Di miele riempio la coppa che si apre ai piedi del tuo collo. Traccia la chiocciola il suo sentiero umido, bava tiepida di vento tra i fili d'erba sotto cui batte il tuo cuore. Sosta, nel suo andare, nel gorgo a mezza via, segno del primo giorno in cui ti ha visto il mondo. Nel muschio tuo più intimo trova il compagno per quella danza lenta ardita, silenziosa Fiume impetuoso che sfocia in un gemito.
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Julio dei coniglietti
E insomma, questo bambino, ogni volta che sorride, tira fuori dalla bocca un uccellino. O un leprotto.
Così … Sorride e dalle sue labbra appena socchiuse si affaccia, timido, un animaletto. Resta un attimo lì, si guarda attorno curioso, prima a sinistra, poi a destra, come quando attraversi la strada e vuoi assicurarti che non arrivino macchine … e poi fa un balzo e via! Libero nell’aria …
E crescendo non è che le cose cambino.
Un mattino, ad esempio, giovane sposo, si sveglia. Guarda la sua giovane sposa, che ancora sta dormendo, tutta affondata tra il piumone e il cuscino, e le sorride. E dalla bocca si vede far capolino uno stormo intero di farfalle. Non esitano nemmeno un po’. Subito prendono il volo, tutte colorate.
Una sera, è a casa di amici e i bimbi sono tutti insonnoliti, ma hanno ancora voglia di stare svegli e però è davvero troppo tardi così lui li prende tra le sue lunghe braccia di gigante e li mette a letto e mentre li osserva e sorride, uno dopo l’altro, si catapultano dal suo sorriso tutti questi coniglietti saltellanti, che in men che non si dica riempiono la camera dei bambini e i bambini di meraviglia. E quando sono tutti belli meravigliati, poi, si addormentano. Finalmente.
Poi una notte guarda nel buio. È malato e stanco e quasi non vede più. Ma continua a sorridere ed ecco un cigno, bianchissimo. Resta in bilico sul labbro inferiore, giusto un istante, per far capire che è lì anche lui, e poi spalanca le ali, allunga il suo collo lungo, lungo, proprio un collo da cigno, e spicca il volo.
CUÉNTA-ME/RACCONTA-MI
Cuéntame
en un cuento tuyo, llevame
lejos, deshazme,
entre recuerdo y olvido,
reinvéntame...
Raccontami
in un tuo racconto, portami
via , disfami,
tra ricordo e oblio
reinventami ...
Quello che mi piace
Mi piacciono i fiori bianchi e rosa pallido, di quella tonalità delicata che si avvicina al colore della pelle. Tulipani e ranuncoli, soprattutto.
Mi piacciono le lettere scritte a mano, inchiostro e carta, quelle che arrivano per posta ed è una sorpresa e una festa trovarle. Perché oggi solo romantici, ottimisti e sconsiderati hanno ancora il coraggio di spedirle.
Mi piacciono le persone che non fanno rumore, tranne quando ridono, che allora sembra di stare vicino alle cascate tanto è il fragore della loro gioia.
Mi piace gironzolare senza meta nelle città che non conosco, perdermi e poi sorprendermi a ritrovarmi e cercare angoli di bellezza proprio là dove nessuno ne sospetta la presenza.
Mi piace stare a chiacchierare fino a tardi con le mie amiche. Fino a più tardi. Fino a così tardi che caschiamo dal sonno, ma abbiamo così tanta voglia di continuare a chiacchierare che finiamo col biascicare e addormentarci con le parole in bocca.
.Mi piace la pizza con poca mozzarella e le acciughe e le olive, che qualcuno chiama greca, qualcuno romana e qualcun altro siciliana, ma allora ci mette pure i capperi.
Mi piace il profumo della Sardegna a fine estate, col vento e l’erica ormai secca e il lentisco e il mirto e la salsedine. E stare ad ascoltare le chiacchiere delle donne sedute fuori dalle porte a ricamare o lavorare all’uncinetto. Ma quest’ultimo è ormai solo un ricordo.
CRONACHE DEL RITORNO
Adonde estaba escondida toda esta poesía que solo me sale en tu lengua, que nunca antes conocía, que nunca antes he hablado? Lamio palabras nuevas de tus labios.
Dove stave nascosta tutta questa poesia che solo mi viene nella tua lingua, che mai prima ho conosciuto, che mai prima ho parlato? Lecco parole nuove dalle tue labbra.
