BUONGIORNO!

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Garry Winogrand, Monkeys

Immaginate di svegliarvi improvvisamente, una notte, e di trovarvi in piedi al centro di una stanza completamente buia. Avete gli occhi sbarrati, ma non riuscite a cogliere il benché minimo spiraglio di luce. Cosa fate?

Ormai ho fatto questa domanda a moltissime persone e le risposte sono più o meno analoghe “Cercherei un porta” “Cerco una finestra” “L’interruttore della luce!”.

Tutti quindi, ovviamente, a passi incerti, con le mani protese davanti a noi ci metteremmo alla ricerca di un muro, sul quale tutte queste cose sono abitualmente collocate. E se non lo trovassimo? Se le nostre mani continuassero a restar protese nel buio e i nostri piedi ad avanzare senza che nessun ostacolo ci desse modo di stimolare il nostro senso dell’orientamento e di sedare l’ansia, che ormai comincerebbe a far tremare le ginocchia e a rendere difficoltosa la respirazione? Io credo che dopo un po’ sarebbe il panico, io credo che, abbandonata la prudenza, cominceremmo a correre in tutte le direzioni e forse anche a piangere, e forse ad urlare, invocando che quest’incubo tremendo avesse fine…

Se siete riusciti ad entrare emotivamente in questo stato d’animo, potete capire perfettamente la situazione psicologica di un bambino che venga allevato senza regole, ossia senza scontrarsi mai con dei muri che gli permettano di costruirsi un adeguato senso dell’orientamento per muoversi nella vita. Potete capire la sua angoscia, la sua insaziabilità … Chiedere, chiedere, chiedere sempre di più, a volte chiedere le cose più strane rappresenta, per stare nell’esempio del sogno, il correre per trovare un muro di riferimento.

E’ paradossale, lo so, ma il bambino chiede per vedere quando, finalmente, riuscirà ad ottenere un “NO!”.

Quello sarebbe il primo mattone del primo muro sul quale costruire la sua casa.

Giuliana Ukmar, Se mi vuoi bene, dimmi di no

 

BUONGIORNO! a mio padre

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Thomas Ashby, Fotografie 1906-1912

Premetto che sono un Sardo di Barbagia. Il che sembrerà capzioso e, di fatto, lo è: capziosità una certa cavillosità sono caratteristiche salienti del Sardo di Barbagia. A noi le i senza puntino non ci piacciono proprio, anzi quando è possibile di puntini ne mettiamo due o tre, e aperta parentesi, e eccetera eccetera, e così via. Questo perché, se il Barbaricino non ha esattamente chiaro quello che è, ha invece perfettamente stampato a fuoco dentro di sé quello che non è. Per esempio: il Sardo Barbaricino capisce di essere sardo, cioè di far parte di un territorio definito, solo quando ha varcato il mare. Finché non c’è mare, non c’è Sardegna che tenga. Mi spingerei a dire che finché non c’è il mare non c’è nemmeno Barbagia che tenga. Il frazionamento, la messa in piega, il “Particolare”, arrivano a definire l’indefinibile in maniera entomologica: barbaricino, certo, poniamo di Nuoro, poniamo della zona di San Pietro, poniamo della zona del Rosario, poniamo del cortile tal dei tali e via così. E poi: figlio di, nipote di, fratello, o sorella di … eccetera. Ogni barbaricino è un albero genealogico vivente che ha una posizione e una tassonomia precisissime; è lui, ma quello che è dipende dalla perfezione della sua collocazione nell’universo locale.

Marcello Fois, in Sardegna non c’è il mare, Laterza 2008

BUONGIORNO!!!

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André Kertész, L’orologio dell’Académie Française, 1929

Questo è un Buon Giorno, perché è un giorno Speciale! E questo BUONGIORNO! è per due persone speciali: Anna e Lodovica: due Cigni. Due Angeli battaglieri.
Quindi … godetevi il BUONGIORNO!

