Profumo

Sai, ho conservato l’arancia che hai staccato per me direttamente dal ramo, quella sera di fine primavera e brezza.

Con lei ho portato via il profumo di una passeggiata … La nostalgia dei nostri giorni si acuisce, e si smorza insieme, ogni volta che la annuso.

E il folle,
con la sua speranza assurda,
conservò i semi
dell’arancia amara.

E giunto il tempo
li piantò nella terra
nera. Poi, con ottimismo,
e pazienza, aspettò.
Y el loco,
con su absurda esperanza,
guardó las semillas
de la naranja amarga.

Llegado su tiempo,
los plantó en la tierra
negra. Luego, con optimismo,
y paciencia esperó.

buongiorno!

Tea Zanetti, Azul, Novembre-Dicembre 2021

… osservando bene si vedrà che è una determinazione degna dei Famas quella che i Cronopios mettono nell’essere Cronopios e che, nell’agire da Famas, i Famas sono pervasi da una follia non meno stralunata di quella cronopiesca …

Italo Calvino, nota a Storia di Cronopios e di Famas, 1981

Ennio

Ennio, Giuseppe Tornatore, 2021

Ennio è un film sula musica, su un dolore, su un uomo che per lunga parte della sua vita ha provato un profondo dolore per essersi sentito colpevole di aver tradito “La Musica” per “le canzonette“.

Giuseppe Tornatore racconta Ennio Morricone attraverso stralci: stralci di interviste da lui stesso rilasciate; stralci di interviste a chi lo ha, per varie ragioni (registi, amici, studiosi, parenti, insegnanti, compagni di corso al conservatorio …), conosciuto; stralci dei film per i quali lui aveva scritto le musiche originali.

Su tutto questo materiale aleggiano la sua musica, la sua assoluta umiltà, la sottile ironia.

Un docufilm per niente agiografico, né roboante (quando sarebbe invece stato più che facile lasciarsi trascinare dall’entusiasmo).

Leonora addio

Leonora addio, Paolo Taviani, 2022

Riportare a casa le ceneri di Pirandello nell’Italia del secondo dopoguerra può rivelarsi un’impresa difficile ma condita di sottile ironia.

E al termine della strada si aggiunge un tassello che riporta lo spettatore al principio del film.

Struggente opera in absentia in cui tuttavia la mano del fratello Vittorio (cui il film è dedicato) si sente, guida delicata e ancora presente.

La prima parte in un biancoenero (è curioso, i film quest’anno mi stanno andando a braccetto a due a due: due in biancoenero e colore sapientemente mescolati, due in lingua originale, due sulle illusioni … mah?) denso e luminoso, con una fotografia che definire perfetta non è azzardato (e vabbé il Maestro è pur sempre un GRANDE MAESTRO). La seconda parte, più dolorosa e meditativa, è invece a colori (chi sa maneggiare il linguaggio cinematografico mescola e sorprende e non è mai banale).

Belfast

Belfast, Kenneth Branagh, 2022

Nel 1969, a Belfast, la vita è in biancoenero e gli unici momenti a colori sono quelli che si trascorrono a teatro e al cinema quando, la vita continua a essere in biancoenero, ma sul palcoscenico e sullo schermo si sprigiona tutto l’arcobaleno.

Buddy trascorre le sue giornate tra la scuola (dove la ragazzina che gli fa battere il cuore è sempre la prima della classe, ma è talmente speciale che cerca di fare peggio di quanto sa per stare nel banco vicino a lui), la casa dei nonni (con un nonno filosofo e una nonna adorabilmente perfida) e le scorribande in strada combattendo draghi e mostri con una spada di legno e uno scudo di latta quando, nella sua vita di bambino felice irrompe la consapevolezza che Protestanti e Cattolici, pur pregando lo stesso dio e vivendo sotto lo stesso cielo, si odiano.

A leggere la biografia del regista si direbbe che quest’opera contiene tanto di autobiografico.

Kenneth Branagh è sempre una garanzia.