– Ti chiami Pietro Fenoglio, giusto?
– Signorsì.
– Quanti anni hai?
– Ventitre, signor capitano.
– Quindi, vicebrigadiere Fenoglio Pietro, di anni ventitre, tu pensi che io creda a questa storia?
– Non saprei, signor capitano.
– Tu al mio posto ci crederesti?
– Francamente no.
– E allora perché me l’hai raccontata?
– Perché è vera, signor capitano.
La versione di Fenoglio, Gianrico Carofiglio, Einaudi, 2019
… una pratica sovversiva diventava una corrente artistica. Una corrente artistica, va detto, che mettendo in forma attuale quella critica al concetto di originale, faceva del dibattito sull’autorialità e sulla figura dell’autore la sua raison d’être. Sherrie Levine lo diceva a gran voce: “Possiamo solo imitare i gesti che sono sempre anteriori, mai originali … Il significato di un’immagine non sta nella sua origine ma nella sua destinazione. Bisogna lasciare campo libero alla nascita dello spettatore a costo della morte dell’artista”. E’ vero però che l’appropriazione si poteva praticare con differenti metodi e a diversi livelli. Per fare un esempio, prendiamo l’opera di Edward Weston, i suoi nudi marmorei e le sue sensuali nature morte. Robert Mapplethorpe fagocita il suo stile, la luce, l’approccio erotico. Sherrie Levine, invece, riproduce direttamente alcune opere di Weston che, in quanto immagini oggetto, vanno a ingrossare le fila del fotografabile. Sebbene con gradi differenti, in entrambe i casi si ha un’usurpazione del ruolo dell’autore e uno spossessamento artistico …
Joan Fontcuberta, La Furia delle Immagini, Einaudi, 2018
Uno scrittore è come Dio. Stai lì a pensare ai tuoi personaggi, a cercare qualcosa di interessante (se non proprio sensazionale) che gli possa capitare … E poi ti rendi conto che delle loro vite puoi fare quello che vuoi.
Allora ti dai una calmata, ti viene una specie di remora. Ti senti responsabile.
E a un certo punto capisci che sono loro a vivere e tu semplicemente li osservi. E descrivi quello che fanno.
Forse è così anche per noi, per le nostre “vite reali”, intendo.
Nel Palazzo Ducale di Mantova, reggia di Gonzaga, c’è un curioso appartamento che sembra stato ideato e costruito per ospitare un popolo di bambole.
Stanzine, salottini, corridoietti, tutto in miniatura, tutto come in un giocattolo.
Capricci di signori del tempo andato, capricci di architetti; ma non è una casa per le bambole, è l’appartamento dei nani di corte
Au milieu du grand silence, et dans le désert de l’avenue, les voitures de maraichers montaient vers Paris, avec les cahots rhythmés de leurs roues, dont les échos battaient les façades des maisons, endormies aux deux bords, derrière les lignes confuses des ormes. Un tombereau de choux et un tombereau de pois, au pont de Neuilly, s’étaient joints aux huit voitures de navets et de carottes qui descendaient de Nanterre; et les chevaux allaient tout seuls, le tête basse, de leur allure continue et paresseuse, que la montée ralentissait encore. En haut, sur la charge des légumes, allongés à plat ventre, couverts de leur limousine à petites raies noires et grises, les charretiers sommeillaient, les guides aux poignets …