Il ritratto del duca

Roger Michell, 2020

Un film piacevole e garbato che, con divertito affetto, traccia un affresco della piccolissima borghesia inglese degli anni Sessanta del Novecento, tra istanze di normalità e la voglia di cambiamento e riscatto insieme al vento di una società più giusta.

E non crediamo che i conservatori siano i ricchi e i più poveri vogliano tutti essere progressisti.

Forse questa pellicola rappresenta la più precisa descrizione di che cosa significhi essere famas e cronopios, non tanto secondo Cortázar che li inventò, quanto secondo Calvino (Italo) che li studiò.

buongiorno!

Tea Zanetti, Azul, Novembre-Dicembre 2021
Ahora pasa que las tortugas son grandes admiradoras de la velocidad, como es natural.
(Adesso pare che le tartarughe siano grandi ammiratrici della velocità, come è ovvio.)
Las esperanzas lo saben, y no se preocupan.
(Le attese lo sanno, e non se ne preoccupano.)
Los famas lo saben, y se burlan.
(I famas lo sanno, e se ne fanno beffe.)
Los cronopios lo saben, y cada vez que encuentran una tortuga, sacan la caja de tizas de colores y sobre la redonda pizarra de la tortuga dibujan una golondrina.
(I cronopios lo sanno, e qogni volta che trovano una tartaruga, tirano fuori la scatola dei gessetti colorati e sulla lavagna rotonda della tartaruga disegnano una rondine.)
Julio Cortázar, Historias de cronopios y de famas

perdere la testa

Leggo dell’uomo senza testa che si siede in Plaza Lavalle e poi cammina su Avenida de la Libertad sino ad arrivare a Avenida de Mayo.

Insieme alla testa ha perso quattro dei cinque sensi.

Almeno gli è rimasto il tatto, si dice.

Sorprendentemente la memoria tattile gli fa vedere i colori. Perché una pietra verde, le dita lo sanno, non è una pietra rossa. E mi pare del tutto logico. Pure i suoni di Plaza Lavalle danno alla pelle una sensazione diversa da quelli di Avenida de la Libertad.

Giunto in Avenida de Mayo recupero anche l’olfatto tattile.

È così che scopro che quell’uomo senza testa sono io e chiunque altro porti i ricordi tatuati sulla pelle. E non importa da quale lato, se dentro o fuori. Ora anch’io sento sulle natiche e le cosce il ricordo di stare seduta su una panchina in Plaza Lavalle e tocco un quaderno abbandonato proprio a fianco a me. Cammino e l’odore delle carni arrostite da Indios scuri come Cinesi-scuri mi arriccia la pelle delle braccia. In Avenida de Mayo mi accarezzano la schiena le vibrazioni di un corteo danzante che canta libertà in una mattina primaverile, ai primi di novembre …

buongiorno!

Tea Zanetti, Soulscapes, 2020

Un fama tenía un reloj de pared y todas las semanas le daba cuerda
CON GRAN CUIDADO. Pasó un cronopio y al verlo se puso a reír, fue a
su casa e inventó el reloj-alcachofa o alcaucil, que de una y otra manera
puede y debe decirse.
El reloj alcaucil de este cronopio es un alcaucil de la gran especie,
sujeto por el tallo a un agujero de la pared. Las innumerables hojas del
alcaucil marcan la hora presente y además todas las horas, de modo que el
cronopio no hace más que sacarle una hoja y ya sabe una hora. Como las va
sacando de izquierda a derecha, siempre la hoja da la hora justa, y cada día
el cronopio empieza a sacar una nueva vuelta de hojas. Al llegar al corazón
el tiempo no puede ya medirse, y en la infinita rosa violeta del centro el
cronopio encuentra un gran contento, entonces se la come con aceite,
vinagre y sal, y pone otro reloj en el agujero.

Julio Cortázar, Historias de cronopios y famas

Un fama aveva un orologio da parete e tutte le settimane gli dava corda CON GRANDE ATTENZIONE. Passò un cronopio e al vederlo si mise a ridere, tornò a casa e inventò l’orologio-soffione o carciofo che nell’uno e nell’altro modo può e deve dirsi.

L’orologio carciofo di questo cronopio è un carciofo della specie gigante, conficcato per il gambo in un buco della parete. Le innumerevoli foglie del carciofo segnano l’ora attuale oltre a tutte le ore, di modo che il cronopio non deve far altro che staccare una foglia e già sa che ore sono. Siccome le stacca da sinistra a destra, la foglia segna sempre l’ora giusta, e ogni giorno il cronopio inizia a staccare un nuovo giro di foglie. Quando arriva al cuore il tempo non si può più misurare, e nell’infinita rosa violetta del centro il cronopio trova un grande appagamento, così se la mangia con olio, aceto e sale e mette un altro orologio nel buco.

Julio Cortázar, Historias de cronopios y famas