buongiorno!

Tea Zanetti, 26 soulscapes, 2020-21
Ordenar bibliotecas es ejercer,
de un modo silencioso y modesto,
el arte de la crítica.

Jorge Luís Borges, Los dones, El Hacedor, 1960
Riordinare biblioteche è esercitare,
in maniera silenziosa e modesta,
l'arte della critica.

Jorge Luís Borges, Los dones, El Hacedor, 1960

operatore di mercato ittico

Ieri vado al mercato a comprare il pesce. Faccio anche di queste cose normali, ogni tanto.

Al martedì, al mercato, il pesce è di giornata. A Torino, almeno esiste questo mito che il pesce sui mercati cittadini al martedì e al venerdì è quello fresco di giornata. Di venere e di marte forse non si sposa e non si parte, in compenso però il pesce fresco si può mangiare.

Prendo due magnifiche orate, con l’occhio ancora bello brillante e il corpo sodo (occhio brillante, corpo sodo e branchie rosate sono sinonimi di pesce fresco, segreti imparati da bambina, quando ancora piena di sonno andavo in porto, alle cinque del mattino, insieme al mio papà, ad aspettare le barche dei pescatori che rientravano dopo la notte in mare).

Poi formulo quella che si rivela una fatidica domanda: “me le può sventrare per favore?”.

A me non sembra di aver detto nulla di strano. Ma … L’operatore di mercato ittico mi guarda con gli occhi sgranati e: “sventare? ma… che cosa orribile!”.

Oddio, checosahomaidetto? Quasiquasi mi sento JackLoSquartatore!

Lo guardo con l’occhio glauco più vacuo che riesco a imbastire lì per lì e con voce flautata gli chiedo: “perché lei come direbbe?” e lui prontissimo: “pulire!”.

Ho capito. In questo mondo ipocrita il cesso lo devo chiamare sala adibita all’evacuazione del residuo corporale post assunzione di alimenti; il pescivendolo, giustamente, altrimenti si sente offeso nell’onore, è un operatore di mercato ittico, la bidella (bidella!!!! che cosa ho mai detto!!! b i d e l l a!!!!) è personale scolastico non amministrativo e non docente (anche il/la custode, peraltro, lo sarebbe, però lui/lei misteriosamente, è rimasto custode, forse perché custodire è meglio che bidellare o forse perché altrimenti personale scolastico non amministrativo e non docente addetto alla salvaguardia dell’integrità delle strutture scolastiche diventava davvero troppo macchinoso e lungo da dire – a meno di acrostici bizzarramente impronunciabili del tipo PSNAeNCAASDIDSS).

E “sventrare due orate” necessariamente si converte nel meno cruento “pulire due orate“.

A me è stato insegnato a chiamare sempre le cose con il loro nome. La morte, il dolore, sventrare le orate, fare la cacca (o il più virile e soldatesco “cagare!”) …

Adesso invece va di moda trovare un linguaggio più orecchiabile, meno detestabile … Che bello essere eufemistici, no? Magari a forza di chiamare le cose con un nome più bello anche la loro sostanza cambia … No? Per dire, magari se insisto a chiamare la cacca, che so?, risotto, poi finisce che qualcuno ci crede e se la mangia volentieri.

buongiorno!

Tea Zanetti, Buenos Aires, 2021

Por todos lados te hacen homenajes, y sé que te gustan, porque no querías retórica libresca, sino esta manera de estar entre los pares, de estar entre cronopios que es una forma de la fraternidad y del amor, de ese amor que no tiene sexo (aunque tenga dos sexos) y de la utopía.

Cris Peri Rossi, Julio Cortazar y Cris

Da ogni parte ti rendevano omaggio, e so che ti piace, perché non volevi retorica libresca, ma questo modo di stare tra pari, di stare tra cronopios che è una forma di fraternità e di amore, di quell’amore che non ha sesso (per quanto abbia due sessi) e di utopia.

Cris Peri Rossi, Julio Cortazar y Cris

naufraghi metropolitani

E mentre li scrivo, questi Naufraghi Metropolitani, mi rendo conto che sono fotografie. Istantanee di cose e persone ascoltate e annusate e viste e vissute … Che mi si sono affastellate nella memoria e quando non c’è stato più spazio hanno iniziato a fluirmi dalla penna per depositarsi sulla carta, a scappare di soppiatto dalla testa, in piena notte o mentre guido, per lanciarsi dalle dita sui tasti del pc o del cellulare.

Frammenti pescati nel costante scorrere del tempo, inquadrature fermate senza un prima e senza un dopo. O con il prima e il dopo che più desidera chi li legge.

Terza A

Sessanta occhi che mi guardano increduli.

Non riescono a capire dove voglio andare a parare.

Uno degli aspetti che più amo del mio lavoro è questa disponibilità dei ragazzi a stupirsi.

Entro in classe con intenti bellicosi. E una carta geografica australe arrotolata sotto il braccio. Il mio miglior sorriso.

“Che sta tvamando, Pvofe?” Cavallero, con la sua inconfondibile evve e la voce altalenante dei maschi tra i tredici e i quattordici anni, è tanto curioso quanto sfacciato e capace di annusare a un miglio di distanza l’umore di ciascuno di noi insegnanti.

“Sta buono tu! Lo vedrai fra un attimo” e senza lasciargli il tempo di replicare, con il gesto più teatrale che riesco a estrarre dal mio cilindro, svolgo la mappa e la attacco al muro.

Silenzio assoluto e scruto a mia volta quei sessanta occhi. Un volto dopo l’altro, mi godo la reazione dei miei ragazzi di Terza A, senza dubbio la classe più vivace e divertente che mi sia capitata in tutti questi anni di insegnamento.

Poi, con voce stentorea, declamo: “Esistono posti nel mondo in cui è piena estate quando qui è inverno. In cui quando qui è notte fonda è ancora giorno”. Dal fondo dell’aula, arriva la voce allegra e vivace di Ameglio, codini e occhialetti tondi, lunga e secca sta agli ultimi banchi per non impallare i compagni più bassi “posti in cui il sud si fa nord, quindi!”.