buongiorno!

Tea Zanetti, Quando la città ti parla, Buenos Aires, Novembre 2021
Dicen las paredes/2

En Buenos Aires, en el puente de La Boca:
Todos prometen y nadie cumple. Vote por nadie.
En Caracas, en tiempos de crisis, a la entrada de uno de los barrios más pobres:
Bienvenida, clase media.
En Bogotá, a la vuelta de la Universidad Nacional:
Dios vive.
Y debajo, con otra letra:
De puro milagro.
Y también en Bogotá:
Proletarios de todos los países, uníos!
Y debajo, con otra letra:
(Ultimo aviso.)
Eduardo Galeano, El libro de los abrazos
Dicono i muri/2

A Buenos Aires, sul ponte de La Boca:
Tutti promettono e nessuno mantiene. Vota per nessuno.
A Caracas, in tempo di crisi, all'ingresso di uno dei quartieri più poveri:
Benvenuta, classe media.
A Bogotà, nei pressi dell'Universidad Nacional:
Dio vive.
E sotto, con altra grafia:
Per puro miracolo.
E ancora a Bogotà:
Proletari di tutti il mondo, unitevi!
E sotto, con altra grafia:
(Ultimo avviso.)
Eduardo Galeano, Il libro degli abbracci (traduzione: Tea Zanetti)

Eravamo due pianeti senza satelliti. Viaggiavamo ciascuno per proprio conto, ciascuno sulla propria orbita. In giro per l’universo, senza cercare altro che un modo per farci passare lo straniamento di esser soli.

Viaggiavamo. Due cronopi vagabondi.

Ci divertiva il semplice pensiero di lunghe stelle filanti di dentifricio che volavano leggere … E, rapiti, restavamo a guardarle finché si depositavano sulla falda del cappello di qualche parsimonioso intento a chiacchierare giusto sotto le finestre dei nostri rispettivi bagni.

Oppure eravamo due che si perdevano a contare, mentre volteggiavano nell’aria fresca del mattino, i semi che si staccavano dal soffione della doccia.

Oppure eravamo i soli due al mondo a trovare divertente il fatto che i cigni, per vedere se avevano dei mostri nel loro sottoletto, mettevano la testa sottacqua. E invece gli struzzi, proprio per non sapere nulla del loro, di sottoletto dico, la testa la mettevano sottoterra.

Viaggiavamo sicuri, come consiglia il ministero. Però pure un po’ distratti. E non è che ci cercassimo. Però pure un po’ lo sapevamo che, da qualche parte, un “altro come-me” doveva pur esistere.

E gira, gira, guardando tu di là e io di qua, ci siam venuti addosso.

Entrando in collisione, tu e io siamo esplosi in una risata.

Licorice pizza

Licorice pizza, Paul Thomas Anderson, 2021

Un cast a dir poco eccezionale (Bradley Cooper, Sean Penn, Tom Waits, George di Caprio …) per un film poco più che carino ma che ha il pregio indiscutibile di tracciare un quadro dell’aria che tirava nell’America profonda negli anni Settanta.

Gary Valentine è un quindicenne (molto intraprendente) che si innamora della venticinquenne (piuttosto confusa e molto ebrea) Alana Kane.

Le schermaglie amorose dei due con sullo sfondo la stravaganza e la vera e propria pazzia americane.

La fotografia è meravigliosa, la colonna sonora è un gioiello, la presenza di tutti i grandi che regalano preziosi cameo di se stessi interpretando altri grandi … è praticamente perfetta (proprio come Mary Poppins), il tributo al cinema è chiaramente dettato da profondo amore ma … non mi ha convinta del tutto. Un po’ come quelle ragazze di cui i maschi, parlandone tra loro, dicono “sì, è intelligente … sì, sì, è simpatica … certo è interessante … ma …”.

Ecco, un po’ così.
Una curiosità: la famiglia Kane, composta dai genitori e dalle due sorelle maggiori di Alana, è la vera famiglia di Alana Haim, l’attrice che la interpreta. Al cinema, l’agnizione (un po’ come quella di Mastroianni Marcello e Chiara in “Tre vite e una sola morte”) fa sempre un po’ effetto.