naufraghi metropolitani

Il suono stridulo dello shamisen ha il sapore aspro del cachi non ancora maturo adagiato nel piccolo contenitore di pietra, insieme ai germogli di yuzu e i ramoscelli contorti del nocciolo, nell’oscurità del tokonoma.

Nell’ombra appena accarezzata dalla luce, Murasaki pizzica le corde con lentezza estenuante. Le sue lunghe dita sottili si muovono leggere nella danza armonica e sullo yukata bruno le nervature argentate emergono a tratti giocando timide con la musica e la luce rarefatta che filtra dagli shōji appena scostati.

In quella fissità ieratica, un movimento appena percettibile scosta lo yukata, scoprendo il collo bianchissimo di Murasaki, su cui spicca oscura la peluria dell’attaccatura dei capelli, uno sfacciato guizzo scarlatto della fodera, poco sopra la sua spalla.
So che si è accorta della mia presenza, ma continua a suonare, indifferente.

In un angolo del tatami, come dimenticata dopo aver riordinato distrattamente, giace la ciotola con l’inchiostro polverizzato sulla pietra suzuri e stemperato con l’acqua della piccola brocca di stagno lì accanto. Indugio osservando il liquido cupo inghiottire ogni riverbero. Inspiro e trattengo in me tutta l’energia che quell’istante mi regala.

Poi intingo il pennello nella china. E mentre traccio sulla spalla di Murasaki l’ideogramma 粹 un brivido le increspa la pelle.

buongiorno!

Tea Zanetti, Gennaio 2022

… dell’esperienza del significato di un gusto. Il «gusto» comincia innanzitutto dal «gustare» in quanto esperienza. Letteralmente noi «proviamo un gusto». Poi, in base al gusto percepito, pronunciamo un giudizio di valore. Ma sono piuttosto rari i casi in cui la percezione gustativa è puramente tale. La «cosa che ha sapore» suggerisce, oltre al sapore stesso una specie di aroma che si avverte con l’olfatto. Lascia presagire un profumo impercettibile e difficile da afferrare. Ma non basta: spesso vi si aggiunge anche il tatto. Nel gusto è implicita la «sensazione tattile» della lingua. E la sensazione tattile tocca la corda dell’anima ed è un moto ineffabile. Questi sensi: gusto, olfatto e tatto, costituiscono «l’esperienza» nel suo significato originario. Le cosiddette facoltà sensoriali superiori – vista e udito – si sviluppano come sensi della distanza e, distinguendo le cose da sé, danno loro una collocazione oggettiva rispetto al sé.

Kuki Shūzō, La struttura dell’iki

poesia dell’amor circense

Sono l'equilibrista.
Ho nastri e corde al mio servizio.
Con cosa vuoi che ti tenga
col fiato sospeso?

Sono la trapezista.
La mia vita è l'istante sospeso, 
tra l'attrezzo che mi lascio alle spalle 
e quello che afferro, 
dopo il salto mortale, 
sorretta dal filo che unisce
il mio corpo e il tuo sguardo
sicuro che non sbaglierò la presa. 

Sono la contorsionista.
Arco e ponte sospeso
su queste sponde dell'oceano
che ci separa.
E cerco nuove prospettive, 
con l'erma incorniciata
tra due colonne.
Torino, 25 gennaio 2022

poesia dell’amor ricordo

Ti ho stretto tra le mie braccia.
Ho sentito il tuo calore.
Il tuo respiro nella curva
che il mio collo disegna
con la mandibola e l'orecchio.

Ho sentito le tue dita
scompigliarmi i capelli,
la tua lingua insinuarsi tra le mie labbra e
invitare la mia a una danza
tranquilla, lenta, estenuante.

Ho leccato di rapina
una goccia del tuo sudore,
mentre scivolava sul tuo petto,
e inspiravo il tuo odore,
imprimendolo nei miei ricordi.

Ti ho stretto le mani
tra le mie mani. Ho sentito
il loro calore.
E le ho strette di più
per non dimenticarne la forza
calma e sicura.
E le hai posate sui miei fianchi,
mentre mi guardavi e sorridevi.

E anch'io ti sorridevo e contavo
i fili iridescenti che la vita,
Aracne paziente,
aveva tessuto intorno ai tuoi occhi.

Ho ascoltato la tua voce
scendeva in me come miele di ruggine,
dalle profondità del tuo essere
arrivava a riempire
le profondità del mio vuoto.
Mi accarezzavi le orecchie
con parole di cui ricordo
solo la musica
e nessuno dei significati.

E ora che ho freddo
tutto quello che siamo stati,
tu e io,
non è che un sogno vago.
Torino, 24 gennaio 2022