Les amours d’Anaïs

Les amours d’Anaïs, Charline Bourgeois-Tacquet, 2021

Corre, Anaïs, corre sempre. Su e giù per le scale, anche fino al ventesimo piano se ce n’è bisogno, perché lei è claustrofobica. Per strada, perché spesso la sua bicicletta si rompe. Nella vita, perché lei la vita la prende a morsi e la mangia tutta.

E gli altri faticano a stare al suo passo.

È un tornado, Anaïs, e come tale entra nelle vite degli altri, le scompiglia e poi riparte. Finché conosce Emilie. Che potrebbe essere sua madre. E invece si innamorano.

Una storia meravigliosa, in cui gli uomini fanno un po’ la figura dei bambinetti sperduti, piagnucolosi e incapaci di prendere in mano le proprie vite (infatti a mio marito non è piaciuto per niente).

Buongiorno!

Tea Zanetti, Azul (Provincia de Buenos Aires), 2021

Come mai gli Americani erano tanto cattivi? Per il bombardamento? Non bastava, perché era dall’asilo che sentivo fare quei discorsi. Ci veniva ripetuto solo quello, per tutta la vita, ma nessuno si prendeva la briga di spiegarci le motivazioni. Forse pensavano che fossimo troppo piccoli per capire. Ma allora perché ci reputavano grandi abbastanza da odiare Paesi e popoli stranieri?

Karoline Kan, Sotto cieli rossi

O/OPPURE

Yo también quiero escribir-te, 
en tu espalda abracadabras
de ocasos rojo vivo
hirvientes de palabras.

Quiero escribir amargo
qué es ese sabor negro
de tu silencio, cuando
se hace demasiado largo.

Quiero escribir dolor,
que de esa tinta obscura
que ya injuria mi piel
del corazón es el color.

Pero, también, yo luz dibujaré.
Los amarillos rayos
que siempre me sonrien
si rodean tus ojos.

Y aún pintaré estrellas,
azules en tus hombros,
así que siempre sepas
que a ti miran mis ojos.

Por fin escribiré cuchillas
entrerrianas donde, en tu pecho, 
verde sopla mi aliento, 
entre tus canas.

Atado, entre palabras 
estás vos, en las sombras
de tu cuarto, y ahí me esperas.

No sabés si o cuando y como llegan,
la tinta china negra, 
y mi pincel.

Rozo el papel blanco.
Frío. Y tu deseo.
Se estremece tu piel.
Anch’io voglio scriver-ti,
sulla schiena abracadabra
di tramonti rosso vivo
roventi di parole.

Voglio scrivere amaro
che quel sapor nero
del tuo silenzio, quando
si fa troppo lungo.

Voglio scrivere dolore,
che di quell’inchiostro buio
che già ingiuria la mia pelle
del cuore è il colore.

Però, anche luce disegnerò.
I raggi gialli
Che sempre mi sorridono
Se contornano i tuoi occhi.

E anche dipingerò le stelle,
azzurre sulle tue spalle,
così che sempre sappia
che a te guardano i miei occhi.

E per finire scriverò colline
di Entrerrios dove, sul tuo petto
verde soffia il mio alito,
tra le tue canizie.

Legato, tra le parole,
stai tu, nelle ombre
della tua stanza, e lì mi aspetti.

Non sai se o quando e come arrivano
l’inchiostro di china nero
e il mio pennello.

Sfioro la carta bianca.
Freddo. E il tuo desiderio.
Rabbrividisce la tua pell

Torino vale 27 campagne

Con quei tuoi occhiali tondi e neri, un po’ Le Corbusier, e la faccia spigolosa, la aspetti. Ma chi è già? Non mi ricordo più se questa volta è Pucci o la Milly.

Sei lì, ormai da sei ore alla Meridiana, sotto l’acqua di novembre e le lenti bagnate dai due lati, mentre lei sgattaiola dalla porta di servizio, ridendo un po’ coquette, al braccio di quel tipo coi pantaloni a doppie pince senza il risvolto. E un doppiopetto che fa tanto gagà.

Ma i ragazzi non le sono mai piaciuti. Chissà se questo tu non lo sapevi o forse era soltanto che non volevi crederci.

E resti lì da solo, fuori dalla porta principale, con la delusione in corpo e un vizio assurdo, che si va facendo largo nel tuo cuore. E quei tre mesi di pleurite da scontare.

E chi l’avrebbe detto mai che la tua corsa un giorno sarebbe terminata a soli pochi passi da quel pomeriggio di quasi inverno e caldarroste.

Intanto Alice, ostinata, rimane a guardare la città e i gatti e quei vestiti scuri per la pioggia che ti pendono addosso come panni tristi.