di Pirandello nell’Italia del secondo dopoguerra può rivelarsi un’impresa difficile ma condita di sottile ironia.

E al termine della strada si aggiunge un tassello che riporta lo spettatore al principio del film.

Struggente opera in absentia in cui tuttavia la mano del fratello Vittorio (cui il film è dedicato) si sente, guida delicata e ancora presente.

La prima parte in un biancoenero (è curioso, i film quest’anno mi stanno andando a braccetto a due a due: due in biancoenero e colore sapientemente mescolati, due in lingua originale, due sulle illusioni … mah?) denso e luminoso, con una fotografia che definire perfetta non è azzardato (e vabbé il Maestro è pur sempre un GRANDE MAESTRO). La seconda parte, più dolorosa e meditativa, è invece a colori (chi sa maneggiare il linguaggio cinematografico mescola e sorprende e non è mai banale).

Belfast

Belfast, Kenneth Branagh, 2022

Nel 1969, a Belfast, la vita è in biancoenero e gli unici momenti a colori sono quelli che si trascorrono a teatro e al cinema quando, la vita continua a essere in biancoenero, ma sul palcoscenico e sullo schermo si sprigiona tutto l’arcobaleno.

Buddy trascorre le sue giornate tra la scuola (dove la ragazzina che gli fa battere il cuore è sempre la prima della classe, ma è talmente speciale che cerca di fare peggio di quanto sa per stare nel banco vicino a lui), la casa dei nonni (con un nonno filosofo e una nonna adorabilmente perfida) e le scorribande in strada combattendo draghi e mostri con una spada di legno e uno scudo di latta quando, nella sua vita di bambino felice irrompe la consapevolezza che Protestanti e Cattolici, pur pregando lo stesso dio e vivendo sotto lo stesso cielo, si odiano.

A leggere la biografia del regista si direbbe che quest’opera contiene tanto di autobiografico.

Kenneth Branagh è sempre una garanzia.