buongiorno!

Tea Zanetti, Azul, Dicembre 2021

Arrasado el jardín, profanados los cálices y las aras, entraron a caballo los hunos en la biblioteca monástica y rompieron los libros incomprensibles y los vituperaron y los quemaron, acaso temerosos de que las letras encubrieran blasfemias contra su dios, que era una cimitarra de hierro.

Jorge Luis Borges, Los teólogos (El Aleph, 1949)

(Devastato il giardino, profanati i calici e gli altari, entrarono a cavallo gli Unni nella biblioteca monastica e ruppero i libri incomprensibili e li vituperarono e li bruciarono, forse per paura che quelle lettere contenessero blasfemie contro il loro dio, che era una scimitarra di ferro)

naufraghi metropolitani

Poema de l'amor pampero

Roca sos. Y musgo. 
De viento y arrugas
sobre la piel del mundo
sobre la piel de los ojos.

Sonrisa de sol, sos
y estrellas australes.
Clavado en el corazon
de la nada. Estás.

Inmòvil. Principio
y fin de mis pensamientos.
Poesia dell'amor pampero

Roccia sei. E muschio. 
Di vento e rughe
sulla pelle del mondo
sulla pelle degli occhi.

Sorriso di sole, sei
e stelle australi.
Confitto nel cuore
del nulla. Stai. 

Immobile. Principio
e fine dei miei pensieri.

buongiorno!

Tea Zanetti, Azul, Dicembre 2021

“¿Quieres ver lo que no vieron ojos humanos? Mira la luna ¿Quieres oír lo que los oídos no oyeron? Oye el grito del pájaro. ¿Quieres tocar lo que no tocaron las manos? Toca la tierra. Verdaderamente digo que Dios está por crear el mundo”

(Vuoi vedere quello che mai occhio umano vide? Guarda la luna. Vuoi ascoltare quello che mai orecchio ascoltò? Ascolta il canto degli uccelli. Vuoi toccare quello che mai mano toccò? Tocca la terra. Veramente dico che Dio sta per creare il mondo).

Jorge Luis Borges, Los teólogos (El Aleph, 1949)

Ho paura non di

Tengo miedo no solo de
decir, ni siquiera
de pensar
que te amo.

Tengo miedo de admitir
que lo que nos ata
es como vos decís
algo arcano.

Son límpidas
Las palabras que
Nadan en
Mi cabeza ahogada
En la luz de esta
Evidencia.

Y todas repiten
Tu nombre.
Ho paura non di
dire, ma persino
di pensare
che ti amo.

Ho paura di ammettere
che quello che ci lega
è come dici tu
qualcosa di arcano.

Sono limpide
Le parole che
Nuotano nella
Mia mente annegata
Nella luce di questa
Evidenza.

E tutte ripetono
Il tuo nome.

naufraghi metropolitani

Che ridere papà quando si fa la barba!

Sembra un bambino, mentre prepara la schiuma, montandola con il pennello come la pannamontata nella ciotolina. E gli occhi gli si fanno allegri.

Poi comincia a stenderla, guancia destra (lui è mancino), mento, guancia sinistra… E poi sui baffi, sollevando il naso e abbassando il labbro… per non infilarsela nelle narici o in bocca.

E quando ha finito, mi deposita sempre un fiocchetto di schiuma sulla punta del naso.

E io faccio finta di arrabbiarmi, ma non è vero che mi arrabbio. Anzi, mi diverte sentire il freddissimo dell’eucalipto, e il profumo.

Prima regola l’altezza delle basette, con il dito indice, controlla che siano precise, ugualiuguali, poi gonfia le guance, come se dovesse soffiare via tutto il vento del mondo, quando passa il rasoio, da sottoinsù. Fa le boccacce davanti allo specchio, come me con la tata, quando mi sgrida e io corro in bagno a dirle le parolacce sottovoce. Che se mi sente sono guai seri, però in bagno e sottovoce le parolacce si possono dire.

“Papà! Quando sarò grande e anch’io avrò la barba, non me la taglierò. La lascerò crescere, come quell’anno che eri in montagna e dicevi che la barba dovevi averla lunga per forza, altrimenti ti si gelava il mento”.

Papà sta ridendo come un matto.

“Perché ridi, papà?”

“Rannocchietta, alle bambine la barba non cresce!”.