Una parte del mio mestiere consisteva nel persuadere i miei studenti più abbandonati a loro stessi che la gentilezza più del ceffone invita alla riflessione, che la vita in comunità ha delle regole, che il giorno e l’ora della consegna di un compito non sono negoziabili, che un compito malfatto è da rifare per l’indomani, che questo, che quello ma che mai e poi mai né i miei colleghi né io li avremmo abbandonati in mezzo al guado. Affinché avessero una possibilità di farcela, occorreva reinsegnare loro il concetto di stesso di sforzo, restituire loro il piacere della solitudine e del silenzio, e soprattutto il controllo del tempo, quindi della noia. Sì, qualche volta ho consigliato loro esercizi di noia, per collocarli nella durata. Li pregavo di non fare niente: non distrarsi, non consumare niente, nemmeno conversazione, né tantomeno studiare, insomma non fare niente, niente di niente.
“Oggi pomeriggio, esercizio di noia, venti minuti a non fare niente prima di mettervi a studiare.”
“Nemmeno ascoltare musica?”
“Assolutamente no!”
“Venti minuti?”
“Venti minuti. Orologio alla mano. Dalle 17.20 alle 17.40. Tornate diritti a casa, non rivolgete la parola a nessuna, non vi fermate in nessun bar, ignorate l’esistenza dei flipper, non riconoscete i vostri amici, entrate in camera vostra, vi sedete sul letto, non aprite la cartella, non vi mettete il walkman sulle orecchie, non guardate il vostro gameboy e aspettate venti minuti fissando il vuoto.”
“Per fare cosa?”
“Per curiosità. Concentratevi sui minuti che passano, non perdetevene neanche uno e domani mi raccontate.”
“E come farà, lei, a verificare che l’abbiamo fatto?”
“Non posso.”
“E dopo i venti minuti?”
“Buttatevi sui compiti come degli affamati.”
Daniel Pennac, Diario di scuola, 2007 – Traduzione: Yasmina Melaouah

BUONGIORNO!

Argo, Ben Affleck, 2012

Non ricordo che cosa stessi facendo o dove mi trovassi la domenica in cui sentii che l’ambasciata americana era stata occupata da un non meglio definito “gruppo di studenti”. Strano a dirsi, rammento soltanto che c’era il sole, la temperatura era mite, e che non assimilai completamente la notizia fino al giorno dopo, quando Ahmad, il figlio di Khomeini, annunciò che il padre sosteneva gli studenti e rilasciò una dichiarazione provocatoria: “Se non ci consegnano i criminali,” disse riferendosi allo scià e a Bakhtiar “allora faremo tutto ciò che è necessario”. Due giorni dopo, il 6 novembre, il primo ministro Bazargan, oggetto di critiche sempre più feroci da parte degli integralisti religiosi e della sinistra per le sue presunte simpatie liberali e filo-occidentali, rassegnò le dimissioni.
Presto i muri dell’ambasciata si coprirono di nuovi slogan: L’AMERICA NON PUO’ FARCELA CONTRO DI NOI! QUESTA LOTTA NON E’ TRA GLI USA E L’IRAN, MA TRA L’ISLAM E LA BLASFEMIA. PIU’ SIAMO A MORIRE, PIU’ FORTI DIVENTIAMO.
Montarono una tenda sul marciapiede e la riempirono di materiale propagandistico in cui si denunciavano i crimini commessi dagli Americani in tutto il mondo e si sosteneva la necessità di esportare la rivoluzione. All’università il clima era al contempo ansioso e euforico. Alcuni miei studenti, tra cui Bahri e Nyazi, non si facevano più vivi; probabilmente erano in prima linea chissà dove. Molte lezioni furono sostituite da accesi dibattiti, nell’irrequietezza generale.
Azar Nafisi, Leggere Lolita a Teheran

BUONGIORNO!

Luigi Ghirri
Luigi Ghirri, Viaggio in Italia, 1983

Ulisse arrivò al palazzo del Crepa e al Laocoonte masochista non solo puntuale, ma in anticipo. Girò un po’ intorno all’isolato, contando sedici bancomat e dodici scarpoteche. Rivide gli aperitivisti pietrificati davanti al bar. Poi notò in una bacheca “l’Organo”, giornale della sinistra storica. Una volta quella testata occhieggiava da vari portici di quella città, ora quello era l’unico esemplare rimasto, gli altri erano confinati in periferia. Le solite notizie. Bombardamenti e guerre accuratamente impari, asimmetrici e militarmente vili. Piccoli virus irridenti l’onniscienza umana. Nel secondo ventennio italico, il Duce e la sua pattuglia acrobatica di avvocati impegnati a schivare altri processi, manifestazioni operaie ovunque, economia al tracollo.
La resa dei conti, pensò, e cercò la sola notizia che veramente lo angustiava, cioè le condizioni del menisco di Mironi, ma la pagina sportiva non c’era, o meglio era rivolta contro il muro e le era stata preferita la cronaca cittadina. Dove spiccava, inattesa, la foto di Febo con la seguente didascalia.

Un nuovo presidente per i Giovani Imprenditori Celesti. Febo Pelagi aggiunge un altro successo alla sua rapida carriera politica. Il prossimo passo, secondo alcuni, potrebbe essere la candidatura parlamentare, nonché il consiglio di amministrazione del Crepa, una delle più grandi banche patrie, a fianco del discusso cavalier Forco, di cui è pupillo.
Stefano Benni, Achille Piè Veloce, 2003