Libellule e rondini

La tua firma è una libellula che avrei voluto tatuarmi sulla spalla.

Queste ali della tua stessa libertà …

Però è saltata fuori un’odiosa allergia all’inchiostro.

Così mi hai promesso un disegno al giorno, sulla schiena, di spighe di grano e margherite. Come i cronopi che disegnano rondini sul guscio di ogni tartaruga che sogna di volare.

Ennio

Ennio, Giuseppe Tornatore, 2021

Ennio è un film sula musica, su un dolore, su un uomo che per lunga parte della sua vita ha provato un profondo dolore per essersi sentito colpevole di aver tradito “La Musica” per “le canzonette“.

Giuseppe Tornatore racconta Ennio Morricone attraverso stralci: stralci di interviste da lui stesso rilasciate; stralci di interviste a chi lo ha, per varie ragioni (registi, amici, studiosi, parenti, insegnanti, compagni di corso al conservatorio …), conosciuto; stralci dei film per i quali lui aveva scritto le musiche originali.

Su tutto questo materiale aleggiano la sua musica, la sua assoluta umiltà, la sottile ironia.

Un docufilm per niente agiografico, né roboante (quando sarebbe invece stato più che facile lasciarsi trascinare dall’entusiasmo).

Leonora addio

Leonora addio, Paolo Taviani, 2022

Riportare a casa le ceneri di Pirandello nell’Italia del secondo dopoguerra può rivelarsi un’impresa difficile ma condita di sottile ironia.

E al termine della strada si aggiunge un tassello che riporta lo spettatore al principio del film.

Struggente opera in absentia in cui tuttavia la mano del fratello Vittorio (cui il film è dedicato) si sente, guida delicata e ancora presente.

La prima parte in un biancoenero (è curioso, i film quest’anno mi stanno andando a braccetto a due a due: due in biancoenero e colore sapientemente mescolati, due in lingua originale, due sulle illusioni … mah?) denso e luminoso, con una fotografia che definire perfetta non è azzardato (e vabbé il Maestro è pur sempre un GRANDE MAESTRO). La seconda parte, più dolorosa e meditativa, è invece a colori (chi sa maneggiare il linguaggio cinematografico mescola e sorprende e non è mai banale).

Callejeros andaluces/Randagi andalusi

Siempre sueño
con tus damascos ...
Siempre recuerdo tus ojos
cuando los abri
con mi navaja ...

E certo tu vorresti
esser romantico.
Ma a me vien solo
in mente Buñuel.
Sogno sempre
le tue albicocche ... 
Sempre ricordo le tue pupille 
quando le ho aperte
con il mio serramanico ... 

Seguro tu querrías
ser romántico. 
Pero yo solo
pienso en Buñuel.

Incontri inattesi

Ti vedo e nonostante la distanza, ci riconosciamo.

Sorridi e sei quasi bello, tu che bello non lo sei stato mai.

E ci abbracciamo così stretti e sorridenti nel sole appena tiepido di questo febbraio che sta finendo. Eri poco più di un ragazzo l’ultima volta che ti ho visto e ora fili grigi scherzano in mezzo alla tua barba e sulle tempie.

Mi racconti dei tuoi progetti folli. Le Alpi e il grande nord, l’Artico dove vuoi far la guida e dello sguardo attonito di tutti, quando hai detto che ti licenziavi, che te ne andavi da quella vita, agiata, sicura, ordinata, ordinaria … ordinariata. E che facevi un salto, in un bianco vuoto di certezze e pieno zeppo di speranze.

E rientro a casa, entusiasta di saperti così e traggo aruspici per il mio, di futuro, che anch’io voglio partire e so che ad aspettare, che sia la mia volta, che arrivi il momento giusto, aspetterò per sempre e non lo farò mai. E trovo solo sguardi di chi non capisce e non approva e in tutto quello che a me pare bello vede solo un irresponsabile.