Naufraghi metropolitani

Ho gustato oltre misura
questa libertà appena riavuta.
Ed i miei occhi scrutano
ormai solo paesaggi
sconfinati.

È colpa tua, lo sai,
se il mio orizzonte adesso
mi sta stretto.

Se lo vorrai, però, saranno tuoi
tutti i miei inverni,
le silenziose attese di
risate fragorose
e tutto questo azzurro, che
si fa polpa di albicocche
gialle tra le tue dita.

Terza A

Sessanta occhi che mi guardano increduli.

Non riescono a capire dove voglio andare a parare.

Uno degli aspetti che più amo del mio lavoro è questa disponibilità dei ragazzi a stupirsi.

Entro in classe con intenti bellicosi. E una carta geografica australe arrotolata sotto il braccio. Il mio miglior sorriso.

“Che sta tvamando, Pvofe?” Cavallero, con la sua inconfondibile evve e la voce altalenante dei maschi tra i tredici e i quattordici anni, è tanto curioso quanto sfacciato e capace di annusare a un miglio di distanza l’umore di ciascuno di noi insegnanti.

“Sta buono tu! Lo vedrai fra un attimo” e senza lasciargli il tempo di replicare, con il gesto più teatrale che riesco a estrarre dal mio cilindro, svolgo la mappa e la attacco al muro.

Silenzio assoluto e scruto a mia volta quei sessanta occhi. Un volto dopo l’altro, mi godo la reazione dei miei ragazzi di Terza A, senza dubbio la classe più vivace e divertente che mi sia capitata in tutti questi anni di insegnamento.

Poi, con voce stentorea, declamo: “Esistono posti nel mondo in cui è piena estate quando qui è inverno. In cui quando qui è notte fonda è ancora giorno”. Dal fondo dell’aula, arriva la voce allegra e vivace di Ameglio, codini e occhialetti tondi, lunga e secca sta agli ultimi banchi per non impallare i compagni più bassi “posti in cui il sud si fa nord, quindi!”.

buongiorno!

Tea Zanetti, Soulscapes, 2020

Un fama tenía un reloj de pared y todas las semanas le daba cuerda
CON GRAN CUIDADO. Pasó un cronopio y al verlo se puso a reír, fue a
su casa e inventó el reloj-alcachofa o alcaucil, que de una y otra manera
puede y debe decirse.
El reloj alcaucil de este cronopio es un alcaucil de la gran especie,
sujeto por el tallo a un agujero de la pared. Las innumerables hojas del
alcaucil marcan la hora presente y además todas las horas, de modo que el
cronopio no hace más que sacarle una hoja y ya sabe una hora. Como las va
sacando de izquierda a derecha, siempre la hoja da la hora justa, y cada día
el cronopio empieza a sacar una nueva vuelta de hojas. Al llegar al corazón
el tiempo no puede ya medirse, y en la infinita rosa violeta del centro el
cronopio encuentra un gran contento, entonces se la come con aceite,
vinagre y sal, y pone otro reloj en el agujero.

Julio Cortázar, Historias de cronopios y famas

Un fama aveva un orologio da parete e tutte le settimane gli dava corda CON GRANDE ATTENZIONE. Passò un cronopio e al vederlo si mise a ridere, tornò a casa e inventò l’orologio-soffione o carciofo che nell’uno e nell’altro modo può e deve dirsi.

L’orologio carciofo di questo cronopio è un carciofo della specie gigante, conficcato per il gambo in un buco della parete. Le innumerevoli foglie del carciofo segnano l’ora attuale oltre a tutte le ore, di modo che il cronopio non deve far altro che staccare una foglia e già sa che ore sono. Siccome le stacca da sinistra a destra, la foglia segna sempre l’ora giusta, e ogni giorno il cronopio inizia a staccare un nuovo giro di foglie. Quando arriva al cuore il tempo non si può più misurare, e nell’infinita rosa violetta del centro il cronopio trova un grande appagamento, così se la mangia con olio, aceto e sale e mette un altro orologio nel buco.

Julio Cortázar, Historias de cronopios y famas

Innamorarsi di Torino

Torino è una città deliziosamente malandrina.

Nasconde, sotto un’apparenza austera, incontri sorprendenti.

Cortili di vegetazioni lussureggianti e artistici decori, appena un passo oltre funzionali ingressi carrai. Scaloni vorticosi di marmo e legno e ferro battuto, dietro facciate compostamente grigie …

È una città di opposti, di ossimori e incongruenze che sono tali solo a uno sguardo distratto cui, appena si abbia voglia di farlo un po’ più attento e profondo, svela la sua sostanza di affascinante signora, ironica e un po’ agée, ma non così tanto da aver smesso, per questo, di esser bella.

Una città in cui non ti puoi annoiare perché ad ogni angolo ti attende una sorpresa, se solo sai muoverti con quello spirito d’avventura delle cacce al tesoro di quando eri bambino. Un’etica da bambini, quella dell’avventuriero! Così mi ha illuminata un giorno un vecchio avvocato al quale voglio bene.

È la mia città e io la amo perdutamente proprio per questa sua anima dicotomica e continuamente cangiante che si esprime sin nei dettagli minimi. Dai negozi sfavillanti di luci del centro alle botteghe artigiane del Quadrilatero alle nascoste cucine dei piccoli e grandi ristoranti sparpagliati qua e là.

Premesso che non sono una blogger, né una influenZer, né tantomeno un critico enogastronomico. E non ho certo alcuna pretesa in tal senso. Sono semplicemente un’innamorata che riporta qui opinioni del tutto personali ad uso e consumo di chi ci vive e ciononostante la vive poco, di chi ci capita per sbaglio o ci viene per scelta, di chi ci passa qualche ora e sia alla ricerca di un’esperienza da Torinese.

buongiorno!

Tea Zanetti, Azul, Novembre 2021

Minos: Una mujer no sabe mirar. Sólo vé sus sueños.

Ariana: Rey, así miran los dioses y los héroes. Tu mismo qué ves del día si no la noche, el miedo, el Minotauro que has tejido con las telas de l’imsomnio? Quién lo tornó feroz? Tus sueños. Quién le trajo la primera gavilla de muchachos y doncellas arrancados a Atenas por el terror y el prestigio? Él es tu obra furtiva, como la sombra del árbol es un resto de su nocturno espanto.

Julio Cortázar, Los reyes

Minosse: Una donna non sa guardare. Vede solo i suoi sogni.

Arianna: Re, così guardano gli dei e gli eroi. Tu stesso che cosa vedi del giorno se non la notte, la paura, il Minotauro che hai tessuto con la tela dell’insonnia? Chi lo fece feroce? I tuoi sogni. Chi gli portò la prima fascina di giovani e donzelle sradicati da Atene per il terrore e il prestigio? Egli è la tua opera furtiva, come l’ombra dell’albero è un resto del suo terrore notturno.

Julio Cortázar, Los reyes