Milan Kundera, Borges e Pierre Menard

Rileggendo (proprio in questi giorni di guerra russa all’Ucraina) L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera mi sono ritrovata a sentire la necessità di condividerne alcune brani sulle pagine di questo blog per l’evidente contiguità della vicenda narrata nel romanzo con quanto sta attualmente accadendo nel mondo.

Là l’invasione raccontata è quella, nel 1968, della Cecoslovacchia, sempre ad opera dei Russi, in cui gli Ucraini, come è stato per molti decenni, erano il braccio armato della Russia (curiose le capriole della storia da cui non riusciamo proprio ad imparare nulla). Oggi ad essere invasi sono gli Ucraini ma le riflessioni che Kundera faceva allora, mi pare, sono ancora attuali, in qualche modo sovrapponibili agli eventi che stiamo vivendo in queste ore.

Di ragionamento in ragionamento, di analogia in analogia, sono approdata al solito Borges che da quasi un anno mi fa compagnia, infestando i miei pensieri e i miei sogni e costringendomi a salti mortali intellettuali che mai avrei sospettato possibili.

In uno dei suoi racconti Borges parla di uno scrittore, Pierre Menard, tanto assurdo quanto geniale da aver deciso di riscrivere il Don Quijote di Cervantes.

Vista l’immensità dell’opera, Menard pensa di limitarsi, almeno per il momento, a tre soli capitoli il IX, il XXXVIII e un frammento del XXII.

Non intende scrivere “un altro Don Quijote”, vuole scrivere esattamente il Don Quijote di Cervantes. Peraltro non vuole limitarsi a ricopiarlo pedissequamente.

Per accingersi all’opera, studia la lingua adottata nel Seicento, approfondisce lo stile di Cervantes, si documenta sui costumi dell’epoca e altre finezze

Quando finalmente si sente pronto inizia a scrivere e approda al risultato tanto atteso.

I capitoli sono lì, perfetti.

Quel che accade però è sorprendente.

Chi legge il Quijote di Menard ha con sé il bagaglio di conoscenze costituito da tutta la propria vita pregressa, fatto di accadimenti, studi (storia, filosofia, letteratura), riflessioni personali (sul senso delle cose, sulla vita, sul passato antico e recente, sull’attualità), incontri, tra cui quello con l’intera vita di Cervantes (comprendente cioè anche quella da lui vissuta successivamente alla stesura del Don Quijote e che Cervantes stesso non poteva immaginare) così come quello con la vita di Menard …

Questa mole di sapere, dal momento che è inevitabile una lettura che ne prescinda, è in grado di trasformare le parole di Cervantes (e quelle successive, ma identiche, di Menard) e di renderle altro da se stesse, conferendo loro innumerevoli diversi significati a seconda delle relazioni che il lettore saprà individuare, relazioni che saranno necessariamente diverse per ciascun lettore.

È questa l’operazione che ciascuno di noi fa nel momento in cui decide di citare le parole di un altro: le fa proprie, le carica dei propri significati che vanno a sommarsi a quelli impressi dallo scrittore originario e a quelli che, inevitabilmente, vi troverà il lettore cui saranno consegnate, in una sorta di staffetta che, a seconda della bontà dello scritto, può protrarsi per secoli, o millenni.

Buongiorno!

Tea Zanetti, Azul, Novembre 2021

… pintarrajeada de colores feroces, los ojos eran de ese color desganado que los ingleses llaman gris. El cuerpo era ligero, como de cierva, las manos, fuertes y huesudas. Venía del desierto, de Tierra adentro y todo parecía quedarle chico: las puertas, las paredes, los muebles.

Quizá las dos mujeres por un instante se sintieron hermanas, estaban lejos de su isla querida y en un increíble país. Mi abuela enunció alguna pregunta; la otra le respondió con dificultad, buscando las palabras y repitiéndolas, como asombrada de un antiguo sabor (…) detrás del relato se vislumbraba una vida feral: los toldos de cuero de caballo (…) las sigilosas marchas al alba (…) la hediondez y la magía. A esa barbarie se había rebajado una inglesa. Movida por la lástima y el éscandalo, mi abuela la exhortó a no volver. Juró ampararla, juró rescatar a sus hijos. La otra le contestó que era feliz y volvió, esa noche, al desierto (…) quizá mi abuela, entonces, pudo percibir en la otra mujer, también arrebatada y transformada por este continente implacable, un espejo monstruoso de su destino … la figura de la mujer europea que opta por el desierto (…). El anverso y el reverso de esta moneda son, para Dios, iguales.

