Argentina

Io voglio te.
La tua ironia.
Il tuo sguardo sereno sul mondo.
Il tuo stupore per le cose che si avverano quando ormai non le speravi più.

Non sei fatto per annegare in questo miele di malinconia.

Come faccio a fartelo capire?
Le parole di Neruda, di Borges e Cortazar, Gelman, Rulfo e potrei citarne altri mille e non avrei ancora finito … quelle parole sono meravigliose.
Ma io voglio le tue.

Voglio sapere cose che non ho mai visto e ciononostante sentirne la nostalgia, semplicemente perché me le stai raccontando tu.
Voglio le mattine in silenzio, a scrutare l’orizzonte chiedendosi se pioverà e quelle col mate in mano e lo sguardo a interrogare il giorno che sta per cominciare, nell’incertezza di quello che porterà.
Voglio le giornate di fatica e sudore e polvere, le mani rotte e il coltello e le cicatrici che ti ha lasciato.
Voglio le notti sotto le stelle, quelle a cavallo, quelle accanto a un fuoco a raccontare a raccontarsi, tra uomini di frontiera.

Voglio le donne che hai amato.
E sorprendermi a ritrovare una scheggia di me in ognuna di loro.
E infine scoprire che le hai amate tutte proprio perché tutte insieme erano me.

Voglio essere per te Fenarete e la figlia di Fenarete.
Voglio essere la levatrice che ti fa partorire l’Aristocle dalle spalle larghe che porti in te.

Questa è più di un’avventura.
Ci vuole coraggio per darmi quello che ti chiedo.
Molto più coraggio di quello che ti è stato necessario per fare tutto quello che hai fatto fino a qui.
Perché io voglio tutto.
Esattamente come io ti ho dato tutto di me.
Comprese le cose di cui mi vergogno e che nessun altro conosce.

Buongiorno!

Tea Zanetti, Azul, Novembre 2021

… pintarrajeada de colores feroces, los ojos eran de ese color desganado que los ingleses llaman gris. El cuerpo era ligero, como de cierva, las manos, fuertes y huesudas. Venía del desierto, de Tierra adentro y todo parecía quedarle chico: las puertas, las paredes, los muebles.

Quizá las dos mujeres por un instante se sintieron hermanas, estaban lejos de su isla querida y en un increíble país. Mi abuela enunció alguna pregunta; la otra le respondió con dificultad, buscando las palabras y repitiéndolas, como asombrada de un antiguo sabor (…) detrás del relato se vislumbraba una vida feral: los toldos de cuero de caballo (…) las sigilosas marchas al alba (…) la hediondez y la magía. A esa barbarie se había rebajado una inglesa. Movida por la lástima y el éscandalo, mi abuela la exhortó a no volver. Juró ampararla, juró rescatar a sus hijos. La otra le contestó que era feliz y volvió, esa noche, al desierto (…) quizá mi abuela, entonces, pudo percibir en la otra mujer, también arrebatada y transformada por este continente implacable, un espejo monstruoso de su destino … la figura de la mujer europea que opta por el desierto (…). El anverso y el reverso de esta moneda son, para Dios, iguales.

(Jorge Luís Borges, Historia del guerrero y de la cautiva – El Aleph)

… dipinta di colori feroci, gli occhi erano di quel colore apatico che gli Inglesi chiamano grigio. Il corpo era leggero, come di cerva, le mani, forti e ossute. Veniva dal deserto, da Terra di Dentro e tutto sembrava starle stretto: le porte, le pareti, i mobili.

Forse le due donne per un istante si sentirono sorelle, erano lontane dalla loro amata isola e in un paese incredibile. Mia nonna fece qualche domanda; l’altra le rispose con difficoltà, cercando le parole e ripetendole, come sorpresa da un sapore antico (…) dietro al racconto si intravedeva una vita selvaggia: le tende di cuoio di cavallo (…) le marce furtive all’alba (…) il fetore e la magia. A quale barbarie si era abbassata un’Inglese. Mossa dalla compassione e dallo scandalo, mia nonna la esortò a non tornare. Giurò di proteggerla, giurò di riscattare i suoi figli. L’altra le rispose che era felice e tornò, quella notte, al deserto (…) forse mia nonna, allora, poté percepire nell’altra donna, così rapita e trasformata da questo continente implacabile, uno specchio mostruoso del proprio destino (…). Il recto e il verso di questa moneta, per Dio, sono uguali.

(Jorge Luís Borges, Historia del guerrero y de la cautiva – El Aleph)

buongiorno!

Tea Zanetti, Azul, Dicembre 2021

Arrasado el jardín, profanados los cálices y las aras, entraron a caballo los hunos en la biblioteca monástica y rompieron los libros incomprensibles y los vituperaron y los quemaron, acaso temerosos de que las letras encubrieran blasfemias contra su dios, que era una cimitarra de hierro.

Jorge Luis Borges, Los teólogos (El Aleph, 1949)

(Devastato il giardino, profanati i calici e gli altari, entrarono a cavallo gli Unni nella biblioteca monastica e ruppero i libri incomprensibili e li vituperarono e li bruciarono, forse per paura che quelle lettere contenessero blasfemie contro il loro dio, che era una scimitarra di ferro)

buongiorno!

Tea Zanetti, Azul, Dicembre 2021

“¿Quieres ver lo que no vieron ojos humanos? Mira la luna ¿Quieres oír lo que los oídos no oyeron? Oye el grito del pájaro. ¿Quieres tocar lo que no tocaron las manos? Toca la tierra. Verdaderamente digo que Dios está por crear el mundo”

(Vuoi vedere quello che mai occhio umano vide? Guarda la luna. Vuoi ascoltare quello che mai orecchio ascoltò? Ascolta il canto degli uccelli. Vuoi toccare quello che mai mano toccò? Tocca la terra. Veramente dico che Dio sta per creare il mondo).

Jorge Luis Borges, Los teólogos (El Aleph, 1949)