naufraghi metropolitani

E mentre li scrivo, questi Naufraghi Metropolitani, mi rendo conto che sono fotografie. Istantanee di cose e persone ascoltate e annusate e viste e vissute … Che mi si sono affastellate nella memoria e quando non c’è stato più spazio hanno iniziato a fluirmi dalla penna per depositarsi sulla carta, a scappare di soppiatto dalla testa, in piena notte o mentre guido, per lanciarsi dalle dita sui tasti del pc o del cellulare.

Frammenti pescati nel costante scorrere del tempo, inquadrature fermate senza un prima e senza un dopo. O con il prima e il dopo che più desidera chi li legge.

Naufraghi metropolitani

Ho gustato oltre misura
questa libertà appena riavuta.
Ed i miei occhi scrutano
ormai solo paesaggi
sconfinati.

È colpa tua, lo sai,
se il mio orizzonte adesso
mi sta stretto.

Se lo vorrai, però, saranno tuoi
tutti i miei inverni,
le silenziose attese di
risate fragorose
e tutto questo azzurro, che
si fa polpa di albicocche
gialle tra le tue dita.

Terza A

Sessanta occhi che mi guardano increduli.

Non riescono a capire dove voglio andare a parare.

Uno degli aspetti che più amo del mio lavoro è questa disponibilità dei ragazzi a stupirsi.

Entro in classe con intenti bellicosi. E una carta geografica australe arrotolata sotto il braccio. Il mio miglior sorriso.

“Che sta tvamando, Pvofe?” Cavallero, con la sua inconfondibile evve e la voce altalenante dei maschi tra i tredici e i quattordici anni, è tanto curioso quanto sfacciato e capace di annusare a un miglio di distanza l’umore di ciascuno di noi insegnanti.

“Sta buono tu! Lo vedrai fra un attimo” e senza lasciargli il tempo di replicare, con il gesto più teatrale che riesco a estrarre dal mio cilindro, svolgo la mappa e la attacco al muro.

Silenzio assoluto e scruto a mia volta quei sessanta occhi. Un volto dopo l’altro, mi godo la reazione dei miei ragazzi di Terza A, senza dubbio la classe più vivace e divertente che mi sia capitata in tutti questi anni di insegnamento.

Poi, con voce stentorea, declamo: “Esistono posti nel mondo in cui è piena estate quando qui è inverno. In cui quando qui è notte fonda è ancora giorno”. Dal fondo dell’aula, arriva la voce allegra e vivace di Ameglio, codini e occhialetti tondi, lunga e secca sta agli ultimi banchi per non impallare i compagni più bassi “posti in cui il sud si fa nord, quindi!”.

naufraghi metropolitani

Parlami di me,
quando la sera arrossa i tuoi
orizzonti e io già ti sto
sognando, ancora. 

Parlami di te,
quando tremi per il freddo
e il mio sole ti riscalda
il cuore. 

Parlami del vento
che scuote i tuoi mari
di pascoli nel sud che si fa nord. 

E ti dirò del mare
di mirti, di onde
e le cicale.
Hablame de mi,
cuando la tarde sonroja tus
horizontes y yo ya estoy
soñandote, otra vez.

Hablame de ti
cuando tiemblas por el frío
y mi sol te calienta
el corazón.

Hablame del viento
que sacudia tus mares
de pastos donde el Sur se hace Norte.

Y te diré
de mirtos, de olas
y las cigarras. 

14 febbraio

Giurami che saremo sempre così. Divertenti, leggeri, spensierati.

Giurami che non ci lasceremo avvolgere nel miele della quotidianità banale. Che non inciamperemo nelle pastoie dei problemi. Che i rovi degli screzi ci feriranno solo in superficie.

Giurami che sapremo sempre trovare almeno una buona ragione per ridere, ogni giorno.

Giurami che se ti accorgi che tutto questo non è più possibile tra noi, avremo il coraggio di dircelo e di fare tutto a pezzi prima di annegare in un mare di tristezza.

Giurami che saremo amanti per sempre, che non mi trasformerai in una moglie.