(Jorge Luís Borges, Historia del guerrero y de la cautiva – El Aleph)

… dipinta di colori feroci, gli occhi erano di quel colore apatico che gli Inglesi chiamano grigio. Il corpo era leggero, come di cerva, le mani, forti e ossute. Veniva dal deserto, da Terra di Dentro e tutto sembrava starle stretto: le porte, le pareti, i mobili.

Forse le due donne per un istante si sentirono sorelle, erano lontane dalla loro amata isola e in un paese incredibile. Mia nonna fece qualche domanda; l’altra le rispose con difficoltà, cercando le parole e ripetendole, come sorpresa da un sapore antico (…) dietro al racconto si intravedeva una vita selvaggia: le tende di cuoio di cavallo (…) le marce furtive all’alba (…) il fetore e la magia. A quale barbarie si era abbassata un’Inglese. Mossa dalla compassione e dallo scandalo, mia nonna la esortò a non tornare. Giurò di proteggerla, giurò di riscattare i suoi figli. L’altra le rispose che era felice e tornò, quella notte, al deserto (…) forse mia nonna, allora, poté percepire nell’altra donna, così rapita e trasformata da questo continente implacabile, uno specchio mostruoso del proprio destino (…). Il recto e il verso di questa moneta, per Dio, sono uguali.

(Jorge Luís Borges, Historia del guerrero y de la cautiva – El Aleph)

buongiorno!

Tea Zanetti, Azul, Dicembre 2021

Arrasado el jardín, profanados los cálices y las aras, entraron a caballo los hunos en la biblioteca monástica y rompieron los libros incomprensibles y los vituperaron y los quemaron, acaso temerosos de que las letras encubrieran blasfemias contra su dios, que era una cimitarra de hierro.

Jorge Luis Borges, Los teólogos (El Aleph, 1949)

(Devastato il giardino, profanati i calici e gli altari, entrarono a cavallo gli Unni nella biblioteca monastica e ruppero i libri incomprensibili e li vituperarono e li bruciarono, forse per paura che quelle lettere contenessero blasfemie contro il loro dio, che era una scimitarra di ferro)

buongiorno!

Tea Zanetti, Azul, Dicembre 2021

“¿Quieres ver lo que no vieron ojos humanos? Mira la luna ¿Quieres oír lo que los oídos no oyeron? Oye el grito del pájaro. ¿Quieres tocar lo que no tocaron las manos? Toca la tierra. Verdaderamente digo que Dios está por crear el mundo”

(Vuoi vedere quello che mai occhio umano vide? Guarda la luna. Vuoi ascoltare quello che mai orecchio ascoltò? Ascolta il canto degli uccelli. Vuoi toccare quello che mai mano toccò? Tocca la terra. Veramente dico che Dio sta per creare il mondo).

Jorge Luis Borges, Los teólogos (El Aleph, 1949)

buongiorno!

Tea Zanetti, Azul, Dicembre 2021
No eres los otros

No te habrá de salvar lo que dejaron
escrito aquellos que tu miedo implora;
no eres los otros y te ves ahora
centro del laberinto que tramaron
tus pasos. No te salva la agonía
de Jesús o de Sócrates ni el fuerte
Siddharta de oro que aceptó la muerte
en un jardín, al declinar el día.
Polvo también es la palabra escrita
por tu mano o el verbo pronunciado
por tu boca. No hay lástima en el Hado
y la noche de Dios es infinita.
Tu materia es el tiempo, el incesante
tiempo. Eres cada solitario instante.

(Jorge Luis Borges)
Non sei gli altri

Non ti salverà ciò che lasciarono
scritto quelli che il tuo terrore implora;
non sei gli altri e ti vedi ora
centro del labirinto che tramarono
i tuoi passi. Non ti salva l'agonia
di Gesù o di Socrate né il forte
Siddharta d'oro che accettò la morte
in un giardino, al declinar del dì.
Polvere anche è la parola scritta
dalla tua mano o il verbo pronunciato
dalla tua bocca. Non c'è ferita nel Fato
e la notte di Dio è infinita.
La tua materia è il tempo, l'incessante
tempo. Sei ciascun solitario istante.

(Jorge Luis Borges)