perdere la testa

Leggo dell’uomo senza testa che si siede in Plaza Lavalle e poi cammina su Avenida de la Libertad sino ad arrivare a Avenida de Mayo.

Insieme alla testa ha perso quattro dei cinque sensi.

Almeno gli è rimasto il tatto, si dice.

Sorprendentemente la memoria tattile gli fa vedere i colori. Perché una pietra verde, le dita lo sanno, non è una pietra rossa. E mi pare del tutto logico. Pure i suoni di Plaza Lavalle danno alla pelle una sensazione diversa da quelli di Avenida de la Libertad.

Giunto in Avenida de Mayo recupero anche l’olfatto tattile.

È così che scopro che quell’uomo senza testa sono io e chiunque altro porti i ricordi tatuati sulla pelle. E non importa da quale lato, se dentro o fuori. Ora anch’io sento sulle natiche e le cosce il ricordo di stare seduta su una panchina in Plaza Lavalle e tocco un quaderno abbandonato proprio a fianco a me. Cammino e l’odore delle carni arrostite da Indios scuri come Cinesi-scuri mi arriccia la pelle delle braccia. In Avenida de Mayo mi accarezzano la schiena le vibrazioni di un corteo danzante che canta libertà in una mattina primaverile, ai primi di novembre …

migliaia di tramonti

La tua espressione,
lo sguardo perso all'orizzonte,
l'ho capita solo dopo,
riguardando la foto,
qualche giorno fa ...

poi ho incontrato l'anello
che mi mancava: quell'altro
te che in qualche modo
mi sfuggiva, scivolandomi
tra le dita.

Quello che ha traghettato
l'uomo stanco, un po' più in là
del mezzo del cammin
di nostra vita,
verso quella riva
dove comincia la vecchiaia.

E alla fine ho potuto
unire i due capi
della lunga catena
di uomini che sei stato,
risorto ogni volta,
come araba fenice,
dalle ceneri lasciate
nei falò di migliaia
di tramonti australi
(sopravvissuto a te
stesso ancora una volta).

Taccio, 
guardando-ti,
leggendo-ti ...
Rifletto. Ti faccio
ogni giorno un po'
più mio.

Profumo

Sai, ho conservato l’arancia che hai staccato per me direttamente dal ramo, quella sera di fine primavera e brezza.

Con lei ho portato via il profumo di una passeggiata … La nostalgia dei nostri giorni si acuisce, e si smorza insieme, ogni volta che la annuso.

E il folle,
con la sua speranza assurda,
conservò i semi
dell’arancia amara.

E giunto il tempo
li piantò nella terra
nera. Poi, con ottimismo,
e pazienza, aspettò.
Y el loco,
con su absurda esperanza,
guardó las semillas
de la naranja amarga.

Llegado su tiempo,
los plantó en la tierra
negra. Luego, con optimismo,
y paciencia esperó.

Callejeros andaluces/Randagi andalusi

Siempre sueño
con tus damascos ...
Siempre recuerdo tus ojos
cuando los abri
con mi navaja ...

E certo tu vorresti
esser romantico.
Ma a me vien solo
in mente Buñuel.
Sogno sempre
le tue albicocche ... 
Sempre ricordo le tue pupille 
quando le ho aperte
con il mio serramanico ... 

Seguro tu querrías
ser romántico. 
Pero yo solo
pienso en Buñuel.

Incontri inattesi

Ti vedo e nonostante la distanza, ci riconosciamo.

Sorridi e sei quasi bello, tu che bello non lo sei stato mai.

E ci abbracciamo così stretti e sorridenti nel sole appena tiepido di questo febbraio che sta finendo. Eri poco più di un ragazzo l’ultima volta che ti ho visto e ora fili grigi scherzano in mezzo alla tua barba e sulle tempie.

Mi racconti dei tuoi progetti folli. Le Alpi e il grande nord, l’Artico dove vuoi far la guida e dello sguardo attonito di tutti, quando hai detto che ti licenziavi, che te ne andavi da quella vita, agiata, sicura, ordinata, ordinaria … ordinariata. E che facevi un salto, in un bianco vuoto di certezze e pieno zeppo di speranze.

E rientro a casa, entusiasta di saperti così e traggo aruspici per il mio, di futuro, che anch’io voglio partire e so che ad aspettare, che sia la mia volta, che arrivi il momento giusto, aspetterò per sempre e non lo farò mai. E trovo solo sguardi di chi non capisce e non approva e in tutto quello che a me pare bello vede solo un irresponsabile.