perdere la testa

Leggo dell’uomo senza testa che si siede in Plaza Lavalle e poi cammina su Avenida de la Libertad sino ad arrivare a Avenida de Mayo.

Insieme alla testa ha perso quattro dei cinque sensi.

Almeno gli è rimasto il tatto, si dice.

Sorprendentemente la memoria tattile gli fa vedere i colori. Perché una pietra verde, le dita lo sanno, non è una pietra rossa. E mi pare del tutto logico. Pure i suoni di Plaza Lavalle danno alla pelle una sensazione diversa da quelli di Avenida de la Libertad.

Giunto in Avenida de Mayo recupero anche l’olfatto tattile.

È così che scopro che quell’uomo senza testa sono io e chiunque altro porti i ricordi tatuati sulla pelle. E non importa da quale lato, se dentro o fuori. Ora anch’io sento sulle natiche e le cosce il ricordo di stare seduta su una panchina in Plaza Lavalle e tocco un quaderno abbandonato proprio a fianco a me. Cammino e l’odore delle carni arrostite da Indios scuri come Cinesi-scuri mi arriccia la pelle delle braccia. In Avenida de Mayo mi accarezzano la schiena le vibrazioni di un corteo danzante che canta libertà in una mattina primaverile, ai primi di novembre …

Buenos Aires, Novembre 2021 – Quando la città ti parla

Quel giorno a Buenos Aires tutti i manifesti, tutte le scritte sui muri sembravano parlarmi, sembravano voler lanciarmi un messaggio.

On that day in Buenos Aires all the posters, all the writings on the walls seemed like they were speaking to me, seemed like they wanted to send me a message.

Torino-Buenos Aires, 2021-22, El Amante Argentino

Conversazioni sottovoce tra Jorge Luís Borges, Eugenio Guglielminetti e, indegnamente, me

Conversations in a low voice amongst Jorge Luís Borges, Eugenio Guglielminetti and, unworthily, me

Al cinema! Il segreto di una famiglia. Pablo Trapero

Il segreto di una famiglia (La Quietud), Pablo Trapero, Argentina, 2018

Premesso che non sono esattamente una bigotta benpensante, devo dire che all’incesto lesbo non ero arrivata.

Che poi la storia si concluda (scusate lo spoiler) con le due sorelle felici future mamme di un pupo frutto dell’ovulo di una impiantato nell’utero dell’altra, beh … mi è parso del tutto gratuito.

Anche alla luce del fatto che la maggiore tradisce da anni, con un amico di infanzia, il marito che, a sua volta (non ci facciamo mancare proprio nulla) la tradisce con la sorella minore.

Che casino!

Sullo sfondo rancori e segreti, il peggiore dei quali riguarda l’acquisizione della splendida tenuta di famiglia (La Quietud, appunto, cioè “la quiete”, insomma …), frutto di loschi traffici che riguardano i desaparecidos.

Alla fine la colpa di tutto, come sempre, è della madre. Una vecchia pazza che vive dei suoi ricordi deformati, dell’odio continuamente alimentato verso il marito e la figlia minore, dell’amore morboso per la figlia maggiore …

Resta un film in cui nulla viene veramente affrontato con coraggio: non la fatica di vivere di chi è diverso. Non il confronto con i propri errori. Non la valutazione della Storia recente.

Non bastano un cast meraviglioso, una fotografia splendida, una colonna sonora degna di nota a salvare un film con poche idee, anche se molto ben shakerate.

Insomma, ve lo consiglio solo se proprio non avete nulla di meglio, perché è estate e i cinema hanno l’aria condizionata.

Torno a distanza di una settimana e di qualche riflessione: questo film ha un pregio ed è quello di sottolineare come la mostruosità non stia mai nei rapporti d’amore, di qualunque genere essi siano, ma nella brutalità che porta gli uomini a sopraffare (quando non ad annientare) altri uomini, in nome del potere, del denaro, della smania di affermare esclusivamente se stessi e il loro punto di vista.

E in effetti non è poco.