Despierta, sí, cerrada
caverna de coral. Voy por tus breñas,
cabeceante, ciego, perseguido.
Ábrete a mi llamada,
al mismo sueño que en tu gruta sueñas.
Tus rojas furias sueltas me han mordido.
¿Me escuchas en lo oscuro?
sediento, he jadeado las colinas
y descendido al valle donde empieza
el caminar más duro,
pues todo, aunque cabellos, son espinas,
montes allí rizados de maleza.
¿Duermes aún? ¿No sientes
cómo mi flor, brillante y ruborosa
la piel, extensa y alta se desnuda,
y con labios calientes
- coral los tuyos y los míos rosa -
besa la noche de tus labios muda?
¡Despierta! ...
Rafael Alberti, Dialogo entre Venus y Priapo
Svegliati, sì, serrata
caverna di corallo. Tra i tuoi sterpi vado,
barcollante, cieco, perseguitato.
Apriti al mio richiamo,
allo stesso sogno che nella tua grotta sogni.
Le tue rosse furie libere mi han morso.
Mi ascolti nel buio?
assetato, ho ansimato le colline
e sceso la valle dove inizia
il cammino più duro,
perché tutto, anche i capelli, sono spine,
monti lì arricciati di boscaglia.
Dormi, dunque? Non senti
come il mio fiore, brillante e arrossata
la pelle, lungo e alto si denuda,
e con labbra ardenti
- corallo le tue e le mie rosa –
Bacia la notte delle tue labbra muta?
Svegliati! ...
Rafael Alberti, Dialogo tra Venus y Priapo
L’oltraggio a Dio era una volta il maggior delitto: ma Dio è morto e morirono con lui anche questi bestemmiatori. Oltraggiar la terra è quanto vi sia di più terribile, e stimare le viscere dell’imperscrutabile più che il senso della terra è una colpa spaventosa. Una volta l’anima guardava con disprezzo il corpo: e quel disprezzo era una volta il più alto ideale – lo voleva magro, odioso, affamato. Pensava, in tal modo, di sfuggire a lui e alla terra. Oh, quest’anima era anch’essa magra, odiosa, affamata: e la crudeltà sua gioia suprema. Ma voi pure, fratelli miei, ditemi: che cosa vi rivela il vostro corpo intorno all’anima vostra? Essa non è forse miseria e sozzura, e compassionevole contentezza di sè medesima? In verità l’uomo è fangosa corrente. Bisogna addirittura essere un mare per poter ricevere in sè un torbido fiume senza divenire impuro. Ecco, io vi insegno il superuomo: egli è questo mare, e in esso può inabissarsi il vostro grande disprezzo. Che di più sublime potete voi sperimentare? Ecco l’ora del maggior disprezzo, l’ora nella quale vi verrà a noia non solo la vostra felicità, ma anche la vostra ragione e la vostra virtù
Mucho mas grave
Todas las parcelas de mi vida tienen algo tuyo
y eso en verdad no es nada extraordinario
vos lo sabés tan objetivamente como yo.
Sin embargo hay algo que quisiera aclararte,
cuando digo todas las parcelas,
no me refiero solo a esto de ahora,
a esto de esperarte y aleluya encontrarte,
y carajo perderte,
y volverte a encontrar,
y ojalá nada más.
No me refiero a que de pronto digas, voy a llorar
y yo con un discreto nudo en la garganta, bueno llorá.
Y que un lindo aguacero invisible nos ampare
y quizás por eso salga enseguida el sol.
Ni me refiero a solo a que día tras día,
aumente el stock de nuestras pequeñas y decisivas complicidades,
o que yo pueda o creerme que puedo convertir mis reveses en victorias,
o me hagas el tierno regalo de tu más reciente desesperación.
No.
La cosa es muchísimo más grave.
Cuando digo todas las parcelas
quiero decir que además de ese dulce cataclismo,
también estas reescribiendo mi infancia,
esa edad en que uno dice cosas adultas y solemnes
y los solemnes adultos las celebran,
y vos en cambio sabés que eso no sirve.
Quiero decir que estás rearmando mi adolescencia,
ese tiempo en que fui un viejo cargado de recelos,
y vos sabés en cambio extraer de ese páramo,
mi germen de alegría y regarlo mirándolo.
Quiero decir que estás sacudiendo mi juventud,
ese cántaro que nadie tomó nunca en sus manos,
esa sombra que nadie arrimó a su sombra,
y vos en cambio sabés estremecerla
hasta que empiecen a caer las hojas secas,
y quede la armazón de mi verdad sin proezas.
Quiero decir que estás abrazando mi madurez
esta mezcla de estupor y experiencia,
este extraño confín de angustia y nieve,
esta bujía que ilumina la muerte,
este precipicio de la pobre vida.
