BUONGIORNO!

Luigi Ghirri
Luigi Ghirri, Viaggio in Italia, 1983

Ulisse arrivò al palazzo del Crepa e al Laocoonte masochista non solo puntuale, ma in anticipo. Girò un po’ intorno all’isolato, contando sedici bancomat e dodici scarpoteche. Rivide gli aperitivisti pietrificati davanti al bar. Poi notò in una bacheca “l’Organo”, giornale della sinistra storica. Una volta quella testata occhieggiava da vari portici di quella città, ora quello era l’unico esemplare rimasto, gli altri erano confinati in periferia. Le solite notizie. Bombardamenti e guerre accuratamente impari, asimmetrici e militarmente vili. Piccoli virus irridenti l’onniscienza umana. Nel secondo ventennio italico, il Duce e la sua pattuglia acrobatica di avvocati impegnati a schivare altri processi, manifestazioni operaie ovunque, economia al tracollo.
La resa dei conti, pensò, e cercò la sola notizia che veramente lo angustiava, cioè le condizioni del menisco di Mironi, ma la pagina sportiva non c’era, o meglio era rivolta contro il muro e le era stata preferita la cronaca cittadina. Dove spiccava, inattesa, la foto di Febo con la seguente didascalia.

Un nuovo presidente per i Giovani Imprenditori Celesti. Febo Pelagi aggiunge un altro successo alla sua rapida carriera politica. Il prossimo passo, secondo alcuni, potrebbe essere la candidatura parlamentare, nonché il consiglio di amministrazione del Crepa, una delle più grandi banche patrie, a fianco del discusso cavalier Forco, di cui è pupillo.
Stefano Benni, Achille Piè Veloce, 2003

 

BUONGIORNO!

 

 

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Walker Evans

“E’ un bravo ragazzo”, disse Slim. “Non c’è bisogno di troppo cervello per essere un bravo ragazzo. Qualche volta mi pare anzi che il cervello faccia l’effetto opposto. Prendete uno che sia davvero in gamba, è difficile che sia una brava persona.”

 

John Steinbeck, Uomini e Topi

 

CONDIZIONE UMANA ovvero riflessioni a una mostra di HORVAT

 

Condizione umana
Soldati Neghev -> Kertész

Tempo sospeso
Eclissi in Francia e davanti a Central Park -> Alex Webb
Palazzo in attesa demolizione – Walker Evans
Lezioni di ginnastica mattutina – ancora Kertész

Voyeur – uomo nero – Evans e l metro Kertész
Voyeurismo come senso di colpa ma non peso, semplice pizzicore

Metafore: sostanza della pubblicità che è figlia mercenaria della poesia
Metafora della incomunicabilità i due con la mascherina

Dell’assenza, le sdraio al vento, sempre Kertész
Kheddah la cattura degli elefanti come Sarah Moon o Joel Sternfeld

Vere somiglianze
Nel senso di assomigliare a se stessi
Casorati Degas Velasquez Ingres Rubens donne fotografate come loro le avrebbero ritratte

Collezionare miracoli: fotografie come miracoli di incontro di momenti perfetti che non potranno più ripetersi
Irvin Penn Dorian Leigh Maurice Tiller 1946 NYC – ecco Shreck!

Uno
essere unici. essere soli
Una quercia
Un noce
Una modella
Un piccione bianco in piazza san Marco
Un cane solo
Un ciclista sotto la pioggia

Due
L’amore. Uno ha trovato un altro uno.
Come gli occhi
Le orecchie
Le braccia …
Due uomini – Due sigarette – Due cani

Un uomo e una donna in stazione
Due querce
Due bagnanti
Due emu
Due cani
Una elefantessa e uno il suo cucciolo

Molti
Gli altri. E raramente quelli di cui faccio parte.
Molte a un concorso di bellezza
Molti su un tram che straripa
Molti culi nudi
Molti sotto la pioggia – Pochi con l’ombrello

Ti fa pensare a …
I rimandi, le assonanze
Una bambola rotta in una scatola
Due galeotti ma sono attacchini di manifesti!
Brancusi …
Molti in un vagone della Metro all’ora di punta

Cose
Quelle immobili fotografate con tutto l’agio che contraddicono la poesia della fotografia dell’istante decisivo

Le scarpe a Milano
All’accademia militare del Cairo -> sembra Chaplin

Da occhio a occhio
Guardarsi in viso fotografo e fotografato e preferire non scattare
Un’illusione di invisibilità che gli corrisponde più che una prova di presenza

La vera donna
Modelle in atteggiamenti inconsueti a volte provocati a volte rubati
Le Modelle -> il contrario di sua madre
Avicenna. Freud!
Belle ma artificiali sia per trucco e parrucco, sie per le mossette stereotipate
Imponeva di smetterla e loro si incazzavano
Voleva innamorarsene prima di fotografarle

Fuori luogo
Non tutto è sempre necessariamente al suo posto
E per quello c’è la fotografia
Trocadero: La decollété attraverso il cui arco si vede un uomo e tra le gambe della modella la Tour Eiffel

La ragazza nel baule

Un ombelico nudo e un po’ di pancetta
Una donna e un uomo in abiti eleganti guardano sotto la macchina

Foto stupide
Le sue preferite, quelle che fanno ridere
Quando fotografa qualcosa che lo colpisce senza rendersene conto o se ne era reso conto senza accorgersene

Autoritratti
Legittimi quanto la masturbazione: disponi di un modello docile sempre disponibile che conosci bene non vedi l’immagine inverti dx e sx

II – Anna

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Dorothea Lange, Migratory Cotton Picker, 1940

– Ti aspettavo-
E mentre pronuncia queste parole gli occhi della vecchia non sono più specchi ma fessure rosse puntate su di lui.
Neanche un sussurro da quella folla.

In quel buio fradicio di silenzio e di odore fetido, il piccolo si guarda intorno come a cercare qualcun altro.
– Sei tu – dice ancora quella voce grippata dal tempo. Tuttavia percepisce
che non è ostile.

Il sottofondo del timbro gli pare di conoscerlo, di averlo già sentito, così diverso da quello della sua mamma eppure familiare.

E’ così piccolo lui però … dove poteva aver registrato quel suono? In un sogno? O prima di nascere?
– Ho atteso a lungo questo giorno. Ho attraversato il fiume dei secoli per
poterti incontrare. Avvicinati. –
Ha paura, solleva lo sguardo verso la madre ma lei guarda una figura che si è staccata dalla marea umana.

Indistinta, quasi opalescente. E’ un uomo.

BUONGIORNO!

aoyama
Aoyama, esterno notte, Lodovico Ludoni, 2017

Smisi di osservare la pioggia e mi voltai a guardare mia moglie. Di nuovo pensai che per sei anni avevo vissuto con lei sotto lo stesso tetto, ma non l’avevo mai capita. Allo stesso modo in cui la gente ogni sera guarda la luna, ma della luna non sa un bel niente.
Da parte mia, ho solo una richiesta, – le dissi alla fine. – Se accetti, per il resto puoi fare come ti pare.
– Sì?
– Sarò io a lasciare questa casa. E oggi stesso. Vorrei che tu restassi qui.
– Oggi stesso? – mi domandò mia moglie sorpresa.
– Be’, prima è, meglio è. No?
Ci pensò un po’ su.
– Se è quello che desideri …
– E’ quello che desidero. E non voglio altro.
Era veramente ciò che volevo. Tutto era meglio che essere lasciato solo in quel posto che ormai sembrava un miserabile relitto, in quella fredda pioggia di marzo.
Murakami Haruki, L’assassinio del commendatore