Il capo perfetto

Il capo perfetto, Fernando Leon de Aranoa, 2021

Alla Bilance Blanco (Basculas Blanco), sebbene all’entrata campeggi una scritta in ferro battuto che ricorda sinistramente quell’ “Arbeit Macht Frei” posto all’ingresso di Auschwitz, si lavora come in una grande famiglia.

Sotto lo sguardo amorevole del capo (che ha ereditato la baracca dal padre) tutti i dipendenti sono come fratelli (quelli più anziani) o figli (i più giovani – e quelli che non sono Spagnoli sono figli adottivi).

Tutto è perfetto. Tutti sono felici. Per questo la Bilance Blanco è tra le tre candidate al prestigioso e ambito premio per le eccellenze imprenditoriali del Paese (premio che, manco a dirlo, dà alla vincitore accesso privilegiato ai finanziamenti pubblici).

In attesa della visita della commissione, però nel magico “Mondo Blanco” cominciano ad accadere disastri a catena perché, si sa, le disgrazie vengono a grappoli.

Ce la farà il nostro a portare a casa il premio?

Deliziosamente perfido e dissacratorio, con un Bardem sempre all’altezza del suo metro e novanta abbondante e tutti gli altri attori perfetti, ciascuno per il proprio ruolo.

Tra l’altro questo film mi ha anche regalato una bella consolazione: la scoperta che davvero tutto il mondo è paese e che certi vizi che pensavo solo italiani, in realtà sono presenti ovunque. Forse perché sono del tutto umani.

Consigliato? Sì!

La fiera delle illusioni

La fiera delle illusioni, Guillermo del Toro, 2022

Da quando sono rientrata dall’Argentina e guarita dal covid, ho ripreso ad andare al cinema a un ritmo serrato.

In tre giorni due film, entrambi in lingua originale (una vera delizia poterne godere) ed entrambi con la parola “illusioni” nel titolo.

Anche questa è la storia di un ragazzo presuntuoso che crede di poter prendere tutto senza mai pagare il conto. E al quale, alla fine, il conto viene presentato, ed è pure piuttosto salato.

AL CINEMA! Ella&John

ella&john_locandina

Ella&John – The leisure seeker – Paolo Virzì, 2018

 

Ella ha un cancro allo stadio terminale.

John un Alzheimer talmente grave che, a volte, gli fa persino dimenticare di essere uno smemorato.

Anziani e malati. Potrebbe essere il preludio per una storia tragica.

E invece Virzì, con la delicatezza, lo sguardo attento e la leggerezza nella narrazione che da sempre lo contraddistinguono e soprattutto senza mai cedere alla tentazione del lacrimevole, ci regala una riflessione lieve e, per quanto incredibile possa sembrare, persino allegra sulla libertà e sul coraggio di affrontare la malattia e la vecchiaia e infine la morte.

Helen Mirren e Donald Sutherland sono due nonni on the road. A bordo del “CercaSvago”, il camper che li ha visti giovani hippy negli anni Settanta, prima in coppia e poi con i figli, e che si trasforma nella loro casa, si mettono in viaggio verso Sud, per visitare finalmente la casa di Hemingway in Florida, desiderio mai sino ad allora realizzato di John, professore di letteratura.

E in sottofondo Janis Joplin canta “Me and Bobby McGee” e ci spiega che libertà è solo un altro modo di dire che non c’è niente da perdere.