Como ves es más grave,
Muchísimo más grave,
Porque con estas y con otras palabras,
quiero decir que no sos tan solo,
la querida muchacha que sos,
sino también las espléndidas o cautelosas mujeres
que quise o quiero.
Porque gracias a vos he descubierto,
(dirás que ya era hora y con razón),
que el amor es una bahía linda y generosa,
que se ilumina y se oscurece,
según venga la vida,
una bahía donde los barcos llegan y se van,
llegan con pájaros y augurios,
y se van con sirenas y nubarrones.
Una bahía linda y generosa,
Donde los barcos llegan y se van.
Pero vos,
Por favor,
No te vayas
(Mario Benedetti)
Molto più grave
Tutte le particelle della mia vita hanno qualcosa di te
E questo, per la verità non ha nulla di straordinario
Tu lo sai tanto oggettivamente quanto me.
Però c’è qualcosa che vorrei chiarirti,
cuando dico tutte le particelle,
non mi riferisco solo a questo di adesso,
a questo di aspettarti e allujah trovarti,
eccheccazzo perderti,
e ritrovarti,
e diolovoglia che non succeda più.
Non mi riferisco al fatto che magari d’improvviso tu dica sto per piangere e io, con un discreto groppo in gola, beh… piangi pure.
E che un bell’acquazzone invisibile ci protegga
E forse, per mezzo di lui, dopo, esca il sole.
Né mi riferisco solamente al fatto che, giorno dopo giorno, aumenta la scorta delle nostre piccole e grandi complicità,
o che io possa o creda di potere convertire i miei rovesci in altrettante vittorie
o che tu mi faccia il tenero regalo della tua più recente disperazione.
No.
La cosa è decisamente molto più grave.
Cuando dico tutte le particelle
Voglio dire che, oltre questo dolce cataclisma,
stai anche riscrivendo la mia infanzia, quell’età in cui uno dice cose adulte e solenni
e i solenni adulti le celebrano,
e tu invece sai che questo non serve.
Voglio dire che stai risistemando la mia adolescenza,
quel tempo in cui ero un vecchio carico di paure,
e tu invece sai estrarre da quel cumulo di macerie,
il mio germe di allegria e innaffiarlo guardandolo.
Voglio dire che stai scuotendo la mia giovinezza,
quella brocca che mai nessuno prese tra le sue mani,
quell’ombra che mai nessuno accostò alla propria ombra,
e tu invece sai scuoterla
sino a che iniziano a cadere le foglie secche,
e rimane la mia carcassa di verità senza prodezze.
Voglio dire che stai abbracciando la mia maturità
Questo composto di stupore e esperienza
Questo strano confine di dolore e neve,
questa candela che illumina la morte,
questo precipizio della povera vita.
Come vedi è più grave.
Decisamente molto più grave
Perché con queste e con altre parole,
voglio dire che non sei tanto solo,
la cara ragazza che sei,
ma anche tutte le splendide e le prudenti donne
che ho desiderato e che desidero.
Perché grazie a te ho scoperto,
(dirai e a ragione che già era ora),
che l’amore è un’insenatura bella e generosa,
che si illumina e si oscura,
a seconda di come viene la vita,
un’insenatura dove le navi vengono e vanno,
vengono con uccelli e auguri,
e se ne vanno con sirene e nuvoloni.
Un’insenatura bella e generosa
Dove le navi vengono
e se ne vanno.
Però tu,
Per favore,
Non andartene.
(Mario Benedetti)
– Ti chiami Pietro Fenoglio, giusto?
– Signorsì.
– Quanti anni hai?
– Ventitre, signor capitano.
– Quindi, vicebrigadiere Fenoglio Pietro, di anni ventitre, tu pensi che io creda a questa storia?
– Non saprei, signor capitano.
– Tu al mio posto ci crederesti?
– Francamente no.
– E allora perché me l’hai raccontata?
– Perché è vera, signor capitano.
La versione di Fenoglio, Gianrico Carofiglio, Einaudi, 2019
Quella strana sensazione in America quando il sole rovente picchia sulle strade e la musica arriva da un jukebox in lontananza o da un funerale nei pressi, ecco quello che Robert Frank ha catturato nelle sue straordinarie fotografie prese per strada in un viaggio (grazie alla Guggenheim Fellowship), su una vecchia auto usata, che ha coperto quarantotto Stati e con abilità, mistero, genio, tristezza e strani segreti dell’ombra ha fotografato scene mai viste prima su pellicola. Per questo è stato definito il più grande artista nel suo campo. Dopo aver visto queste immagini, alla fine concluderete di non saper più dire se è più triste un jukebox o una bara.
Kack Kerouac, prefazione a The Americans di Robert Frank